Nato a Crispiero, frazione del comune di Castelraimondo, in provincia di Macerata, il 29 maggio 1866, fu senza dubbio il più importante esperto italiano di agronomia e genetica della prima metà del XX secolo. Laureatosi in agraria a Pisa, insegnò la materia dapprima a Camerino, ed in seguito a Reggio Calabria.

Nel 1900 a Camerino cominciò i suoi studi sull’ibridazione delle specie di frumento, pur non essendo a conoscenza degli studi di Gregor Mendel, che all’epoca avevano avuto diffusione assai limitata. A Camerino cominciò a lavorare sul tipo “Rieti”, un grano che riteneva potenzialmente molto adatto all’ibridazione, su cui sperimentò incroci col grano “Noè” per arrivare ad una pianta resistente alle malattie più comuni dell’epoca e adatta alla coltivazione nella zona di Camerino. Il Rieti era poco attaccabile dalla ruggine del grano, ma era inadatto al clima nebbioso della zona.

Pur non essendo una vera e propria novità (già alcuni esemplari erano stati presentati nel 1835 a Londra), l’ibridazione scientifica del frumento non aveva ottenuto una diffusione rilevante ed era ancora considerata una branca minore dell’agronomia. Il metodo predominante per il miglioramento genetico delle colture era la “selezione genealogica”, che veniva applicata su colture esistenti. In Italia l’agronomo Francesco Todaro era uno dei principali sostenitori di questa pratica: tra i due studiosi nacque un civile dibattito, che si protrasse fino agli anni venti.


Nel 1903 il Ministero dell’Agricoltura retto da Guido Bocelli istituì una cattedra ambulante sperimentale di Granicoltura a Rieti, dotata di un fondo di 7.500 lire. Strampelli concorse alla cattedra per interesse personale, pur col rischio di non ottenerne alcun vantaggio economico, e ottenne il titolo. Lo studioso era interessato principalmente alla possibilità di sperimentare le proprie teorie in un ambiente controllato quale la Piana di Rieti.

Gli studi a Rieti

Inizialmente alloggiato in albergo, con molta insistenza chiese ed ottenne dal Comune di Rieti tre stanze all’interno della Cassa di Risparmio locale. Tra l’ottobre del 1903 e l’aprile 1904 l’unica dotazione della Cattedra fu uno sgabello in legno. Nonostante la carenza di attrezzature, Strampelli lavorò alacremente e già nel 1904 aveva sviluppato 53 ibridi diversi.

L’anno successivo sarebbero stati 112, e addirittura 134 nel 1906.

Strampelli ottenne dal principe Ludovico Spada Potenziani alcuni terreni da adibire a colture sperimentali, lontani da Rieti ma adatti allo scopo.
Oramai venuto a conoscenza dei lavori di Mendel, Strampelli cominciò a sviluppare alcune specie di frumento ibrido, con lo scopo di risolvere i problemi che allora assillavano il mondo dell’agricoltura, principalmente legati alla bassissima produttività delle colture e alle numerose malattie cui erano soggette le piante autoctone. A partire dal 2 giugno 1907 la cattedra ambulante venne convertita in una Stazione sperimentale di Granicoltura, con il raddoppio dell’appannaggio che arrivà a 15.000 lire e finalmente costituì un fondo solido su cui basare gli studi.

Lo studio degli ibridi

Gli obiettivi perseguiti da Strampelli erano molteplici. Innanzitutto era fondamentale che i nuovi grani giungessero a maturazione in fretta, per anticipare i raccolti e permettere coltivazioni multiple sullo stesso terreno nel corso dell’anno. Anticipare i raccolti avrebbe consentito di effettuare la mietitura in un periodo dove le zanzare non si sarebbero ancora pienamente diffuse, limitando i rischi di contagio della malaria. In secondo luogo, il grano doveva produrre più frutto utile, per rendere le colture più efficienti e redditizie. Infine, il grano andava preservato dalle malattie: le varietà resistenti alla ruggine e ai funghi consentivano più produzione e più sicurezza per i contadini, che non rischiavano di perdere i raccolti con facilità.
A partire dal “rieti” sviluppò una varietà incrociata con la segale, dando vita al grano “Terminillo”. Il Terminillo era resistente alla più diffusa malattia dell’epoca, la ruggine del grano, ed era adatto alle coltivazioni in montagna. Al contrario di altri grani creati con lo stesso procedimento, non era sterile e quindi offriva un prodotto efficace dal punto di vista commerciale.

