Chiesa di San Giovanni Battista

Storia

L’attuale chiesa di San Giovanni Battista venne edificata sul sito di una chiesa preesistente di antica fondazione, orientata ortogonalmente rispetto all’attuale e di dimensioni ridotte.

Il primo accenno relativo alla chiesa si trova in un documento del 1391, in cui si parla della «ecclesia Sancti Iohannis». L’origine di pievania e la consacrazione a San Giovanni Battista, fanno ipotizzare che la chiesa originaria venne costruita intorno al IX-X secolo.

La pievania venne ampliata probabilmente tra il 1620 e il 1624, come è attestato da un atto notarile del 1772. Nel 1791 il vescovo di Ripatransone Bartolomeo Bacher incaricò l’architetto ticinese Pietro Maggi (1756-1817), che era impegnato nella costruzione dell’adiacente teatro, per il restauro della chiesa.

Il progetto previde la completa demolizione della chiesa originaria. Il nuovo edificio venne realizzato nel 1802, come è testimoniato dal mattone con la data incisa collocato sul lato occidentale.

L’attuale decorazione dell’aula, che ha modificato profondamente l’originaria percezione interna, risale agli inizi del secondo decennio del XX secolo ed è opera di Giuseppe Pauri (San Benedetto del Tronto, 1882 – Ascoli Piceno, 1949).

Descrizione

Nel progetto della chiesa il Maggi segue, a due secoli di distanza, gli austeri canoni delle regole architettoniche controriformiste, riaffermate nella metà del Settecento, negli anni del pontificato di Benedetto XIV (1740-1758), e si adegua alla sobrietà dell’architettura voluta da Sisto V e all’atteggiamento rigoristico di Monsignor Bacher.

La chiesa presenta una facciata sobria e rigorosa, sia per lo stile architettonico, sia per il materiale costruttivo. Il prospetto è concluso da un timpano triangolare e presenta il tradizionale ordine a fascia, evidenziato da una cornice modanata e da lesene leggermente aggettanti che salgono fino al frontone e che tripartiscono la facciata.

Nella muratura sono state ricavate quattro nicchie, disposte simmetricamente, che avrebbero dovuto accogliere altrettante statue, e l’ampia finestra quadrangolare centrale che ripete le forme del portale sottostante.

La chiesa presenta tre ingressi, che ripropongono il typum Trinitatis delle basiliche paleocristiane riaffermato da San Carlo Borromeo anche nelle chiese a navata unica e ricordano gli antichi archi onorari.

I tre ingressi contribuiscono ad accrescere la molteplicità di prospettive della piazza, con le vie, le porte, gli archi che si aprono tra gli edifici che ne delimitano lo spazio come in una scena del teatro classico.

L’interno della chiesa presenta un’unica navata con volta a botte ribassata, scandita in cinque campate che si contraggono alle estremità. Le pareti della chiesa sono interamente ornate da una trabeazione dorica su lesene, semicolonne e colonne scanalate e rudentate che si staccano dalla parete per sottolineare il presbiterio e la campata d’ingresso.

L’altare principale, realizzato dal Maggi, è perfettamente inserito della struttura perimetrale della chiesa e se ne differenzia solo per il timpano triangolare sporgente che determina una struttura a edicola classica. La nicchia centrale ospita la statua lignea della Madonna Addolorata.

Ai lati dell’altare maggiore sono presenti due coretti con grate lignee a fogliami che erano accessibili dall’attiguo palazzo e realizzate dopo il 1804, quando le autorità ecclesiastiche ne permisero l’apertura in cambio di una servitù di passaggio per il pievano.

La chiesa presenta anche due altari laterali con i busti reliquiari di Santa Lucia e di San Giovanni Battista, entrambi in stile barocco.

Nella cantoria, sopra la bussola d’ingresso, si trova un organo donato dal vescovo grottammarese Vincenzo Franceschini, che aveva ricevuto il battesimo nella chiesa. L’organo, attribuito a Carlo Carletti (1828-1895), sostituì nel 1884 uno strumento più antico, mantenendone la cassa che presenta infatti caratteri databili alla metà del XVIII secolo.

La chiesa venne restaurata nel secondo decennio del XX secolo e interamente decorata dal pittore sambenedettese Giuseppe Pauri secondo un progetto pittorico unitario. L’artista ha tracciato in due tondi della volta il suo nome e la data dell’intervento.

Il programma iconografico della chiesa si svolge su tele riportate al soffitto: inizia, al di sopra dell’altare maggiore, con un dipinto raffigurante San Giovanni nel deserto e, ai lati, i due patroni di Grottammare, San Patrizio, a destra, e San Paterniano, a sinistra, continua poi nella volta della navata con la Glorificazione di San Giovanni Battista e il Compianto di Cristo.

Accanto alle finestre si trovavano quattro tele che raffiguravano gli evangelisti, oggi rimosse. Le scene sono collegate da elementi decorativi che presentano evidenti richiami al decorativismo liberty.

Museo Sistino

Dal 2002, dopo un lungo restauro, la chiesa è stata riaperta e ospita il Museo Sistino di Grottammare, una delle sedi della rete dei Musei Sistini del Piceno. Il museo conserva dipinti, arredi, suppellettili ecclesiastiche e opere cartacee, provenienti soprattutto dalle chiese di Grottammare.

Tra le opere esposte, si possono ricordare una Sacra Conversazione di Vincenzo Pagani (Monterubbiano 1490 ca.-1568), che era stata realizzata per la Chiesa di Sant’Agostino a Grottammare, due tavole di Vittore Crivelli (Venezia 1440 ca.- Fermo 1502 ca.), rappresentanti San Rocco e San Sebastiano, e una Madonna del Carmelo, attribuita a Ubaldo Ricci (1669-1732).

La chiesa conserva anche due importanti doni sistini che sottolineano il legame del papa Sisto V con la sua terra natale: una medaglia in bronzo che ricorda la costruzione della Chiesa di Santa Lucia, voluta dal papa, e un calice appartenuto a Felice Peretti quando ricoprì la carica episcopale in Sant’Agata dei Goti, a Roma.

www.comune.grottammare.ap.it

Informazioni aggiuntive

  • citta: GROTTAMMARE
Devi effettuare il login per inviare commenti
Vai all'inizio della pagina