Fermo, Senigallia - Machiavelli, Guicciardini

Nel gennaio 1502 e in quello del 1503 si compivano gli eccidi.

L’8 venivano sterminati a Fermo i componenti della famiglia Fogliani.Il primo gennaio 1503, venivano uccisi a Senigallia Oliverotto da Fermo e Vitellozzo Vitelli.

Ma chi erano questi personaggi, protagonisti di eventi che ebbero risonanza nazionale e di cui si interessarono Machiavelli ne “Il Principe” e Guicciardini in “Storia d’Italia”?

I Fogliani, erano un’antica e nobile famiglia, famosa sin dal secolo XIII.

Il più conosciuto è Giovanni Fogliani fatto uccidere l’8 gennaio 1502 dal nipote Oliverotto Euffreducci, meglio conosciuto come Oliverotto da Fermo.

Questi, voleva impadronirsi di Fermo e del suo Stato che allora contava circa 60 castelli. Entrò nella città del Girfalco, scortato da un centinaio di cavalieri che altro non erano se non un “commando” per il colpo di stato.

Oliverotto invitò lo zio Giovanni Fogliani, il cugino Gennaro, il cognato di questi Raffaele della Rovere e li fece uccidere a tradimento insieme a due figlioletti uno dei quali fu gettato dalla finestra, l’altro ucciso sulle braccia della madre Nicolosa Fogliani. Ecco ciò che dice Machiavelli ne “Il Principe” (VIII):

“...E consumate che furno le vivande e tutti gli altri intrattenimenti che in simili conviti si usano, Liverotto ad arte mosse certi ragionamenti gravi, parlando della grandezza di Papa Alessandro e di Cesare suo figliuolo e delle imprese loro. A’ quali ragionamenti rispondendo Giovanni e gli altri, lui a un tratto si rizzò dicendo quelle essere coso da parlarne in loco più secreto; e ritirossi in una camera dove Giovanni e tutti gli altri cittadini li andarono dietro.Né prima furono posti a sedere, che de’ luoghi secreti di quella uscirono soldati che ammazzarono Giovanni e tutti gli altri.

Dopo il quale omicidio, montò Liverotto a cavallo e corse la terra, e assediò nel palazzo el supremo magistrato; tanto che per paura furono costretti obedirlo e fermare uno governo del quale si fece principe...”.

 

Nel mese di maggio 1502, Oliverotto per conto del Duca Valentino prese Camerino e fece uccidere Giulio Cesare Varano; ad agosto tornò a Fermo e, per impadronirsi delle loro sostanze, fece uccidere Girolamo Azzolino ed una mezza dozzina di altri facoltosi fermani.

Ma la potenza del Duca Valentino lo preoccupava e aderì alla “Congiura di Magione” (Umbria) con Vitellozzo Vitelli, Francesco e Paolo Orsini, Giampaolo Baglioni.

Il Duca Valentino cioè Cesare Borgia lo seppe, ma dissimulò; fece chiamare a Senigallia, con uno stratagemma Vitellozzo Vitelli e Oliverotto da Fermo e il 31 dicembre li fece arrestare.Poi nella notte successiva, cioè il primo gennaio 1503, li strangolò. “..con una corda pisana al collo e con un torcolo e poi li fece trascinare in camicia sulla piazza dove giacquero per tre giorni”.

Si era verificata la nemesi storica: Oliverotto, 8 gennaio 1502, fa uccidere lo zio ed altri parenti.

Il primo gennaio 1503 a Senigallia viene ucciso dai sicari di Cesare Borgia.

Erano allora presenti nelle Marche, Nicolò Machiavelli, ambasciatore di Firenze e Leonardo da Vinci ispettore per conto del Valentino, dalle fortezze di quest’ultimo.

L’evento di per sé circoscritto, ebbe fama e vasta risonanza per la narrazione che ne fanno Machiavelli e Guicciardini. Taluno nell’anno testè passato ha voluto parlare di “cinquecentenario” vocabolo che non esiste in italiano.In ogni caso, i cinque secoli si compiono nell’anno in corso; 1503-2003.

Dopo Oliverotto e Vitellozzo, il 18 gennaio 1503 furono uccisi a Città della Pieve i due Orsini, mentre il Baglioni, che era riuscito a salvarsi, venne fatto trucidare a Roma per ordine di Leone X nel 1520.

“Qui gladio ferit gladio perit” dicevano i Latini (chi di spada ferisce di spada perisce). Nel nostro caso l’esempio è eclatante tanto più perché è “illustrato” dal Machiavelli e dal Guicciardini, e dalla presenza di Leonardo da Vinci.

 

Gabriele Nepi

 

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