Lo Stradivari delle Marche

Fermo 1781 – 1862 

Le Marche vantano, al pari di altre regioni italiane, una tradizione nella liuteria e nella fabbricazione di strumenti musicali, che andrebbe studiata e valorizzata. Nomi come Antonio Mariani da Pesaro, Rainaldo Ungarini da Fabriano, Giuseppe Odoardi detto il "Villan d’Ascoli" sono purtroppo noti a pochi intenditori e non hanno lasciato nella storia delle attività marchigiane una traccia degna del loro lavoro.

In questo mese viene assegnato a Fermo il premio intitolato ad Andrea Postacchini, dai cronisti del tempo ribattezzato "lo Stradivari delle Marche", appellativo che dimostra ampiamente quale fama raggiungesse questo artista fermano. Di lui scrisse lo storico Giovanni Cicconi: "Nel novero dei più valenti costruttori di istrumenti musicali ad arco vissuti nel secolo scorso, occupa un posto assai distinto il fermano Andrea Postacchini".

Nato a Fermo da Amico, di umili origini, nel 1781, prese i i voti ma lasciò l’abito talare per avviare l’attività artigianale di liutaio. La sua produzione dev’essere stata veramente prolifica (un suo violino fabbricato nel 1824 reca la numerazione 214) e riguardante diversi strumenti: violini, viole, violoncelli, addirittura chitarre.

Si specializzò anche nella costruzione di archi ed archetti, lavori di vero pregio, talvolta realizzati con il garbo dell’ebanista raffinato. Dice il Cicconi che il Postacchini era solito, ogni anno, recarsi alla famosa fiera di Senigallia per vendere direttamente i suoi strumenti, particolarmente ricercati per la loro qualità, la loro voce armoniosa, morbida, molto indicati per i virtuosi solistici, come ha scritto Claudio Giovalè nella recente monografia sul liutaio.

"Quello che ci addolora – scrisse nel 1927 Riccardo Gabrielli ("I Leutari ascolani") – è che tutti i nostri artisti del liuto vissero ed operarono solitariamente. Così non furono mai create maestranze, che pur dovevano sorgere dato il valore dimostrato dalla maggioranza dei nostri liutai". Discorso che vale anche per il nostro Postacchini, la cui bottega, pur rinomata e qualificata, non gli sopravvisse (Andrea Postacchini si spense nel 1862), dal momento che nessuno dei suoi figli (due maschi, entrambi sacerdoti, e quattro donne, una monaca le restanti nubili) intraprese la sua attività.

Il valore della sua arte è comunque giunto fino a noi, perpetuato grazie ai suoi strumenti, alcuni dei quali oggi di proprietà della Cassa di Risparmio di Fermo, perfettamente funzionanti, anzi particolarmente richiesti in uso da giovanissimi concertisti.

Suonò per anni un suo strumento il celebre musicista fermano Isaia Billè (1874-1961), contrabbassista di fama mondiale

Giovanni Martinelli

 

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