Cerreto d'Esi, la storia

Cerreto d’Esi è un Comune montano di circa 4000 abitanti della provincia di Ancona. Sorge a 265 m. s.l.m. lungo l’alta valle dell’Esino. Fa parte della Comunità montana dell'Esino Frasassi. Il piccolo centro urbano, esempio di castello medievale ben conservato, è ricco di valori storici, men-tre il territorio circostante vanta notevoli valori paesistici.

Cerreto viene menzionato per la prima volta in una pergamena del monastero di S. Vittore alle Chiuse nel 1090 e deve essersi formato come piccolo centro di mercato grazie alla vicinanza di una ramificazione della Via Flaminia. Il suo nome deriva dal cerro, un tipo di quercia di cui doveva es-sere ricca l’area in cui è sorto. Nel 1160 un signore di origine longobarda, il conte Attone, lo domi-nava insieme al castello di Albacina; tuttavia appena cinquanta anni più tardi un suo discendente si assoggettò al Comune di Fabriano. In questi secoli va prendendo forma il castello con le sue porte, in particolare la Porta Giustinianea, e la Torre Civica, dalla caratteristica forma cilindrica, detta anche “di Belisario”.

Nel 1347 fu sancita la sua dipendenza dalla vicina città della carta, allora dominata dai Chiavelli. Non mancarono però delle rivolte: nel 1383 i fieri cerretani si ribellarono ai Chiavelli e riuscirono a mantenersi autonomi per sette anni. Tuttavia il dominio dei fabrianesi fu ristabilito a Cerreto nel 1390, cessando solo nel 1435. Seguì, come in tutta la Marca di Ancona, la signoria di Francesco Sforza, durata fino al 1444. Cerreto godette poi di un cinquantennio di relativa tranquillità in cui si registrò anche un significativo incremento della popolazione. Nel 1515 passò sotto i Da Varano di Camerino, nella persona del duca Giovanni Maria II. Nel periodo camerte Cerreto si diede uno Statuto che ne sanciva una limitata autonomia. Con la fine del ducato di Camerino (1545) Cerreto tornò ad essere un castello di Fabriano e tale rimase fino ai primi dell’Ottocento. Per secoli esso fu considerato uno dei castelli più ricchi del vasto territorio fabrianese per le sue produzioni agricole e soprattutto per i ricchi vigneti. La relativa prosperità di Cerreto indusse papa Benedetto XIII a isti-tuirvi una fiera di tre giorni (oggi ridotta al solo 6 agosto). Non mancarono illustri artisti che opera-rono a Cerreto, le cui opere sono oggi raccolte nelle chiese del paese e nel museo Antica Farmacia Giuli. Tra essi Antonio di Agostino da Fabriano, autore della preziosa Croce-reliquiario astile (cir-ca 1480) custodita nella collegiata di Santa Maria Assunta, Luca di Bartolomeo delle Fibbie, il pittore dell’Annunciazione conservata nella chiesa dell'Annunziata, Ercole Ramazzani e altri.

Con l’avvento del napoleonico Regno d’Italia Cerreto riuscì a liberarsi dalla tutela di Fabriano di-ventando Comune nel 1808. La popolazione toccava ormai i 3000 abitanti, cifra non trascurabile per l’epoca. Con l’Unità d’Italia Cerreto fu aggregato alla provincia di Ancona e venne aggiunta al suo nome la specificazione “d'Esi”. L’economia ha continuato ad essere caratterizzata dalla produ-zione vitivinicola, qui legata a due vini di pregio: il bianco Verdicchio di Matelica e la locale Ver-naccia cerretana, di colore rosso rubino con un profumo fruttato. Una Festa dell’Uva di antica tradizione con carri allegorici si tiene a Cerreto d’Esi nel settembre di ogni anno.

a cura di Pierluigi Cavalieri

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