Ortezzano: Storie da suonare, cantare, ballare

Le tradizioni popolari, quelle legate agli usi e ai costumi di una civiltà appartenente ad un tempo che non c'è più, ad Ortezzano non solo non hanno mai smesso di essere perpetuate, ma sono diventate un vero e proprio patrimonio culturale da salvaguardare, diffondere, valorizzare e scambiare. Molto più che in altri paesi, infatti, qui gli elementi del passato invece che andare perduti, si sono integrati con i nuovi stili di vita fino, addirittura, a rafforzarsi.

Il Piceno, che comprende quella parte del territorio marchigiano che si estende tra i fiumi Chienti e Tronto e tra i monti Sibillini e il mare Adriatico fonda la sua tradizione su una società contadina, a cavallo del XIX e XX sec., caratterizzata dalla mezzadria, economicamente molto povera e segnata dalla dura fatica dei campi, dove ogni momento è buono per un canto, uno stornello, una risata e un buon bicchiere di vino e quando, poi, c’è il suono dell’organetto è impossibile trattenere le gambe. Quest'ultimo, di cui le origini si perdono nella leggenda, è uno strumento che diventa subito protagonista nella vita contadina e nelle feste di paese perché non richiede conoscenze musicali né particolari studi, ma il suo apprendimento risulta abbastanza facile. In accompagnamento alla musica si cantano gli stornelli: componimenti in rima usati che potevano essere “amorosi”, “a pitocco” o “a dispetto”. Si cantava per dichiararsi alla prescelta, con doppi sensi maliziosi che la facevano arrossire e sorridere, per rendere allegri e meno faticosi i lunghi spostamenti di coloro che a piedi si recavano a mietere nei campi o di quelli che andavano ai mercati nei paesi limitrofi per lo scambio delle merci, ma anche mentre le donne facevano il bucato si sentiva cantare lungo il fiume. Sovente, poi, si arrivava anche ai duetti tra due uomini, spesso confinanti in lite, fatti di battute offensive sempre più pungenti che finivano quando si cadeva esausti senza più un fil di voce.

Questi canti si accompagnavano spesso a danze, tra le quali spicca il “saltarello”. Il saltarello ha origini molto antiche e trova la sua diffusione soprattutto nelle regioni dell'Italia centrale, dove, a seconda delle zone, la struttura coreografica, pur restando simile, si caratterizza di passi e figure diverse. Quella marchigiana è una danza che si fa a coppie e a seconda delle combinazioni assume significati diversi: da rito propiziatorio oppure di ringraziamento per il buon raccolto, diventa ballo di corteggiamento per eccellenza, o di schermaglia amorosa tra i giovani contadini, che si esibivano in una coreografia ammiccante e seducente.

Grazie all'azione di alcune persone, allora, sono nate delle realtà uniche e lungimiranti che da Ortezzano sono partite e oltre i confini nazionali hanno portato il nome del proprio comune, anzi in generale quello delle tradizioni popolari di tutta l'area del Piceno. 
Il gruppo folklorico "Ortensia" è composto da circa 50 elementi, dai 5 agli 80 anni, provenienti da diversi paesi che si affacciano sulla media valle dell'Aso, suddivisi tra ballerini, suonatori e stornellatori. Dal 1983 i suoi fondatori iniziarono l'avventura di far rivivere quel mondo passato a cui tanto erano legati ed orgogliosi di appartenere e nel 2001 formalizzarono e consolidarono in un'associazione culturale la loro passione e la loro forza aggregativa. Questo gruppo folklorico, in cui l'età media è di 16 anni, non ha mai smesso di ricevere il plauso del pubblico delle numerose piazze e teatri in cui si è esibito. Da Ortezzano al fermano, passando per vari comuni della regione Marche e del nostro Bel Paese, dopo aver partecipato a trasmissioni televisive nazionali e satellitari, il gruppo Ortensia ha ricevuto premi nei più prestigiosi concorsi e festival del folklore anche oltre i confini nazionali, arrivando nel 2012, dopo aver girato tutte le migliori piazze d'Europa, anche in Cina.

Le danze che il Gruppo presenta sono allegre, veloci e trasmettono entusiasmo e gioia di vivere e tutti i brani del repertorio si basano su musiche e coreografie originali, come i costumi indossati dai componenti, che ricalcano quelli indossati dai loro bisnonni nei giorni di festa. Tutto ciò per far rivivere le tradizioni popolari sottoforma di spettacolo.

Tra le innumerevoli iniziative di questo gruppo, oltre alla partecipazione per la realizzazione dell'unico Centro di Studio sul Folklore Piceno, che si occupa di raccogliere valorizzare e divulgare il materiale inerente le tradizioni popolari ed il folklore in generale dell'area picena, degna di una nota speciale è il “Festival Internazionale del Folklore”: unico festival di settore della Regione Marche (insieme ad Apiro e Matelica) che ospitando sempre diverse realtà folkloristiche da tutto il mondo diventa occasione di conoscenza a trecento sessanta gradi della propria cultura e di quella degli altri.

Nella tradizione folkloriko-fiabesca dell'area picena, tra Marche e Abruzzo, compare una creatura fantastica, un folletto di montagna detto “mazzamurello”, figura questa che da l'idea per il nome di una seconda associazione culturale ortezzanese, “Li Mazzamurelli de li Sibillini” appunto. Nel 2006 un gruppo di giovani provenienti da una lunga esperienza Folkloristica informale, nazionale ed Europea, dove hanno imparato ad apprezzare il valore delle tradizioni popolari decidono di volerle proteggere e tramandare, come un bagaglio prezioso, attraverso l’immagine vivente di canti, di danze tipiche, di costumi fedeli alla tradizione, dei suoi strumenti tipici e quant’altro meglio ed autentico sia possibile reperire nel patrimonio artistico/popolare italiano. Lo scopo del gruppo è quindi, quello di ricercare, aver cura e diffondere, attraverso le attività di spettacolo e di formazione, aneddoti, canti, balli, costumi e cibi che animarono la vita dei loro avi.

Una mentalità quella ortezzanese legata al proprio passato e che nel presente continua a iscrivere la sua storia per le generazioni future, di tutto il mondo.

 

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