E' l’antico palazzo priorale posto al centro della città che, già nei secoli XIV e XV era il centro nevralgico del paese, dove si riunivano i principali organi amministrativi del comune, il Priorato appunto ed il Consiglio Generale (attualmente ospita alcuni uffici di rappresentanza, amministrativi e le sedute del Consiglio comunale). Il 7 febbraio 1567, con un capitolato, si delibera la demolizione del vecchio palazzo perché cadente e la sua ricostruzione viene affidata a mastro Giovanni Giacomi da Lago Maggiore. Anticamente si accedeva al palazzo comunale a mezzo di una scalinata; sul pianerottolo era posto un tavolo di pietra attorno al quale si sedevano i Priori nel porre all’asta le gabelle comunali. Si doveva trattare, sicuramente, di una scalinata esterna perché da essa il baiuolo comunale, allo squillo della tromba, invitava i consiglieri alle riunioni, i cittadini a parlamentare nei momenti di massima gravità e gli aspiranti alle aste. Il luogo più importante del palazzo era la "Sala Magna" dove si teneva il Consiglio Generale. Attorno alle pareti c’erano gli scanni dei conciliari. Al centro della parete di fondo era l’arengo. Su un tavolo era posto il Vangelo per il giuramento di rito.

Sulla facciata del palazzo sono poste l’unità di misura di lunghezza "braccio" e "mezzo braccio" che ancora oggi possono essere osservate. E’ munito di torre campanaria con merlature di segno guelfo, dove sono pure collocati l’orologio (acquistato nel 1775 ed abbellito da un circolo rotondo di travertino) e la campana risalente al 1803. Il palazzo fu restaurato dalle fondamenta nel 1780. Nei sotterranei c’erano il carcere, la stanza delle pene e dei tormenti con la sferza, la corda, le tenaglie. Nella cancelleria era custodita la cassetta per il sorteggio dei Priori che avveniva con votazione di fave bianche e fave nere. Sempre all’interno del palazzo comunale, appena restaurato, si possono ammirare tre soffitti decorati dell’ottocento, riportati ad antico splendore.

All’ultimo piano troviamo il Salone degli Stemmi, così chiamato per la presenza di stemmi comunali dei centri che contribuirono all’erezione del monumento commemorativo della battaglia di Castelfidardo completato nel 1912. Al suo interno è conservato un quadro del pittore Gallucci nel quale è riprodotta fedelmente l’ultima fase della Battaglia. Un tempo questo salone era anche adibito a teatro per pubbliche rappresentazioni.

Curiosità

Entrando nell’atrio comunale si può ammirare, nella sua parete destra, una targa in bronzo opera dello scultore Vito Pardo che l’Amministrazione fece apporre nella ricorrenza del cinquantesimo anniversario della battaglia. L’artista vi ha voluto simboleggiare la nuova generazione marchigiana nella figura di un vigoroso giovane che depone la palma della vittoria in memoria dei valorosi combattenti. Nello sfondo è riprodotto il monumento e lo stemma di Castelfidardo.

Il carcere

In una relazione per istituire il vicegovernatorato del 5 luglio 1858, si afferma che: "le carceri si estendono a porzione del piano inferiore ove rimane a contatto l’abitazione del custode. Si compongono di un corridoio d’ingresso, di un vano oscuro del sottoscala, di due segrete e di due vani di larga, uno dei quali potrà servire da infermeria... le loro mura ed i pavimenti sono sciuttissimi tanto perché di antica costruzione quanto perché hanno al di sotto altri piani per uso di magazzini. Sono disposte in modo da impedire la comunicazione dei detenuti".

da www.comune.castelfidardo.an.it

Informazioni aggiuntive

  • citta: CASTELFIDARDO
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