Situata sul tortuoso crinale di un alto colle (m. 296 s.l.m.) a breve distanza dal mare, tra le valli del Potenza e del Musone, Recanati (provincia di Macerata) conta circa 21.500 abitanti.

Le origini di Recanati sono piuttosto incerte. Una tradizione antica la vuole fondata dagli abitanti della città romana di Helvia Recina (oggi Villa Potenza) distrutta dai Goti, i quali le avrebbero dato il nome di Recinetum. Una storia maggiormente documentata attesta invece che il Comune di Recanati si venne formando nella seconda metà del XII secolo dalla unificazione di tre castelli: Monte Morello, Monte S. Vito e Monte Volpino. Il territorio si trovava allora sotto l’influenza del vescovo di Numana. Il Comune fu retto fino al 1203 da due consoli e successivamente da un podestà. Nel corso del Duecento Recanati dovette difendersi dalla vicina Osimo, contro la quale edificò il castello di Montefiore, presso Montefano. Per conquistarne l’appoggio, nel 1299 l’imperatore Federico II le concesse il privilegio di costruirsi un porto sulla costa, atto di nascita della futura Porto Recanati. Passata dalla parte della Chiesa in conflitto con lo stesso Federico II e avendo ospitato il vescovo Rinaldo, in fuga dalla ghibellina Osimo, ebbe come ricompensa da papa Gregorio IX nel 1240 la sede vescovile e il titolo di città. La sua cattedrale sarebbe stata la chiesa di S. Flaviano. Alla fine di questo secolo, precisamente al 1294, la tradizione di fede fa risalire l’arrivo della Santa Casa di Loreto su un colle di lauri, in territorio recanatese. Per lungo tempo quella che era chiamata Villa S. Maria di Loreto sarebbe rimasta un castello di Recanati, fino al 1586, quando Sisto V non la elevò a città. Recanati ricevette a lungo i benefici, anche economici, del grande afflusso di pellegrini che si ebbe già dal Trecento e si sarebbe accentuato nei secoli successivi.

Le vicende dei primi del Trecento furono assai sanguinose. Nel 1312 i ghibellini si impadronirono della città, macchiandosi di gravi delitti ai danni dei guelfi e inducendo, nel 1320, il pontefice avignonese Giovanni XXII a lanciarle l’interdetto, togliendole altresì la sede vescovile, che fu assegnata a Macerata. Riconquistata dai guelfi due anni dopo, Recanati fu in parte incendiata dal marchese Amelio di Lautrec, rettore della Marca, che ne distrusse le fortificazioni e il palazzo dei Priori. Da allora si mantenne fedele alla Santa Sede. Nonostante questi gravissimi fatti, la città conservò la sua importanza, tanto che il cardinale Albornoz le fece restituire la sede vescovile, unita a quella di Macerata, e la classificò tra le civitates magnae della Marca. Nel 1393 papa Bonifacio IX concesse anche a Recanati il privilegio di battere moneta. Una zecca sarebbe stata aperta nel 1450.

Tra Quattrocento e Cinquecento

Nei primi anni del Quattrocento furono composti e approvati i quattro libri degli Statuti comunali, presi a modello da numerosi altri comuni. Persino Firenze chiese di esaminarli e la qualità giuridica di queste leggi fondamentali valsero a Recanati il titolo di Justissima Civitas, che compare tuttora sotto lo stemma comunale. Una complessa vicenda ecclesiastica di questi anni ebbe come epilogo Recanati e la sua cattedrale: dopo che il Concilio di Costanza ebbe posto fine allo scisma di Occidente, per favorire la riconciliazione all’interno della Chiesa nel 1415 papa Gregorio XII decise di lasciare il soglio pontificio e di assumere la funzione di legato e vicario perpetuo per la Marca, scegliendo Recanati come propria sede. Due anni più tardi morì e fu sepolto nella cattedrale di S. Flaviano. Anche questo episodio testimonia dell’importanza che aveva assunto ormai la città. Nel 1421 papa Martino V riconobbe alla fiera annuale, che vi si teneva in agosto, esenzioni e franchigie che incoraggiarono l’afflusso di mercanti da ogni parte d’Italia e anche d’Oltralpe. Aperta sul mare attraverso il suo Porto, e mèta di mercanti a causa della fiera e di pellegrini diretti al santuario lauretano, nel Quattro-cinquecento Recanati svolse un ruolo attivo negli scambi commerciali con l’altra sponda dell’Adriatico. Vi soggiornarono noti giuristi e uomini di lettere. I celebri artisti che decorarono e produssero opere scultoree per la Basilica di Loreto spesso avevano le proprie botteghe a Recanati. Tra essi gli scultori Lombardi, provenienti da Ferrara, che aprirono la loro fonderia dietro la chiesa di S. Vito (quest’ultima, oggi concattedrale, fu rifatta nel Settecento su disegno di Luigi Vanvitelli, lo stesso autore del campanile di Loreto), ma sono da menzionare anche Tiburzio Vergelli, Antonio Calcagni, Tarquinio e Pier Paolo Jacometti, tanto che si può parlare di una scuola scultorea recanatese, cui si legò anche una ricca tradizione di orafi e argentieri locali.

Dal Seicento a oggi

Dal Seicento in poi l’importanza di Recanati diminuì: ormai privata del castello di Loreto, anche la famosa fiera internazionale decadde e la città da vivace centro di scambi si trasformò in uno dei tanti paesi della Marca caratterizzati da un’economia agricola e da una società statica. Per i pellegrini che venivano da Roma essa era l’ultima tappa prima di raggiungere il santuario di Loreto. A scuotere l’inerzia della cittadina giunse l’occupazione napoleonica, che però fu causa di traumi insanabili. Al giovane poeta Giacomo Leopardi (Recanati 1798 - Napoli 1837) essa appariva non una civitas, ma un "natio borgo selvaggio", chiuso nella tradizione e privo di cultura. In realtà il padre Monaldo aveva raccolto una grande biblioteca e la teneva aperta per i suoi concittadini. Molte tra le più belle poesie di Giacomo Leopardi sono legate a luoghi recanatesi, dal colle dell’Infinito, alla piazzetta del Sabato del Villaggio, su cui affaccia il palazzo di famiglia, dalla Torre "del borgo" a quella del "passero solitario", tanto che oggi il notevole afflusso di turisti in visita ai luoghi leopardiani e le iniziative promosse dal locale Centro Nazionale di Studi Leopardiani e dal Comune caratterizzano questa cittadina, peraltro attiva anche come centro industriale e artigianale, soprattutto come centro di cultura. Anche la memoria del grande tenore Beniamino Gigli (1890-1957) contribuisce oggi alla fama di Recanati.

a cura di Pier Luigi Cavalieri

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  • citta: RECANATI
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