Sant’Elpidio a Mare, la storia

Sant’Elpidio a Mare è un comune di oltre 15.000 abitanti della provincia di Fermo. Sorge su una collina a 251 m. s.l.m. tra le valli del fiume Tenna e del torrente Ete Morto. Nonostante il nome, la cittadina non si trova sul litorale adriatico, in quanto il comune di Porto S. Elpidio, località da essa dipendente fino al 1952, le ha sottratto il territorio costiero.

Dai Piceni al Quattrocento

In età preromana l’area elpidiense fu popolata dai Piceni, come testimonia il rinvenimento di una necropoli risalente all’VIII sec. a.C. Poco si sa sul periodo romano (qualcuno ha ipotizzato che vi sorgesse l’antica Cluana), mentre è noto che nell’anno 886 sul territorio elpidiense si insediò un’importante abbazia benedettina, S. Croce all’Ete Morto, fondata dal vescovo di Fermo Teodicio e dall’imperatore Carlo il Grosso. Numerosi documenti attestano l’importante funzione religiosa ed economica che svolse l’abbazia tra IX e XII secolo in questa area. Oltre alle curtes, ai casali e alle chiese, essa possedeva anche un porto alla foce del Chienti. Il 1291 segnò la fine dell’autonomia dell’abbazia, i cui beni passarono prima ai cistercensi di Fiastra, poi al vescovo di Fermo. La chiesa romanica di S. Croce si trova ora in fase di restauro dopo un lunghissimo periodo di incuria.

Dall’Alto Medioevo fino alla metà del XII secolo il “castello” di Sant’Elpidio fu soggetto al vescovo di Fermo. Il suo nome è legato all’abate Elpidio, vissuto secondo alcuni per lungo tempo in Cappadocia e poi trasferitosi nel Piceno, secondo altri originario della regione, nella quale esercitò la vita monastica.

Un documento del 1151 prova che si andava allora formando il libero Comune, mentre è certa l’esistenza di un podestà di Sant’Elpidio nel 1214. Risalgono alla seconda metà del Duecento diversi tratti della cinta muraria; la magnifica Torre Gerosolimitana, o dei Cavalieri Gerosolimitani (più tardi noti come Cavalieri di Malta) fu edificata nel secolo successivo a scopo di controllo del litorale adriatico, benché siano pure evidenti nella sua costruzione significati mistico-religiosi.

Tra Due e Trecento il Comune partecipò alle lotte tra Papato e Impero schierandosi quasi sempre dalla parte del primo. Tale scelta costò alla cittadina due saccheggi, il primo nel 1327 ad opera delle truppe del ghibellino fermano Mercenario da Monteverde, il secondo causato nel 1377 da Rinaldo da Monteverde, signore di Fermo, che le inferse un tale colpo – incendiò quattro delle sue cinque contrade – da provocarle un lungo periodo di decadenza. Due decenni prima il cardinale Albornoz, nelle sue Constitutiones aveva classificato Sant’Elpidio, con una popolazione di 1200 famiglie, terra mediocris, cioè come un comune di medie dimensioni.

Dopo la grave crisi della seconda metà del Trecento causata dalle epidemie di peste e dalla distruzione quasi totale del 1377, la cittadina gradualmente si risollevò grazie anche ad una avveduta politica di esenzioni fiscali volta ad attirare l’insediamento di forestieri. Sant’Elpidio si era dotata di un porto, causa anch’esso di un conflitto con Fermo. Documenti del 1387-93 attestano l’esistenza di “guardiani del porto”, incaricati di custodire il magazzino dello scalo e di riscuotere le gabelle sulle merci imbarcate e sbarcate. L’economia elpidiense era perciò legata non solo alla terra, ma anche alle manifatture e ai commerci esercitati da un ceto borghese ben presente nella cittadina.

Dal Cinquecento ad oggi

Nel Cinquecento fu edificato il palazzo del Comune, dotato poi di un notevole prospetto attribuito a  Pellegrino Tibaldi. Tra gli ultimi decenni del Cinquecento e i secoli successivi a Sant’Elpidio fu molto intensa la vita religiosa, testimoniata dalla edificazione, ristrutturazione e decorazione di numerose chiese e conventi. La collegiata dedicata all’abate Elpidio disponeva di un arciprete, dieci canonici, due vicari e un maestro di cappella. La chiesa custodiva (e custodisce) le reliquie di S. Elpidio entro un prezioso sarcofago romano del IV secolo decorato da bassorilievi. Risalgono al secondo Cinquecento e al primo Seicento due importanti opere pittoriche che ornano la collegiata: rispettivamente la Crocifissione di Palma il Giovane e la Madonna del Carmine del Pomarancio. Nel 1702 vi fu realizzato da Angelo Scoccianti il barocco altare dell’Annunziata, mentre alla fine dello stesso secolo Nicola Monti dipinse la grande tela dell’Assunta e Santi Patroni che sovrasta l’altar maggiore.

A breve distanza dalla collegiata fu riedificata a partire dal 1575 la suggestiva Basilica Lateranense di Maria SS.ma della Misericordia, ricca di dipinti e affreschi di Andrea Boscoli, Andrea Lilli e Pomarancio ispirati a momenti della vita della Vergine, mentre i due organi furono realizzati nel secondo Settecento da Callido e Nacchini. La chiesa, custodita dall’Arciconfraternita della Misericordia, è sede da 36 anni dell’Accademia organistica elpidiense, importante manifestazione musicale che si tiene nel mese di agosto.

A fine Cinquecento erano presenti a Sant’Elpidio i conventi degli Agostiniani, dei Minori Osservanti, dei Conventuali, dei Cappuccini.  Più tardi, nel 1735, sorgerà il complesso dei Filippini, con la chiesa di S. Filippo Neri, riccamente decorata, e l’Oratorio piccolo progettato dal Valadier. Vi era poi il santuario di S. Maria degli Angeli, custodito da diversi ordini religiosi.

Pure significativa è la presenza delle Suore Benedettine, che si occupavano dell’educazione delle fanciulle. Nel Settecento migliorarono le condizioni economiche e aumentò la popolazione, che passò dai 5000 abitanti del 1700 ai 7900 di fine secolo.

Nel 1797 Sant’Elpidio fu uno dei pochi comuni marchigiani che si opposero al passaggio delle truppe napoleoniche del generale Rusca, e che perciò dovette subire sanguinose ritorsioni.

Nel 1828 Sant’Elpidio, divenuta dopo la restaurazione sede di un governatorato con giurisdizione su Montegranaro e Monte Urano, ottenne il titolo di città. Le vicende di questo centro rivierasco del Fermano seguirono poi la storia dello Stato Pontificio; con il Regno d’Italia la cittadina fu inclusa nella provincia di Ascoli Piceno, da cui si sarebbe staccata nel 2008 con la costituzione della nuova provincia di Fermo.

L’economia di Sant’Elpidio a Mare è oggi fortemente caratterizzata dalla produzione calzaturiera, sviluppatasi essenzialmente nel secondo dopoguerra. Va ricordato che nella frazione di Casette d’Ete sorge lo stabilimento principale della Tod’s di Diego della Valle, industriale oggi noto per i suoi marchi ben oltre i confini d’Italia. Collegato a tale ormai storica attività manifatturiera è il Museo della Calzatura. Di grande interesse è la Pinacoteca Civica, intitolata a Vittore Crivelli, di cui possiede un famoso polittico. Infine Sant’Elpidio ospita una tra le più antiche rievocazioni storiche marchigiane: la Contesa del Secchio.

a cura di Pier Luigi Cavalieri

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