San Costanzo, la storia

San Costanzo è un comune di quasi 5.000 abitanti della provincia di Pesaro e Urbino. Sorge su un colle a 150 m. s.l.m. tra la valle del Metauro a quella del Cesano, nell’entroterra di Fano.

Questo antico castello deriva il suo nome dal vescovo Costanzo, martire del II sec. d.C., ma la sua storia incomincia già nell’età del Ferro, con i Piceni – qui insediati tra l’VIII e il VI sec. a.C. – i quali vi hanno lasciato una delle necropoli più importanti delle Marche. San Costanzo fu popolata anche in epoca romana, trovandosi lungo l’importante Via Gallica. Dopo la terribile guerra greco-gotica, il suo territorio fu compreso nella Pentapoli Marittima, sotto il controllo dell’esarcato bizantino di Ravenna.

Nel Medioevo il castello di San Costanzo, per la sua posizione strategica, viene conteso da città e famiglie signorili. Nel tardo Trecento fa parte del comitato di Fano, mentre dagli inizi del secolo successivo cade sotto la signoria di un ramo dei Malatesta. È questo il periodo in cui vengono ristrutturate le mura castellane, di cui resta oggi inalterato solo un piccolo tratto con il torrione nord-occidentale. Nel 1346 viene edificata la chiesa di S. Lorenzo nel munito castello di Cerasa (oggi frazione di San Costanzo) le cui mura, con tracce di beccatelli, torri e porta, si conservano ancora. Agli inizi del Quattrocento Pandolfo Malatesta cede al capitano di ventura Nicolò Mauruzi da Tolentino, per le sue benemerenze, il castello della Stacciola, altra frazione di San Costanzo.

Nel 1446 papa Eugenio IV assegna di nuovo San Costanzo alla città di Fano, mentre trenta anni più tardi essa viene affidata ai Della Rovere, signori di Pesaro, che erediteranno tutto il ducato di Urbino.

L’assetto urbano di San Costanzo si definisce soprattutto nel Cinquecento, secolo in cui si edifica la parrocchiale dei SS. Cristoforo e Costanzo e le chiese si arricchiscono di importanti opere d’arte, come i dipinti di Ercole Ramazzani, Domenico Fanese e altri conservati nella collegiata, nonché il Battesimo di Costantino, tela di Claudio Ridolfi oggi custodita nella Quadreria del Municipio. Il torrione dell’epoca dei Malatesta viene sostituito dall’alta Torre-campanile che domina e caratterizza oggi la piazza del paese.

Con la fine del ducato di Urbino (1631) San Costanzo passa sotto il diretto dominio della Santa Sede nell’ambito della legazione di Urbino. In età napoleonica fa parte del dipartimento del Metauro.

Il periodo per il quale San Costanzo deve la sua fama va dal tardo Settecento ai primi decenni dell’Ottocento ed è legato ai soggiorni, soprattutto estivi, tra le sue mura di famiglie dell’aristocrazia di Pesaro e Fano. Tra esse primeggiavano i conti Cassi, nella cui residenza, oggi sede del Municipio, si andò formando un cenacolo di letterati e artisti. Nel locale teatro della Concordia, aperto nel 1721, si tenevano rappresentazioni promosse da questo circolo. Tra i frequentatori di casa Cassi vi erano intorno al 1820 il letterato di Pesaro conte Giulio Perticari con la bellissima moglie Costanza Monti, figlia del celebre poeta milanese Vincenzo Monti, talvolta anch’egli loro ospite. Le serate erano animate da balli, musica, letture di classici e rappresentazioni teatrali, finché la morte improvvisa del conte Perticari nel 1822 non pose fine a questi incontri. Del tragico evento fu infatti ingiustamente accusata la giovane consorte Costanza, che dovette discolparsi, allontanandosi presto dalle Marche. Le vicende di questo piccolo centro seguono poi quelle dello Stato Pontificio e, dal 1861, dell’Italia.

Va ricordata una tradizione di San Costanzo che si può definire storica: la Sagra Polentara, giunta quest’anno, nella sua doppia veste invernale (marzo) ed estiva (luglio), alla 194ª edizione.

a cura di Pierluigi Cavalieri

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