Castelfidardo, la storia

Castelfidardo è un comune della provincia di Ancona con una popolazione di 18.600 abitanti: Sorge in posizione panoramica, su una collina alta 212 m. poco distante dal Mare Adriatico, tra le valli dell’Aspio e del Musone.

Ritrovamenti di tombe picene risalenti al V-IV secolo a.C. attestanto un popolamento preromano del territorio di Castelfidardo. Altri scavi hanno fatto emergere insediamenti romani, anche se non una vera propria città.

L’origine del centro abitato chiamato prima Castrum Guicardi e poi Castrum Ficardi risale all’anno 1139 in un territorio che doveva essere stato a lungo soggetto alla città e alla diocesi di Numana. Per un periodo nel XII secolo Castelfidardo offrì ogni anno un “pallio” ad Ancona in segno di vassallaggio. Allorché la città dorica subì un lungo e duro assedio da parte di Federico Barbarossa nel 1174, Castelfidardo si trovò senza protezione nei confronti della vicina Osimo. Nel 1193 gli  osimani trafugarono le reliquie dei SS. Vittore e Corona, protettori della cittadina, e tre anni dopo i fidardensi giurarono fedeltà al vescovo Gentile di Osimo, entrando di fatto nell’orbita di quella città. A quella data esisteva già il Comune come istituzione. Tuttavia esso si trovò coinvolto nelle sanguinose lotte tra guelfi e ghibellini finché nel 1240 re Enzo, figlio di Federico II, non distrusse la cittadina. La vita riprese e, dopo una visita del Poverello di Assisi, furono costruiti il convento e la chiesa di S. Francesco extra moenia (1271). Agli scontri con i comuni vicini si aggiunsero nel XIV secolo i disastrosi passaggi delle compagnie di ventura e il dominio dei Malatesta di Rimini. Intorno al 1340 Castelfidardo aveva circa 2000 abitanti e qualche decennio più tardi il cardinale Albornoz nelle sue Costituzioni lo classificò come terra parva, cioè piccolo comune. La sua posizione geografica, prossima a città “forti” come Ancona, Osimo e Recanati le impedì di espandersi. Inoltre la parte nord del suo territorio era coperta di una fitta selva che a partire dal Cinquecento fu rifugio di briganti.

Nonostante ciò, Castelfidardo poteva contare su un’economia fondata su attività come le fornaci e la raccolta e la vendita degli stracci, oltre che sul legname prodotto dalla selva e sulle tradizionali risorse agricole.

Nel corso del Medioevo furono edificate le chiese di S. Stefano, di fronte al Palazzo comunale, con la sua bella cripta, S. Francesco (1290), il monatsero di S. Benedetto e il complesso extraurbano di S. Agostino, della fine del ‘400.

Alla metà del XVI secolo, ormai passata sotto il diretto governo della Chiesa, Castelfidardo definì una solida alleanza con la vicina Osimo, che ne favorì lo sviluppo economico legato ora in particolare alla tessitura. Nel Seicento l’amministrazione della S. Casa di Loreto acquisì a pco a poco buona parte delle terre della Valle del Musone di pertinenza di Castelfidardo e, soprattutto, la proprietà dei mulini che vi sorgevano esercitando una forte influenza sulla vita economica della cittadina. Risale a questo secolo la formazione dell’attuale Borgo Cialdini al di fuorid delle mura.

Nel XVIII secolo l’agricoltura conobbe notevoli miglioramenti, il che consentì agli ordini religiosi di ristrutturare le chiese già esistenti e alle famiglie nobili di costruire imponenti palazzi. Nel 1779 vengono terminati i lavori di rifacimento dell’alto ed elegante Palazzo Comunale, e negli ultimi decenni del secono si costruisce la monumentale Porta Marina.

L’Ottocento e il Novecento

All’inizio dell’Ottocento la popolazione di Castelfidardo superava i 5000 abitanti. In età risorgimentale anche Castelfidardo diede il suo contributo alla causa nazionale con diversi patrioti, ma l’evento più importante che oggi caratterizza la cittadina è la famosa battaglia di Castelfidardo, che ebbe luogo il 18 settembre 1860 e che sancì la fine del potere pontificio nelle Marche e in Umbria e il passagio di queste due regioni al Regno di Sardegna prima e d’Italia poi. L’esercito pontificio proveniente dall’Umbria intendeva sbarrare la strada ai Piemontesi dei generali Fanti e Cialdini che provenivano dalla Romagna e dovevano stabilire un collegamento tra il Nord ormai sotto i Savoia e il Sud conquistato dai Mille di Garibaldi. I Piemontesi posero il loro quartier generale nella frazione Crocette di Castelfidardo. Lo scontro decisivo tra i due eserciti avvenne sul colle Montoro e nella piana del Musone tra la stessa Castelfidardo e Loreto. Prevalsero i Piemontesi, i quali costrinsero i militari pontifici del generale Lamoricière a ripiegare su Ancona. Le vittime non furono numerose a paragone di altre battaglie: 88 soldati pontifici, tra cui il generale De Pimodan, e 63 piemontesi che riposano oggi sul Sacrario che sorge sul colle di Monte Oro.

Nel 1910, per celebrare i cinquant’anni dalla storica battaglia, fu eretto sull’altura di Monte Cucco un imponente monumento – il più grande tra quelli di questo genere realizzati in Italia – opera dello scultore veneziano Vito Pardo. Il gruppo bronzeo che raffigura il generale Cialdini a cavallo mentre incita i suoi soldati alla battaglia, alto circa 6 metri e lungo 12, poggia su una montagna di 160 mq di massi di travertino bianco di Ascoli. Per costruirlo furono necessari 150 quintali di bronzo e quasi 6000 quintali di pietre di travertino. Fu solennemente inaugurato il 18 settembre 1912 in presenza dei reali e definito Monumento Nazionale. Esso è oggi circondato da un vasto parco.

Nel 1863, un giovane di Castelfidardo, Paolo Soprani, apriva una fabbrica di organetti. Secondo una ricostruzione posteriore, sembra che un pellegrino austriaco di ritorno da Loreto abbia fatto sosta in una casa di contadini di nome Soprani nei pressi del centro abitato. Portava con sé un organetto di recente fattura e un ragazzo della famiglia volle smontarlo per poi ricostruirne uno simile. Leggenda o realtà, iniziò così la gloriosa storia della fabbricazione degli strumenti musicali a Castelfidardo. Vi fu infatti, grazie alla perizia tecnica e al genio di Paolo Soprani, una evoluzione dal primitivo organetto a uno strumento a mantice sempre più complesso, in grado di riprodurre una gran quanità di suoni. Questo strumento, chiamato fisarmonica, incontrò un grande favore e si diffuse in Italia e in Europa, varcando anche l’Atlantico. Soprani aprì un nuovo vasto stabilimento che a fine Ottocento impiegava centinaia di operai. La produzione di fisarmoniche continuerà per tutto il corso del Novecento, raggiungendo il 90% della produzione italiana e costituendo la principale fonte di reddito dal Secondo dopoguerra per Castelfidardo. Grazie alla vitalità di questa sua industria, la popolazione del comune è cresciuta senza sosta passando dai 6700 abitanti del 1951 ai 17600 attuali.  A narrarne la storia è oggi il ricco e moderno Museo Internazionale della Fisarmonica, mentre le vicende della battaglia sono ripercorse nel Museo del Risorgimento.

A cura di Pier Luigi Cavalieri

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