I successi

Visti i risultati il ministro dell’agricoltura Ranieri conferì tra il 1911 e il 1912 un prestito di 125.000 lire, poi aumentato a 155.000, per l’acquisto dei terreni di sperimentazione. Inoltre fu deliberato un incremento di organico e la costituzione di terreni sperimentali in diverse parti d’Italia.
In soli dieci anni di durissimo lavoro riuscì a sviluppare ben dodici tipi diversi di grani sfruttabili commercialmente, tra cui i tipi “Gregorio Mendel”, “Luigia”, “Varrone”. Sviluppò varietà di grano ad alto rendimento e resistenza, specialmente adatte alla panificazione, tra cui il “Villagloria” , “l’Ardito” (un incrocio col grano giapponese “Akagomugi” che divenne il primo grano precoce ad alto rendimento), il “Mentana”, “l’Edda”, il “Balilla”, il “Fanfulla”. Creò speciali grani resistenti alle condizioni atmosferiche, adatti alle coltivazioni montane (”Virgilio” e “Cambio”).

Inoltre, nel 1905 fondò l’Associazione degli Agricoltori a Rieti, per cercare aiuto da parte degli agricoltori locali. Questi ultimi però mantennero un rapporto di diffidenza verso le scoperte di Strampelli.
In tutto durante la sua carriera produsse circa 500 diversi incroci di grano e 250 varietà. Integrava il lavoro di ricerca con gli studi sulle tecniche di concimazione, fu un sostenitore delle tecniche di rotazione periodica delle colture, tentò esperimenti per dimostrare l’influsso dell’elettricità sulla crescita dei grani e pubblicò alcuni studi sulle più diffuse varietà di grano.

Creò anche il grano “Carlotta”, dedicato alla moglie Carlotta Parisani (discendente della famiglia di Bonaparte). Carlotta fu la prima e principale assistente di Strampelli, e la morte di lei prostrò lo studioso per lungo tempo.
Strampelli partì da un concetto diametralmente opposto a quello più diffuso nei primi del 1900. Invece di cercare di estendere il ciclo vegetativo delle piante (per accumulare più sostanze nutritive), cercò di sviluppare dei grani di rapida maturazione ed alto rendimento. I grani precoci esistenti erano in genere inadatti alla coltivazione sul nostro territorio, ed erano poco diffusi in un panorama ricco di colture locali. Con il lavoro di Strampelli il rendimento passò dai 6-8 quintali per ettaro a 65 quintali. Sua creatura è il famosissimo grano Senatore Cappelli.

Strampelli nei media

Nel 2005 è stato realizzato un film-documentario: “Nazzareno Strampelli e il grano - segreti di una storia millenaria” del regista piemontese Giancarlo Baudena. Il film è stato girato nelle Marche, a Rieti, a Roma, in Piemonte e in Argentina, ove Strampelli, con il figlio Benedetto (primo medico in Italia che trapiantò una cornea) aveva fatto esperimenti. Il film è stato girato con macchine dell’epoca, in costume con oltre 200 comparse. Il ruolo di Strampelli è di Carlo Greco e il ruolo della principessa Carlotta Parisani (nipote di Napoleone Bonaparte e moglie di Strampelli) è di Consuelo Ciatti.

Nell’autunno 2008 sono iniziate le riprese di un nuovo film sulla vita di Strampelli, “L’uomo del grano”, sempre ad opera di Giancarlo Baudena accompagnato da Claudio Zamarion, direttore della fotografia. Il film è stato presentato in prima assoluta al cinema Manzoni di Castelraimondo il 29 maggio 2009, solo per le persone che hanno partecipato al film, si è scelta quella data proprio perché era il giorno della nascita del genetista a Crispiero 143 anni prima. L’Uomo del Grano è poi stato proiettato al pubblico in anteprima mondiale il 3 dicembre 2009 al cinema Moderno di Rieti. Dal 7 gennaio di quest’anno saranno al lavoro 10 copie del film in 35mm anamorfico programmate in tutte le regioni italiane.

fonte: www.comune.castelraimondo.mc.it

Informazioni aggiuntive

  • citta: CASTELRAIMONDO
Devi effettuare il login per inviare commenti

Altro in questa categoria:

Treia - Sagra della polenta

Cosa Sapere

CASTELRAIMONDO

Libri & Cultura

Vai all'inizio della pagina