Servigliano, la storia

Le antiche origini del comune di Servigliano risalgono ai Piceni ed agli Etruschi che in questo luogo volevano elevare una città, ma saranno i Romani che nel I secolo a.C. vi stabiliranno le loro ville. Primo fra gli altri fu Servilio Rullo, tribuno di Gneo Pompeo il Grande, ritenuto suo fondatore tanto che da esso prese il nome. Le tracce delle costruzioni romane (in “opus cementitium”, impasto più duro della roccia) sono tuttora visibili lungo la strada provinciale Matenana, nel tratto che conduce a Curetta, la collina più alta.

In questa altura dopo anni di insediamenti ed invasioni straniere, si rifugiarono varie comunità religiose come i monaci benedettini o i religiosi venuti da Farfa (Rieti), che si stanziarono in particolar modo sul monte Matenano (oggi Santa Vittoria in Matenano), e che influenzarono il modus vivendi dei serviglianesi, che diedero loro esempio nella costruzione di numerose abitazioni, nella coltivazione delle terre, ecc. Servigliano nasce come castello, Castello di S. Marco sul Monte, intorno all’anno Mille, ad opera di sedici famiglie che si sottomisero al governo del vescovo di Fermo, in un territorio più ristretto rispetto all’odierno, e sicuramente suddivisoe frazionato tra monti, castelli e vassalli,come rimandano i nomi delle contrade che oggicomprendono la circoscrizione serviglianese (Castello, Rocca, Belluco, Chiarmonte, Valle, Santa Lucia, La Commenda, ecc.).

Evento importante nella storia di questa città fu quello datato 1454, ovvero quando l’abate di Farfa di Santa Vittoria in Matenano cedette la piana di San Gualtiero alla Pieve di Servigliano. Da questa vicenda del passato prende ispirazione la rievocazione storica “Torneo Cavalleresco Castel Clementino” che ne narra gli accadimenti ogni estate in maniera sapiente e rigorosa, ma che soprattutto riesce a riportare tutto il borgo storico nel fervore di un popolo che sa ancora essere un punto di riferimento. Nel 1507, Servigliano è uno dei maggiori castelli dello Stato fermano.

Tuttavia, a causa delle infiltrazioni d’acqua dal 1758 cominciò a crollare: una frana distrusse i palazzi, e l’intero incasato dovette essere abbandonato dai serviglianesi, costretti inesorabilmente a spostarsi a circa 4km da “Servigliano Vecchio” sul prato della fiera, ovvero sulla piana vicino al convento dei Minori Osservanti. Dopo le richieste della comunità, papa Clemente XIV incaricò l’architetto Virginio Bracci di redigere il progetto per la costruzione della nuova città di fondazione e che nel 1772 vide l’inizio dei lavori. Il nuovo paese, che per quasi cento anni porterà il nome del pontefice (“Castel Clementino”) diventerà il centro urbano più caratteristico di tutto l’entroterra fermano grazie al volto originale e ricco di fascino che il Bracci gli seppe dare: un impianto urbanistico a struttura quadrangolare, tipica della cultura illuministica del settecento, neoclassicamente compatto ed armonico che fu per ciò ben presto definito “città ideale”.

Servigliano dopo neanche cento anni riprese il suo nome originario, senza smettere mai però di mantenere un legame col passato. Molte sono le impronte lasciate e da annoverare nella sua storia: dal Ponte sul fiume Tenna (dal 1813) alla stazione della linea ferroviaria Porto San Giorgio-Amandola (1908) sino al campo di prigionia e raccolta profughi (oggi Parco della Pace). Tutte queste opere, oggi, oltre a costituire oggetto di recupero, per uno sviluppo culturale, sociale e turistico, cosciente della propria identità, testimoniano quella naturale propensione dei serviglianesi a non barricarsi dietro alle sue mura piuttosto creare collegamenti e legami tra popoli. Chiunque sia giunto almeno una volta a Servigliano ha potuto meravigliarsi dell’accoglienza e dell’ospitalità della sua gente, e che anche in tempi più duri e pericolosi non ha saputo risparmiarsi, iscrivendosi nelle pagine di quella storia che non si tramanda sui libri ma negli animi delle nuove generazioni.

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  • citta: SERVIGLIANO
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