San Sisto faceva parte della provincia ecclesiale della Massa Trabaria e la sua posizione di confine portò il castello a trovarsi spesso in difficoltà a causa delle lotte tra guelfi e ghibellini e tra le casate nobiliari vicine, lanciate in politiche espansionistiche. Inoltre il suo dipendere dalla Chiesa di Roma mise San Sisto in stretto rapporto con le realtà religiose del luogo, tanto che nel XIII° secolo i monaci dell’abbazia di Sant’Angelo del Sasso Simone: nel momento in cui i rigidi inverni del Sasso resero impossibile la vita dei suoi abitanti, questi decisero di trasferirsi più a valle nel vicino castello di San Sisto, portando decisamente un notevole sviluppo sia economico che sociale.

Dopo esser stato possesso dello Stato pontificio, San Sisto divenne feudo dei vicini conti Oliva, continuando comunque a godere di un certo benessere: nelle guerre intraprese dalla famiglia comitale chi si arruolava al seguito del signore certamente doveva ottenere in cambio dei buoni guadagni. La fortuna degli abitanti di San Sisto terminò con il mutare delle politiche della penisola: ormai le piccole signorie locali si trovavano in posizione decentrata rispetto agli interessi delle grandi signorie rinascimentali ed il tipo di economia del castello tornò ad essere quello basato sull’agricoltura e l’allevamento.

Dell’antico castello medievale non resta ormai più nulla, anche l’ultimo elemento fortificato rimasto in piedi fino alla seconda guerra mondiale, la poderosa ed alta torre quadrata delle fortificazioni, fu bombardato e distrutto dai tedeschi perché non fosse un segnale di avvistamento per l’aviazione alleata. Anche le strutture fortificate che dovevano trovarsi nei pressi del castello principale sono ormai completamente distrutte ed a testimonianza della loro esistenza restano oggi solamente i toponimi dei luoghi come, per esempio, la Torriola.

fonte: www.comune.piandimeleto.pu.it

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