Fermo e i fermani alla corte di Cristina di Svezia

Fermo e la regina Cristina

Nel 1654 la regina di Svezia Cristina (1626-1689), da tempo attratta dal cattolicesimo, decise di lasciare la fede luterana e con essa il trono del Paese scandinavo. Dopo un lungo viaggio attraverso l’Europa si stabilì a Roma, dove si circondò di ecclesiastici, artisti, studiosi, medici e persino alchimisti. Ciò che sorprende è che, per un curioso intreccio di destini, molti di questi personaggi erano originari di Fermo.
Quando la regina giunse a Roma, Fermo godeva di uno status privilegiato all’interno dello Stato della Chiesa. Era infatti, oltre che sede arcivescovile, la città “dominante” (così veniva chiamata) di un vasto territorio comprendente circa cinquanta castelli, detto a sua volta “Stato di Fermo”. Non era inclusa pertanto nella provincia della Marca, ma era direttamente soggetta al pontefice, che la affidava formalmente al proprio cardinale nipote, insignito della carica di governatore. Inoltre, per secolare tradizione, Fermo era una città di studi: sulla sua piazza centrale prospettava, accanto alla sede comunale, il palazzo dell’Università, riconosciuta ufficialmente dal 1585 ma operante dal XIV secolo, mentre poco distante da essa sorgeva il collegio dei Gesuiti, creato nel 1609. Non vi mancavano pertanto uomini di notevole cultura.

La regina e il cardinale

L’ex regina, che dopo la conversione volle chiamarsi Cristina Alessandra Maria, fu accolta trionfalmente nella capitale del cattolicesimo e trattata sempre dai pontefici come se fosse ancora una sovrana regnante. Insediatasi nel 1656 a Palazzo Farnese, vi aprì un’Accademia reale in cui si coltivavano la musica, il canto, il teatro, la poesia, la filosofia e le scienze del tempo. Cristina aveva allora ventinove anni, modi considerati mascolini e una bellezza abbagliante. Fu allora che conobbe il cardinale fermano Decio Azzolino con il quale la vox populi le attribuì una lunga relazione sentimentale. È certo comunque che egli curò il vasto patrimonio dell’ex sovrana dal 1659 sino alla morte.
Decio Azzolino (o Azzolini, 1623-1689) era detto “juniore” per distinguerlo dall’omonimo “seniore”, zio del primo e segretario di Stato di papa Sisto V. Appartenevano entrambi a una delle più importanti famiglie della nobiltà fermana, di cui resta oggi in città il palazzo dal magnifico cortile rinascimentale. Laureatosi all’Università di Fermo, percorse anch’egli, come lo zio, una brillante carriera ecclesiastica che lo portò alla porpora cardinalizia a trentuno anni, nel 1654, e alla segreteria di Stato nel 1667, ufficio che riuscì a mantenere sotto tre pontefici. Che genere di legame unì per tutta la vita la coltissima regina nordica con l’ecclesiastico fermano così ben introdotto nei Sacri Palazzi? Fu soltanto un’amicizia “platonica” cementata dai comuni interessi culturali e religiosi? È difficile rispondere a queste domande perché la copiosa corrispondenza tra i due fu distrutta dallo stesso cardinale dopo la morte della regina: si salvarono solo delle lettere a lui indirizzate da Cristina durante un viaggio in Svezia compiuto nel 1666-68. Certo è che le visite di Decio Azzolino alla regina furono, almeno per un periodo, così numerose che il papa dovette intervenire per pregare il cardinale di limitarle. In una delle sue superstiti missive, Cristina scrive a Decio che gli scrupoli religiosi non le impediscono di volergli bene “sino alla morte”, e aggiunge: “Dal momento che la pietà di Dio le impedisce di essere il mio amante, la sollevo dall'essere mio servo, come io dall'essere sua schiava”. Questo singolare amore tra la regina e il cardinale sarebbe durato davvero fino alla morte, che per entrambi giunse nel 1689. Decio Azzolino fu presente al suo capezzale quando Cristina si spense in aprile, nominandolo suo erede, ed egli stesso morì nel giugno successivo, lasciando gli ingenti beni che erano stati della regina al lontano parente Pompeo Azzolino. Consapevole della necessità di dotare la sua città natale di una raccolta libraria di uso pubblico, l’anno precedente egli aveva finanziato la realizzazione di quella che si sarebbe chiamata Sala del Mappamondo, primo nucleo della Biblioteca comunale di Fermo, dedicandola proprio a Cristina.

