Ortezzano


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In cima ad un pendio collinare che domina la sponda sinistra dell’antico fiume Aso, il borgo medie-vale di Ortezzano, che ancora oggi conserva la struttura urbanistica del castello originario, è domi-nato dalla torre ghibellina a base pentagonale, la più imponente testimonianza che resta del castello del XIV secolo. Dentro e fuori le mura, Ortezzano è ricco di beni storici e culturali unici: tappe fon-damentali per scoprire e apprezzare in pieno la sua bellezza artistica ed architettonica.

L’economia del paese è da sempre legata all’agricoltura, alla quale sono connesse molteplici inizia-tive di trasformazione e commercializzazione dei prodotti qui coltivati. Anche il turismo, in cre-scente sviluppo, è peculiare ad Ortezzano, grazie alle sue eccellenze ma soprattutto alle attività ri-cettive e di ristoro, che si contraddistinguono per la qualità del servizio offerto, la cordialità e l’accoglienza, e dove è possibile gustare i piatti della tradizione e i prodotti del territorio.

Oltre alla bellezza dei luoghi e al fascino della storia, la forza di Ortezzano risiede nei suoi cittadini: una popolazione fortemente radicata nella tradizione, ma allo stesso tempo proiettata in avanti. In-traprendenti, capaci di creare ed innovare, in grado di distinguersi nei settori più svariati raggiun-gendo l’eccellenza, gli ortezzanesi, ed in particolar modo due gruppi folclorici, fieri della propria identità e della propria tradizione culturale si sono adoperati per conservarle e tramandarle attraver-so le proprie attività annuali e l'impegno per la fondazione del Centro Studi sul folklore piceno.

La sensibilità e l’attenzione verso la cultura popolare del nostro territorio è molto forte ad Ortezza-no ed abbraccia tutte le età, dai veterani ai più giovani, e proprio con quest'ultimi si alimenta il fer-vore della riscoperta del patrimonio culturale promuovendo con esso l’intero paese. La cultura di-venta così una grande risorsa e un’occasione di sviluppo.
Durante l’anno numerose sono le opportunità per lasciarsi conquistare dal fascino di Ortezzano, so-prattutto nella calda stagione, con eventi divenuti importanti quali: il “Festival Internazionale del Folclore” e l’ormai consolidata “Festa del Vino”.

Ortezzano è oggi un vivace borgo, immerso in un paesaggio di grande suggestione da un punto di vista panoramico, dove si notano ovunque i segni dell'operosa e antica presenza dell'uomo. Il suo centro storico conserva urbanisticamente le tracce del medioevo, dove all'interno di un tessuto urbano molto serrato, racchiuso nell'antica e oggi ormai persa cinta di fortificazione, strette vie si aprono all'improvviso su piccole ma seducenti piazze, svelando la presenza di vere perle architettoniche: chiese, antichi palazzi, imponenti resti del castello, abitazioni quattrocentesche, tutte impronte che parlano della vita sociale di quei tempi e raccontano della devozione, delle speranze, della fatica, dell'ansia del vivere e delle gioie della gente di allora. Tra tutti gli edifici spicca il simbolo di Ortezzano, la sua Torre Ghibellina, che lo distingue dagli altri comuni a chilometri di distanza per la peculiarità del profilo. Il torrione, la più imponente testimonianza che ci resta dell'antico castello del XIV secolo, costituisce un raro esempio di costruzione militare a pianta pentagonale irregolare aperta con merli ghibellini a coda di rondine. Alto 15 metri, questo monumento aveva la funzione di difendere il castello dagli attacchi provenienti dalla vallata sottostante. Ma in seguito, intorno alla metà del XIX secolo, venne trasformato in campanile. Dalla torre, oggi, è ancora possibile dominare tutta la vallata dell'Aso.

Altro elemento di notevole valore architettonico è rappresentato dall'antica porta d'accesso al castello, detta da Sole, un pregevole esempio in stile gotico, con arco a sesto acuto e volta a crociera ogivale, sormontata da feritoie, che conserva la ghiera dell'arco con impresso lo stemma del paese. Ortezzano annovera, nel suo territorio, numerose chiese, urbane e rurali, alcune di modeste dimensioni altre di rilevante interesse storico-artistico. La chiesa di San Giuseppe, è ancora una chiesa suburbana, in quanto ubicata al di fuori della porta del castello, che conserva all’interno un solo altare murato e nel 1771 i lati est ed ovest erano ornati con 7 quadri (4 nel lato ovest e 3 nel lato est). Sul lato est della chiesa vi era un piccolo campanile, sormontato da una croce di ferro e l’effigie di San Giorgio. La chiesa di Sant’Antonio da Padova, nella quale per antica consuetudine si solennizzava la festa di Sant'Antonio, divenne nel 1863 da piccola chiesa rurale a chiesa cimiteriale. Il prof. Giuseppe Carboni trovò riposo qui, dove ancora oggi vi è la sua tomba. La chiesa del Carmine, o del Suffragio (1715-1725), unisce lo stile barocco con quello più lineare neoclassico. Chiesa ad uso cimiteriale, fu edificata dai fratelli Filippo e Luigi Papetti, conserva un Carlo Maratta e le Via Crucis Xilografiche del Ceschini. Il campanile è del 1847. La chiesa di San Girolamo, oggi patronale, compare già nel 1290, come si legge nelle "Rationes Decimarum" del Sella, ma l'attuale disegno è una ricostruzione del 1767-1773. La casa parrocchiale risale al 1794. Il quadro sull'altare maggiore è una copia del Pavese su Domenichino. La balaustra in ferro battuto fu eseguita dal Rutili. Nel 1861 il Municipio intervenne sul pessimo e pericoloso stato della torre restaurando anche la scala.

La Chiesa di Santa Maria, o della Beata Vergine delle Grazie o del Soccorso o di Piazza, di origine farfense, fu ricostruita verso il 1450 a croce greca, nel 1585 fu ingrandita, e nel 1759 fu eretto il campanile. Conserva un dipinto su tavola di Giovanni e Vincenzo Pagani (1509), una via Crucis di Sebastiano Conca da Gaeta, un frammento di affresco del ’400, un’opera di Carlo Maratta, un’opera di Antonio Liozzi, un organo (1747) dell’organaro Attili di Ortezzano, vetri policromi e scritta dantesca in oro sul cornicione.

Tra gli edifici urbani ed extraurbani di interesse storico-architettonico rientrano le fonti, che sebbene abbiamo perso la loro importanza come fonte idrica, tuttavia costituiscono una risorsa turistica notevole. Fonte Tre Cannelle, Fonte da Bora, Fonte de Mara’, in particolar modo, situate in campagna e utilizzate fino agli anni ’70, sono quelle riportate a nuova luce con restauri volti a garantirne lo stato conservativo.

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