ottobre 1887

 

A Portonovo, nella torre sul mare, c’è un ospite dei De Basis. E’ Gabriele D’Annunzio, amico della famiglia De Basis specie di Adolfo, noto letterato che morirà nel 1924.

D’Annunzio era legato alle Marche dove, a Porto San Giorgio, nel 1883, aveva trascorso la sua luna di miele; nel 1918 nel volo su Vienna ebbe compagno di volo un fermano: il Tenente Censi. Adolfo De Carolis di Montefiore dell’Aso illustrò le sue opere con stupende xilografie (ricordiamo la Figlia di Iorio, Notturno, Il fuoco). Nell’impresa di Fiume molti marchigiani divisero con lui l’audacia della presa e dell’occupazione. Tra essi Alfredo Zallocco di Porto Sant’Elpidio. Più volte fu ospite in Ancona da Adolfo De Basis nella stupenda torre di Portonovo. Ad Ancona D’Annunzio era stato spettatore nel 1887 della sfilata della squadra navale italiana, giovane e potente, risorta dopo l’infausta battaglia di Lissa. Ne parla lui stesso in una colorita pagina: “Ricordo ancora come se fosse ieri lo spettacolo delle acque di Ancona del settembre 1887 quando fu vista la squadra italiana che per la prima volta, dopo tante ferite e con tanta forza dopo la sconfitta di Lissa, navigava in Adriatico. Tutto il popolo di Ancona era invaso da fiera agitazione di gioia. ….Dalle alture di San Ciriaco, dalla sommità del campanile, dal culmine della cupola, da tutti i luoghi eminenti, centinaia di cittadini stavano alle vedette. Il mare appariva tutto quanto sereno, d’un verde soave, su cui si movevano, qua e là sparse, larghe macchie violacee, come ombre di nuvole fuggitive su una prateria novella. Il Monte Conero, nel suo semplice e grande lineamento, appariva appena rosato con non so quale interior luccichio di oro, quasi un tesoro nascosto da un velario. I moli si protendevano fuori, nel mare men chiaro presso la riva, come rigide, bianchissime braccia.

Le navi della patria navigavano l’Adriatico in letizia; e la bandiera ammiraglia sventolava sul “Dandolo”; sul meraviglioso bastimento le cui torri formidabili davano faville al sole. Io non dimenticherò mai nella vita il fremito che corse la moltitudine quando tonò il primo colpo di cannone. Per alcuni giorni fu uno spettacolo quasi direi, nuziale. Giovini e vecchi, donne e fanciulli, i poveri ed i ricchi tutti movevano alle navi, salivano sui ponti, scendevano sotto coperta, ammiravano minutamente tutti i congegni, ascoltavano religiosamente le parole dei marinai, respiravano con delizia l’aria chiusa delle macchine, toccavano le armi. Sul tramonto, la gente veniva su i moli per intendere la salve che salutava le bandiere calanti.

Pareva che il popolo, in un trasporto di tenerezza, volesse inghirlandare di fiori il naviglio rinnovellato”.

Colpito da tale maestosa sfilata D’Annunzio, autore di tante opere che esaltavano la patria, l’Italia, ispirato da quella potente e direi prepotente visione scrisse l’ode Ad un torpediniere nell’Adriatico. Per la storia tale torpediniere era contrassegnato dal numero 35 ed era di stanza nel Porto di Ancona.

 

Gabriele Nepi

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