Montelupone, la storia

Montelupone è un centro collinare della bassa Valle del Potenza, in provincia di Macerata, che conta circa 3500 abitanti. Per i suoi pregi storici, artistici e paesistici è uno dei diciotto centri marchigiani inseriti nel circuito dei Borghi più belli d’Italia.

Vari ritrovamenti attestano che l’attuale territorio di Montelupone ha ospitato nell’antichità  insediamenti piceni e, più tardi, romani, anche se solo nella forma di nuclei sparsi. In epoca romana faceva parte del Piceno e nell’Alto Medioevo si trovò incluso nella Marca di Fermo, soggetto all’autorità dei vescovi fermani e della S. Sede. 

Dall’abbazia di S. Firmano al Comune

Nel 980 una nobildonna, forse della famiglia Grimaldi, fece erigere, accanto a una chiesa già esistente, l’abbazia benedettina di S. Firmano, che prese il nome dal suo primo abate (oggi patrono di Montelupone), la quale fiorì tra l’XI e il XIII secolo. Per alcuni secoli la potente abbazia controllò le rendite di varie chiese non solo a Montelupone, ma anche a Macerata, Morrovalle, Civitanova e persino a Fiastra.

Durante lo scontro tra papato e impero, nel 1248 l’abbazia fu distrutta da truppe fedeli all’imperatore Federico II, ma la chiesa fu presto ricostruita nelle forme oggi visibili. Edificata a tre navate in stile prevalentemente romanico, essa possiede un alto presbiterio posto sopra una suggestiva cripta gotica a cinque navate.

Risale al 1150 il documento più antico che fa riferimento al Comune di Montelupone, precedentemente menzionato solo come castrum (castello) e probabilmente dipendente dall’abbazia di S. Firmano. Alcuni studiosi hanno sostenuto la dubbia tesi secondo cui il castello sarebbe stato legato in epoca altomedievale a una famiglia comitale fermana di nome “Luponi”.

Nel 1294 incominciò per Montelupone una lunga serie di signorie, talora interrotte da restaurazioni dell’autorità comunale. La prima fu quella di Tebaldo Mainetti, cui seguirono i Chiavelli di Fabriano, spodestati da un’insurrezione popolare. Nel 1310, durante il periodo del papato avignonese, Montelupone si associò a diciassette altri comuni ghibellini; trentuno anni dopo il rettore della Marca De Pereira la ricondusse sotto la sovranità della Chiesa. Nel secondo Trecento cadde nuovamente sotto vari signori: Pier Francesco di Brancaleone da Casteldurante, Pandolfo Malatesta da Rimini e Francesco Sforza (1433-47).

Le signorie convivevano, sia pure con difficoltà, con le istituzioni comunali. Nel secolo XIV Montelupone disponeva di un Consiglio generale e  di uno Speciale e aveva un podestà. È in questo secolo che fu edificato il bel Palazzo del Podestà (o dei Priori), mentre l’imponente Torre Civica che lo affianca viene attribuita al Quattrocento.

Le Costituzioni del cardinale Albornoz (1357) classificarono Montelupone tra le terrae parve. Alla fine del Trecento fu consacrata la chiesa di S. Francesco, già costruita sullo scorcio del secolo precedente. La cinta muraria e le quattro porte del centro storico – S. Stefano, del Cassero, Ulpiana e Trebbio – furono invece costruite nel Quattrocento.

In questo secolo l’economia di Montelupone affiancava all’agricoltura la produzione artigianale di laterizi, terraglie, vasellami rustici. È nota anche la presenza di un piccolo nucleo di ebrei, spesso titolari di banchi.

Nel 1469 l’abbazia di S. Firmano, che nel Tre-Quattrocento era andata decadendo, essendo rimasta priva di monaci fu affidata, fino a tutto il Settecento, a dei cardinali commendatari.

 Dal Cinquecento a oggi

Nel 1586, sotto il pontificato di Sisto V, Montelupone fu staccata dalla diocesi di Fermo per essere annessa alla nuova diocesi di Loreto-Recanati. Segretario di papa Sisto V fu per un certo tempo il letterato di Montelupone Nicola Degli Angeli (1535-1604), cui è oggi intitolato il locale Teatro Comunale, inaugurato alla fine dell’Ottocento.

Nel Sei-settecento furono riedificati diversi edifici di culto, che in alcuni casi ricevettero un nuovo titolo: la chiesa di S. Giovanni Evangelista e S. Nicolò in Castello diventò di S. Chiara essendo stata annessa al monastero omonimo nel 1636. S. Francesco fu ricostruita nella prima metà del Settecento, lo stesso periodo in cui fu edificata la collegiata dei SS. Pietro e Paolo, che sarebbe stata poi reintitolata al Nome di Maria.

Trascorso il periodo napoleonico, nel 1817 Montelupone fu teatro di uno di una cospirazione che avrebbe dato vita a uno dei primi moti carbonari d’Italia. I carbonari si riunivano nel palazzo della famiglia Pochini (già Basvecchi, oggi Emiliani), ma la sollevazione da essi promossa, che sarebbe dovuta scoppiare a Macerata, fu sventato dalla polizia e molti di loro scontarono pesanti pene detentive.

Il monteluponese più noto in Italia è Gabriele Galantara (1865-1937). Appartenente a una famiglia comitale decaduta (che da metà Settecento aveva avuto in enfiteusi i beni dell’abbazia di S. Frimano), il giovane Gabriele fondò a Roma nel 1892 con l’amico Guido Podrecca il settimanale satirico di impostazione socialista “L’Asino”, che ebbe una vita trentennale, soccombendo alla censura fascista solo nel 1925. Galantara è oggi considerato uno dei massimi disegnatori satirici italiani e un Centro Studi a lui intitolato ha sede a Montelupone.

Tra i monteluponesi illustri è annoverato anche padre Clemente Benedettucci (1850-1949), critico letterario, studioso di Leopardi, storico e bibliofilo.

Durante la Seconda guerra mondiale Montelupone diede un notevole contributo alla lotta di liberazione, uno dei cui protagonisti fu il partigiano e sindacalista Guido Latini (1893-1956). Gli anni che seguirono segnarono una profonda crisi per l’economia mezzadrile del piccolo centro. Tra il 1951 e il 1971 esso perse 1000 abitanti su poco più di 4000.

Dagli anni Settanta in poi Montelupone conobbe un risveglio economico creato dalla piccola e media industria. Tuttavia in questo stesso periodo un disastro geologico colpì i due terzi del centro storico: una frana, causata dall’infiltrazione di acque nel sottosuolo, si mosse rapidamente provocando il crollo o il danneggiamento di numerosi edifici, con la conseguente fuga di buona parte della popolazione. Una volta compresa la causa del movimento franoso, si iniziò la lunga e costosa opera di risanamento, che sarebbe durata fino ai primi anni Novanta. I numerosi restauri di palazzi e chiese hanno consentito di trasformare un disastro naturale in opportunità di sviluppo, così che Montelupone da allora ha saputo proporsi come centro culturale, con le sue istituzioni (Pinacoteca Civica “C. Pelini” e Museo d’Arti e dei Mestieri Antichi), le sue mostre e le sue tradizioni legate all’agricoltura, tra cui spicca la Sagra del Carciofo, che si tiene nel mese di maggio dal 1962, senza dimenticare altri ottimi prodotti come il Miele dei Colli Monteluponesi e il locale olio extravergine di oliva.

A cura di Pier Luigi Cavalieri

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