La storia di un Comune coinvolge necessariamente la storia di tutti gli uomini che l'hanno abitato, costruito e definito. Talvolta, alcuni di loro iscrivono in essa segni indelebili capaci di travalicare i confini nazionali: è questo il caso di frate Jacopo, nominato nel cap. LI dei Fioretti di San Francesco, oppure di Oliverotto Euffreducci, ospitato nel cap. VII del Principe di Machiavelli.

Talaltra altri cittadini lasciano tracce incancellabili: i fratelli De Minicis, Angelo, Raffaele, Gaetano e Vincenzo figli dell’illustre dottore Pietro Paolo, occupano tutti un posto di primo piano nella cultura faleronese. Don Angelo fu Priore della parrocchia di Santa Margherita e Prevosto della parrocchia di San Paolino e ha redatto diversi manoscritti di storia e religione di vicende faleronesi; i suoi fratelli Raffaele e Gaetano hanno il merito di aver promosso e svolto numerose campagne di scavi volte al recupero del patrimonio archeologico faleronese oltre alla stesura di svariati testi a stampa dello stesso argomento; mentre Vincenzo fu il progettista ed il realizzatore del ponte mo-numentale costruito nel 1842 per collegare Piane di Falerone con Servigliano.

Falerone ha anche dato i natali a personaggi di primo piano che hanno calcato da protagonisti le scene politiche nazionali, come Francesco Concetti e Enrico Malintoppi. Il primo, oltre ad essere stato Commissario straordinario e Sindaco del comune di Falerone, è stato eletto alla Camera dei Deputati nel 1948 e fu rieletto ad un secondo mandato fino al giugno 1958; il secondo, invece, venne eletto nel 1948 al Senato della Repubblica nel V e VI governo De Gasperi e nella seconda legislatura del VII Governo De Gasperi fino al 1953.
Il personaggio che più di tutti ha lasciato veri segni fondanti e fulgidi esempi da imitare è il Beato Pellegrino da Falerone a cui i Fioretti di San Francesco dedicano per intero il XXVII capitolo.

Nella storia medioevale di Falerone e del circondario spicca la grande figura di un uomo, erede dei Signori di Falerone per discendenza: un umile frate al servizio dei poveri e degli abietti, per scelta. Rinaldo secondo alcuni, o Ruggero secondo altri, nacque a Falerone intorno al 1180, figlio di Corrado e nipote di Ruggero, detto Fallerone I, acquisì in seguito l’appellativo di Pellegrino com’era usanza tra i Signori di Falerone di chiamarsi con pseudonimi. Da giovane, dopo aver seguito i corsi del Trivio e del Quadrivio a Fermo, si recò a Bologna per frequentare i corsi di Giurisprudenza presso la celebre Università. La svolta della sua vita avvenne il 15 agosto 1222, in seguito ad un discorso di San Francesco d’Assisi tenutosi davanti a tutta la città. Le parole del santo assisiate furono così decise ed efficaci che toccarono il cuore dei presenti, in special modo quelli dei giovani studenti Pellegrino da Falerone e Rizziero da Muccia, che chiesero all'oratore di essere accolti nel suo Ordine. Dopo l'ammissione, nonostante egli fosse colto ed erudito non volle mai essere ordinato sacerdote, ma volle occuparsi delle cose più umili al servizio dei fratelli nel pieno rispetto della regola francescana. La sua condotta e il suo amore per Gesù gli fecero guadare la stima, il rispetto e l'ammirazione di tutti i francescani, i cattolici fino ai musulmani. Subito dopo la sua morte, avvenuta il 5 settembre 1233 a San Severino Marche, la venerazione per il suo culto si propagò rapidamente tanto da essere approvato dal Papa Pio VII il 31 agosto 1821, che lo annoverò tra i Beati del cielo.

Pompilio Bonvicini, professore e studioso di origine ascolana trapiantato nel Fermano, è da ricordare per aver indagato sulla città di Falerio Picenus dirigendo diversi scavi e per aver pubblicato libri e saggi sulla Falerone romana e medievale.

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