Acquaviva Picena, la storia

Acquaviva Picena si presenta come un luogo ricco di cultura e tradizioni, perfetto per chi ami immergersi nell'arte e nella storia. Il paese rappresenta, indubbiamente, una zona di notevole interesse archeologico: i numerosi reperti restituiti dal suo territorio, pur essendo una piccola porzione di un ricchissimo patrimonio archeologico in gran parte ancora da scoprire, testimoniano una consistente presenza insediativa nell'antichità.

Le prime vestigia umane riscontrate risalgono addirittura alla Preistoria. A partire dagli anni '70 sono stati rinvenuti raschiatoi, amigdale, piastrelle in arenaria graffite e selci rozzamente lavorate, oggetti e manufatti risalenti al Paleolitico Superiore che attualmente arricchiscono alcuni musei locali e non poche collezioni private. Anche il Neolitico è ben attestato nel territorio, non solo da materiali ceramici e litici rinvenuti in circostanze fortuite, ma principalmente dall'esistenza in località Monte Tinello di un intero villaggio portato alla luce da due campagne di scavo condotte dalla Soprintendenza Archeologica delle Marche nel 1983 e nel 1984.

Ma è soprattutto con l'ingresso dell'epoca picena che le testimonianze, le tracce di vita antica diventano più consistenti e tangibili: i numerosi reperti piceni diffusi nel territorio acquavivano attestano l'esistenza sul nostro colle di un cospicuo insediamento durante il VI sec. a.C. Soprattutto le necropoli continuano ininterrottamente a restituirci intatti corredi funerari composti di splendidi oggetti dell'ornamento personale come bracciali a nastro, pendagli, fibule di bronzo, pettorali, anelli in pasta vitrea, e caratterizzati da vasellame non solo di grande valore documentario ma spesso anche qualitativamente pregevole. Non mancano i tipici anelloni enei a nodi e squisiti oggetti di importazione, come i due aryballoi etrusco-corinzi ed il cratere attico attualmente conservati presso il Museo Archeologico di Ascoli Piceno, che testimoniano la vivacità dei rapporti commerciali e culturali del Piceno con l'Etruria e la Grecia.

Durante il III sec. a.C. il Piceno fece il proprio ingresso nell'orbita romana; l'iniziale amicizia e alleanza con Roma si trasformò ben presto in sottomissione e inevitabilmente gli aspetti della cultura e delle forme materiali di vita vennero mutate dalla romanizzazione e cioè dal processo di assorbimento della civiltà dei vincitori: il territorio acquavivano pertanto subì la sorte dell'intero Piceno, la cui storia era ormai indissolubilmente legata a quella di Roma. Numerosi i resti, i materiali ceramici che ancora oggi affiorano abbondantemente e che testimoniano il passato romano del nostro territorio, certamente influenzato dalla vicinanza di un centro di notevole importanza strategica oltre che mercantile come Castrum Truentinum, municipio romano ubicato sul tratto finale della via Salaria, da cui si dominava il passaggio sul fiume Tronto. Problematica e complessa è stranamente la ricostruzione del passato medioevale di Acquaviva, un passato ancora visibile agli occhi dei visitatori grazie allo splendido borgo storico e alla imponente fortezza, simbolo del paese e monumento storico artistico più noto.

Nel 799 durante l'assalto condotto da un gruppo di briganti capeggiati dal bandito Sciabolone vennero appiccati incendi, le cui fiamme raggiunsero il palazzo del municipio, distruggendone irrimediabilmente l'archivio e sottraendo così fonti preziose alla ricostruzione della storia acquavivana. Privi della principale fonte d'informazione, siamo pertanto costretti a basarci sui rarissimi documenti che quasi sempre citano Acquaviva nel contesto della storia di altre terre e delle loro vicende. Le origini del paese sono probabilmente legate al mutamento delle condizioni politiche di sicurezza, all'abbandono di Truentum, vessata dalle continue incursioni dei Longobardi prima e dei Saraceni in seguito, e al rifugio della popolazione sulle colline più arretrate e difendibili rispetto alla scoperta linea costiera. Tale occupazione man mano si consolidò e trasformò tra il IX e X sec. in un insediamento difeso da mura e rafforzato da una rocca, che ancora oggi conserva il toponimo "Terra Vecchia".

Verso la fine del 1220, con la costruzione della parte orientale del borgo medioevale ("Terra Nuova"), finalizzata ad accogliere profughi dei vari castelli d'intorno, Acquaviva rappresentava ormai un possesso sicuro ed imprendibile, in seguito frequentemente conteso per la sua posizione strategica. Menzionata nel 947 tra i possedimenti dell'Abbazia di Farfa, divenne feudo e dominio dei Duchi di Acquaviva e Atri, i quali vi prosperarono a lungo consolidandone l'aspetto di fortezza inaccessibile. Tale famiglia detenne un ruolo non certo marginale nelle lotte tra Impero e Papato: fedele alla causa filoimperiale, rafforzò la propria posizione e il legame con Federico II, attraverso una lungimirante politica matrimoniale.

Nel 1341 il feudo venne ceduto con un atto di vendita alla città di Fermo, per la quale rappresentava un territorio strategicamente molto importante ed indispensabile per il controllo del litorale da San Benedetto fino ai possedimenti della nemica Ascoli. Saldo baluardo fermano, fu una postazione costantemente in stato di allerta, se non di lotta aperta: la sua posizione di confine con il territorio ascolano la strinse spesso nella morsa di guerre e distruzioni, fatti d'arme, assalti di briganti e saccheggi. Unita alla provincia di Fermo, rimase a far parte dello Stato Pontificio fino al Risorgimento e ai moti per l'annessione delle Marche al Regno di Vittorio Emanuele II: con il plebiscito del 1860 divenne parte del Regno d'Italia, allegata alla Provincia di Ascoli Piceno.

fonte: www.comuneacquavivapicena.it

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  • citta: ACQUAVIVA PICENA
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