La corte “fermana”

La presenza di tanti fermani alla corte romana dell’ex sovrana di Svezia (su cui ha fatto luce recentemente la studiosa Vera Nigrisoli Warnjelm) iniziò quando il cardinale Azzolino vi introdusse uomini a lui legati da vincoli di parentela o di cittadinanza. I primi ad esservi ammessi furono il medico Cesare Macchiati e il capitano Lorenzo Adami. Macchiati, nato a Carassai nel 1597, fu medico personale della regina e l’accompagnò in due viaggi da lei compiuti in Svezia. Macchiati insegnò Medicina pratica alla Sapienza di Roma dal 1670 al 1674 e morì nel 1675, mentre era ancora al servizio della regina.
Lorenzo Adami, cugino di Decio Azzolino, nato a Fermo nel 1630, apparteneva a una famiglia di antica nobiltà e dal 1658 ricoprì l’incarico di capitano delle guardie della regina Cristina, compiendo anche missioni a suo nome in Svezia. Ignazio Adami, fratello di Lorenzo, dopo essere stato scudiero della sovrana, ebbe un incarico analogo, come tenente delle guardie svizzere di Cristina dal 1680 alla sua morte. Fermani erano anche diversi altri personaggi, di cui si conosce solo il nome.
Successore di Macchiati come medico della regina Crisitina fu il fratello di Giovanni Antonio, Romolo Spezioli (1642-1723), nato anch’egli a Fermo, nella cui Università si laureò in medicina e filosofia nel 1664, esercitando poi la professione a Grottammare, Ripatransone e Jesi. Fu chiamato a Roma dal cardinale Azzolino, di cui era lontano parente, nel 1675. Presto riconosciuto per le sue eccellenti qualità professionali, divenne medico personale non solo di Azzolino e della regina Cristina, ma anche di numerosi nobili e prelati romani. Uno di essi, il cardinale Ottoboni, diventato papa nel 1689 con il nome di Alessandro VIII, lo nominò suo archiatra. Dopo la morte del pontefice, avvenuta due anni più tardi, Spezioli si dedicò all’insegnamento della medicina e al sacerdozio. Volle essere sepolto nella Chiesa Nuova dei Padri di S. Filippo Neri, dove riposava già il suo benefattore Decio Azzolino e dove si erano celebrati i solenni funerali di Cristina.
Prima della morte Romolo Spezioli nominò suoi eredi universali i Gesuiti di Fermo. Già nel 1705 aveva donato alla città di Fermo i suoi libri di medicina e filosofia, a patto che il Comune si impegnasse ad aprire al pubblico la Biblioteca, come avrebbe voluto il cardinale Azzolino; poi con testamento lasciò anche tutti gli altri volumi, per lo più di argomento religioso. La sua raccolta di libri di medicina costituisce oggi uno dei fondi più importanti e originali della Biblioteca Civica di Fermo.


Fonte:

http://www.academia.edu/4314986/I_Fermani_alla_corte_della_regina_Cristina_di_Svezia

Biblioteca Civica “Romolo Spezioli” P.zza del Popolo, 63 Fermo - Tel. 0734/284310.
Orario di apertura: lun.-ven. 8.30-13.45 15.15-18.45 sab. 8.30-13.45 - Orari estivi dal 14 luglio al 31 agosto: lun.-sab. ore 8.30-13.45. Apertura straordinaria ogni giovedì di luglio ed agosto dalle 20.00 alle 24.00 in occasione della tradizionale Mostra Mercato dell'Antiquariato e dell'Artigianato.
Palazzo Azzolino – C.so C
efalonia, 69 - ingresso libero al cortile rinascimentale.

 

A cura di Pierluigi Cavalieri

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