Il torrone di Camerino

antica delizia di maestri pasticceri

Mandorle nazionali pelate, miele millefiori, zucchero, aromi naturali e albume d’uovo.

 

Con questi ingredienti mescolati e manipolati a regola d’arte il Torrone di Camerino delizia i palati fin dalla fine del secolo scorso. Nient’altro viene aggiunto ad una ricetta che da oltre cento anni si mantiene con scrupolo e rigore ancorata alla tradizione, avviata dai Francucci, una famiglia di pasticceri ed oggi custodita da Paolo Attili che ha rilevato l’attività nel 1983.

 

Oggi la richiesta è alta, ma la produzione volutamente non riesce a soddisfarla interamente, perché Attili non ne vuol sapere di abbandonare l’artigianalità di un prodotto di nicchia che non tradisce mai i suoi estimatori. Nei pochi negozi delle Marche, concentrati soprattutto a Camerino, che possono vantare il privilegio di vendere il Torrone Francucci la scelta spazia dal mandorlato tradizionale, al mandorlato tenero, entrambi nella versione semplice o ricoperto al cioccolato (ovviamente con raffinatissimo cioccolato Van Houten Callebaut), al tenero ricoperto al caffè, all’anice, al limone, all’arancio, alle fragole, al torrone friabile alle noci. Completano la gamma il “C’era una volta”, versione originale arricchita da una maggiore dose di miele, il nocciolato al cioccolato (fondente e al latte) e il torroncino “Quickly”. Delizie in grado di soddisfare i palati più ghiotti, quelli più esigenti e quelli degli esperti di questo straordinario prodotto natalizio.

 

La storia del Torrone di Camerino è racchiusa in una manciata di metri quadrati in Via Massei dove sorgevano, l’uno a pochi metri dall’altro, i laboratori di Severino Francucci e Alberto Bettacchi, uniti dalla passione per il torrone, ma ovviamente divisi da un’accesa rivalità. Bettacchi era fornitore ufficiale della Regina Margherita, mentre il Principe del Piemonte concesse al cavalier Francucci l’utilizzo dello stema reale con la legenda “Brevetto della Real Casa”. Ai premi ricevuti da Bettacchi a Marsiglia nel 1898 e a Parigi nel 1902, Francucci rispose con la medaglia d’oro all’Esposizione internazionale di Barcellona nel 1912. L’acquisto di una ditta della provincia di Ancona del torronificio Bettacchi pose fine ad una storica rivalità, lasciando Francucci quale unico custode della ricetta tradizionale. Nel laboratorio situato al numero otto di Via Massei la produzione si svolgeva ininterrottamente dai primi di settembre fino alla fine dell’anno.

 

Quotidianamente Severino Francucci ripeteva il suo rituale: ad un certo punto si avvicinava ai caldai di rame dove venivano mescolati gli ingredienti e versava il contenuto di una boccetta scura, un liquido che racchiudeva tutto il segreto del Torrone di Camerino. Dopo la fase di amalgama il si versava il contenuto in appositi stampi di legno di varie dimensioni, compressi con morsetti a vite per poi essere pressato a mano con rulli di metallo. Infine veniva spalmato alla base una congrua quantità di albume d’uovo montato a neve.

 

Quali fossero i componenti del magico liquido ancora oggi non è dato saperlo. D’altronde se non ci fossero segreti da custodire sarebbe un semplice torrone, non quello di Camerino.

 

Stefano Greco

Informazioni aggiuntive

  • citta: CAMERINO
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