Da Urbs Salvia a Urbisaglia

Numerosi ritrovamenti nell’area che si estende dal paese alla piana sottostante, oggi trasformata in Parco archeologico, hanno consentito di conoscere molti aspetti della vita dell’antica città romana di Urbs Salvia, nata come colonia di Roma nel II secolo a.C. Di Urbs Salvia restano le epigrafi, le statue, le urne funerarie, le monete e gli oggetti di uso quotidiano raccolti principalmente nel Museo Archeologico, il Serbatoio (ambiente di arrivo e decantazione delle acque dell’acquedotto), il Teatro e, nella zona pianeggiante attraversata allora dalla strada chiamata Salaria Gallica, un Tempio circondato da un Criptoportico, l’Anfiteatro e tratti di mura con una porta detta Gemina. La città nacque sull’intersezione di due importanti strade, una che conduceva da Firmum a Septempeda (S. Severino), l’altra, denominata Salaria Gallica, che attraversava la fascia collinare delle attuali Marche da sud (Ascoli) a nord (la Via Flaminia) passando per Osimo.

Il nome Urbs (città) Salvia viene associato al culto locale della dea Salus (salute). Le date trovate sulle iscrizioni fanno credere che essa raggiunse il suo massimo splendore in età augustea e in tutto il I sec. d.C. Il Teatro fu edificato dal senatore e console romano (di origini urbisalviensi) Gaio Fufio Gemino, negli anni precedenti il 23 d.C., sul pendio del colle oggi sovrastato dal paese. Dell’Anfiteatro sappiamo, attraverso epigrafi conservate nel Museo archeologico, che fu fatto costruire da Lucio Flavio Silva Nonio Basso (politico e militare di rango sotto gli imperatori Flavi e repressore, a Masada, dell’ultima resistenza ebraica contro i Romani), che fu inaugurato nell’81 d.C. con sontuosi giochi e che poteva contenere 5150 spettatori. Le notevoli dimensioni dei due edifici danno conto dell’importanza di Urbs Salvia nel I sec. d.C. Lo stesso si può dire del Tempio dedicato alla Salus Augusta, lungo 30 metri, largo 16 e circondato da un più vasto Criptoportico, una struttura semisotterranea decorata da affreschi con scene di caccia e trofei militari disposti su tre fasce. La costruzione e la decorazione del Tempio vengono fatte risalire all’età di Tiberio.

Dei secoli successivi si sa poco mentre è noto che la lunghissima decadenza di Urbs Salvia incominciò tra il 408 e il 409 d.C. quando i Visigoti di Alarico attraversando il Piceno la distrussero o la danneggiarono gravemente. Un secolo più tardi nuovi pesanti danni giunsero dalla guerra greco-gotica, testimoniati dallo storico Procopio di Cesarea il quale riferisce che gli abitanti della città, in preda al terrore all’approssimarsi delle truppe bizantine, si rifugiarono sulla sommità della collina; tale movimento della popolazione si rafforzò anche nei secoli successivi anche se qualcosa della città antica continuò a sopravvivere. Il castrum (castello) sorto in cima al colle fu detto “di Orbesallia”.

Tuttavia nel XIII secolo a Dante Alighieri Urbisaglia appariva perduta per sempre e, insieme a Luni, paradigma della caducità degli agglomerati umani: “Se tu riguardi Luni e Urbisaglia come sono ite / e come se ne vanno di retro ad esse Chiusi e Sinigaglia, / Udir come le schiatte si disfanno non ti parrà nuova cosa né forte, / poscia che le cittadi termine hanno” (Par., XVI, vv. 73-78). Tuttavia il Sommo poeta si rivelò troppo pessimista poiché Urbisaglia risorse dalle sue ceneri (o forse non era mai davvero scomparsa) costituendosi in castello sotto il dominio della famiglia Abbracciamonte. Quest’ultima però la cedette gradualmente al vicino e potente comune di Tolentino, che già all’inizio del Trecento vi stabilì una guarnigione per prevenire rivolte della popolazione locale. Con tale funzione sarebbe stata edificata la possente Rocca, terminata nel 1507 dopo due secoli di dominio tolentinate. L’edificio, di forma trapezoidale, provvisto di quattro torrioni e un mastio, ottimamente conservato, è un magnifico esempio di architettura militare del Rinascimento. Tra gli edifici sacri del centro collinare il più antico è la quattrocentesca chiesa dell’Addolorata, mentre la bella collegiata di S. Lorenzo fu costruita alla fine del Settecento. Nel XV secolo fu edificata, ricavandola da un rudere romano, la chiesa della Maestà (o S. Maria del Massaccio), ricca di affreschi votivi dedicati in particolare a S. Sebastiano e S. Rocco, protettori contro la peste. Nel 1569 Urbisaglia riuscì ad affrancarsi dal dominio tolentinate diventando libero comune. Fu papa Pio V a porla sotto la diretta autorità della Santa Sede. continua...

A cura di Pierluigi Cavalieri

Informazioni aggiuntive

  • citta: URBISAGLIA
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