Le rocchette: i camminamenti di ronda

La Basilica della Santa Casa di Loreto è uno dei luoghi più noti e frequentati delle Marche innanzitutto per motivi devozionali, legati alla presenza della Santa Casa della Madonna ma anche per motivi storico-artistici.

La Basilica presenta infatti una straordinaria architettura, avviata nel 1469 per volere del Papa Paolo II e alla quale lavorarono alcuni dei più rilevanti architetti del Rinascimento, come Donato Bramante, Francesco di Giorgio Martini, Giuliano e Benedetto da Maiano, Giuliano da Sangallo, Antonio da Sangallo il Giovane, e preziose decorazioni pittoriche e scultoree, tra le quali emerge il cinquecentesco rivestimento marmoreo della Santa Casa, realizzate da alcuni dei più importanti artisti, D. Bramante, A. Sansovino, M. Palmezzano, L. Signorelli, A. Carracci, L. Seitz, ecc.

Ma in questa occasione presentiamo uno degli aspetti meno noti della Basilica, che pure ne costituisce la connotazione architettonica più singolare, ovvero i camminamenti di ronda, che danno alla struttura l’inconfondibile fisionomia quasi unica di basilica-fortezza e che oggi è possibile visitare grazie al restauro realizzato in occasione del Giubileo del 2000 che ha reso accessibile un vero e proprio tesoro architettonico rimasto celato per ben cinquecento anni.

Tali camminamenti furono decisi nel corso della costruzione della chiesa, a partire dal 1485, sulla scorta delle notizie provenienti dalle città limitrofe in merito alle incursioni dei pirati saraceni, per proteggere la Basilica e i suoi tesori. L’incarico venne affidato inizialmente a Giuliano da Maiano, il cui progetto si può ritrovare nel torrione nord-est che presenta una merlatura saliente a filo del muro.

Ma il piano della fortificazione visibile ancora oggi si deve a Baccio Pontelli, ingegnere generale delle rocche pontificie nella Marca d’Ancona, che dal 1488 modificò il disegno di Giuliano da Maiano realizzando un camminamento di ronda aggettante su archetti a sbalzo su mensole, con una soluzione tipicamente rinascimentale che coniuga l’esigenza della difesa con l’eleganza delle forme. Infatti il camminamento di ronda, conosciuto con il nome di rocchette, non è soltanto un solido strumento di difesa ma anche un elemento che interrompendo la verticalità della struttura ha reso maestosa ed elegante la sommità della Basilica.

Alle rocchette si accede dopo aver attraversato il corridoio laterale di accesso alla basilica, in cui si possono vedere un bassorilievo in pietra della fine del XV secolo rappresentate la Traslazione della Santa Casa e dei bassorilievi bronzei di Enrico Manfrini (1994) rappresentanti scene della Vita della Madonna, l’andito della Sala del tesoro, con stucchi barocchi (1611) di Francesco Selva, e la Sala del Tesoro, detta anche del Pomarancio, la cui volta è decorata da affreschi con scene della vita della Madonna, eseguiti nel 1605-1610 dal Pomarancio, uno dei capolavori del tardo manierismo romano.

Dalle rocchette, alle quali si accede salendo circa ottanta scalini, come si addice alla funzione difensiva che dovevano assolvere, si gode di un panorama ampissimo che va dal Conero al Gran Sasso e spazia sul litorale adriatico, ad est, e sui monti ad ovest.

Del sistema difensivo della Basilica fanno parte i sottotetti, rialzati rispetto alla norma per poter essere abitati, dove i soldati effettuavano il servizio di guardia, e i resti di un mensolone attualmente visibile sul lato nord ma che originariamente si trovava su entrambi i lati esterni della chiesa e che è considerato il primo livello di camminamenti di ronda. All’interno della chiesa vi corrisponde un camminamento che ne segue il perimetro, forse utilizzato per il controllo dell’ordine all’interno della basilica e per la manutenzione.

Nel torrione più antico a nord-est, realizzato da Giuliano da Maiano, vi sono esposti dei medaglioni bronzei rappresentanti il rosario, opere di Floriano Bodini (autore anche dell’altare maggiore, dell’ambone e del leggio), mentre nel torrione sud-est la Sala del camino è la dimostrazione che questi ambienti erano stati creati per poter essere abitati. Si tratta dell’unico esempio superstite, ma alcune stampe antiche dimostrano la presenza di numerosi comignoli sulla sommità della Basilica.

Monia Marzetti

 

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