Belmonte Piceno


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Piazza G. Leopardi 6 63838 BELMONTE PICENO FM
0734.771100
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Il centro storico di Belmonte Piceno è avvolto dalla circonvallazione ovale che dal largo Silvestro Baglioni,davanti alle scuole materna ed elementare, penetra nella piazza G.Leopardi da cui due strade parallele, intitolate a Tommaso Rubei ed a Marino Lucido belmontesi, scendono il pendio tra le schiere di case che vi si affacciano fino allo spiazzo della fontanella. Prima di proseguire verso il belvedere Europa ed il borgo Italia ci soffermiamo ad ammirare l'arte.

Nell'intenzione dei belmontesi del secolo XII la chiesa del SS. Salvatore, sul colle adiacente a santa Maria in Muris (poi San Simone) era il punto di riferimento del nuovo castello cui fu dato il nome dai coloni immigrati da Belmonte Sabino nella zona dell'abbazia di Farfa. Già nel medioevo presso la chiesa fu stabilita la sede dell'ufficio del Sindaco, più tardi vi eresse l'abitazione un signore Brunforte ed altri ancora tanto che la piazza davanti alla pieve è delimitata dai palazzi ricostruiti nei secoli XV, XVIII e XX, edifici caratteristici. Fu ricostruita pure la chiesa parrocchiale dipendente dal secolo XV dal Capitolo metropolitano di Fermo, con suo stemma dell'agnello giacente sul libro dai sette sigilli e reggente la croce della redenzione. La chiesa antica era piccola e bassa; ma l'arcivescovo Urbano Parracioni volle creare uno sperone a nord e con un muraglione ovale di sette metri creò lo spazio per prolungare la chiesa dalla piazza alla ripa e la fece allargare demolendo la chiesa di San Nicola presso la casa canonica. Adiacente era l'ospedalead ospizio per infermi e per pellegrini intitolato a San Martino. Il disegno architettonico fu affidato dal presule a Domenico Fontana fermano; il maestro costruttore fu Pietro Augustoni anche lui operante a Fermo. L'esecuzione durò sette anni; 1770-1776 e nel 1776 furono consegnati i magnifici dipinti di Filippo Ricci che aveva rappresentato in grandi tele i santi titolari di benefici ecclesiastici belmontesi, come si dirà nel seguito.

La facciata in mattoni a vista ha movenze classicheggianti con lesene a lato del portale e pilastri agli spigoli con alto zoccolo a ripiano. Nel fastigio il frontone triangolare a cornice multilinea è sormontato è sormontato da croce ferrea radiante. Sopra al portale la cornice arcuata ed il finestrone anch'esso arcuato. Decoro,linearità, armonia e proporzione riflettono l'arte neoclassica che splendeva con Clemente XIV e Pio VI nello stato pontificio.

Il portone, d'artigianato belmontese, è in triplice strato di legni, in sedici scomparti rettangolari simmetrici con cornici a specchio e bulloni sullo zoccolo. L'eleganza austera è effetto della simmetria. Tolto lo strato di vernice a piombo nel 1984 si è messo in risalto il colore naturale del legno d'abete. Il parroco (1957-1985) don Giuseppe Biondi nel 1976 faceva rinnovare la pavimentazione interna con marmo macchiato di Trani a fasce multicolori, arancione il tappeto che dall'ingresso arriva al presbiterio. L'altare fu fatto ricostruire nel 1942, con bel prospetto di marmi pregiati e colonnine dal parroco pievano don Ruffino Brunelli belmontese (1939-1958) il quale ricostrui con muratori locali il tetto e la volta e fece pitturare entrambi da Giuseppe Toscani e da Armando Moreschini.

Nell'abside la tela di Filippo Ricci(1777) raffigura il SS. Salvatore cui è intitolata questa chiesa parrocchiale, con a lato la madre Maria assunta in cielo, contemplati dai vescovi Nicola e Donato, in mezzo ai quali un angelo offre il plastico del paese dalle tre torri.

A lato dell'ancona i dipinti raffiguranti le anime del purgatorio al cui suffragio si dedica per tradizione il mese di novembre. In cima alla pala d'altare lo stemma A.M. sovrapposti, Ave Maria. Il catino dell'abside, tripartito dai dipinti del Moreschini con decorazioni floreali. Al centro il Cristo Eucaristia a grandezza naturale, veste bianco-latte e tunica rossa, aureola fulgente: è il Risorto. Gli angeli nei comparti laterali. Sulla volta della chiesa, ad unica navata, i quattro evangelisti in cerchi alternati ad altri contenenti lodi, l'agnello pasquale presso l'archivolto e il Pellicano in fondo verso l'organo, entrambi simboli del Cristo Eucaristia. Il pittore Giuseppe Toscani diede splendori di colore e figure. I cerchi sembrano occhi che guardano dall'alto, i bracci e braccetti portalampade in legno di artigianato belmontese e fermano decorati a rosette e fogliame. Alla parete sinistra l'altorilievo raffigurante la Pietà, in legno, scolpito nel secolo XV e dipinto, opera di artista marchigiano ignoto ha una forte espressività emotiva ed è composto con armonia nella verticalità delle persone, la venerazione soprattutto il venerdì della settimana Santa ha favorito la creazione di una splendida cornice barocca indorata di nuovo nel 1984 a cura di don Biondi.

Al secolo XVI risale la scultura lignea del crocefisso in corporatura di tipo marchigiano con effetto di armonia proporzione e di devoto atteggiamento.

Sull'altare sinistro il dipinto in tela raffigura la gloria della Santa Croce e della Pietà con i Santi oranti: Caterina martire, Pietro apostolo, Giovanni battezzatore, opera dello stesso F.Ricci che sullo sfondo ha delineato le colline belmontesi. Altra opera del Ricci di rimpetto nel dipinto sopra l'altare destro, raffigura il culto lauretano della casa di Nazareth con la B.Vergine ed il Bambino onorati dai santi Sebastiano martire, Rocco pellegrino, Antonio eremita abate, Francesco assisiate, ciascuno con i propri simboli. Il cancelletto e la porticina indorata proteggono il tabernacolo della preziosa Santa Croce nel reliquiario di pregevolissima elaborazione artistica con lamina d'argento dorato del secolo XIV e completamento argenteo dei secoli XV-XVII ivi racchiuso. La ricchezza dell'ornato conferma la solennità della festa patronale che gli è dedicata il 3 maggio, delle processioni anche in occasione delle rogazioni e del venerdì santo.

Lungo le pareti 14 dipinti della Via Crucis sono riferibili al secolo XVII come si nota dalle iscrizioni. Inoltre quattro nicchie simmetriche chiuse da vetrate conservano le statue in uso professionale: l'Immacolata, l'Addolorata, il Sacro Cuore e S. Vincenzo Ferrer patrono come S.Antonio delle campagne.

L'organo ha tastiera e scavezza di 50 tasti e 18 pedali con due file di canne, è opera dei valenti organari ascolani Vincenzo Paci e figli Giovanni ed Enrico che lo posero nel retrofacciata nell'anno 1881 su commissione delle confraternite belmontesi.

Questa stessa chiesa parrocchiale fu ricostruita con l'apporto comune di benefici ecclesiastici le cui rendite vennero riunite e diedero occasione di dimettere le chiesine che esistevano in prossimità del paese, una dedicata a san Pietro alla torrecella e l'altra al Crocefisso, perché si vennero a svolgere le celebrazioni delle sante Messe nella nuova grande chiesa centrale.

fonte: www.comunebelmontepiceno.it

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