Polittico di Pietro Alamanno

Il Polittico di Montefalcone, dipinto tra il 1475 e il 1480, proviene dalla chiesa di S.Giovanni Battista.

É attualmente esposto presso il Museo di Palazzi Felici. L'opera riveste una particolare importanza nel corpus delle opere di Pietro Alamanno, allievo di Carlo Crivelli, non solo per i valori stilistici ed iconografici, ma anche di civiltà artistica e materiale in quanto è l'unico polittico dell'artista rimasto integro con la sua preziosa cornice.

Ai piedi del Santo titolare del convento, San Francesco, compare una figurina inginocchiata, forse il committente, con un cartiglio scritto in latino dove si allude al sostegno fornito dai Francescani al dogma dell'Immacolata concezione della Vergine: “Non est verus amator Virginis qui renuit eius conceptionem celebrare”. L'importanza dell'opera e l'attribuzione a Pietro Alamanno fu riconosciuta da due pionieri della conservazione dei beni culturali in Italia, il Cavalcaselle e il Morelli (1861).

La macchina d'altare di Montefalcone è finemente intagliata e dipinta, i colori predominanti sono l'oro, il rosso, il nero. Motivo ricorrente sia in Carlo Crivelli che nell'Alamanno è la decorazione a pastiglia, che crea un effetto di evidente rilievo, ottenuta con dello stucco ricoperto di una foglia d'oro, la tecnica è usata nella corona della Madonna e di S. Caterina. L'oro e le pietre preziose, devono evocare la sacralità delle figure e rappresentare l'empireo, la luce della corte celeste che è il vero consesso di ogni polittico, corte di cui la Madonna è Regina, assisa in trono, adorna della corona segno della regalità. Alle spalle della Madonna un drappo rosso, un dossale. II trono, alto su due gradini marmorei e anch'esso realizzato in marmi preziosi, è di sobria linea rinascimentale con semplici e severi capitelli e senza braccioli. La Madonna è riccamente abbigliata con una veste rossa ricamata in oro e profilata nello scollo da una passamaneria preziosa. Il manto è scuro, di pesante velluto ricamato con la stilizzazione del frutto dell'ananasso, motivo probabilmente ricavato da sete di provenienza orientale. Sulle ginocchia della Vergine sgambetta il Bambino Gesù che tende le braccia alla Madre dolcemente atteggiata a una soffusa malinconia, presaga del sacrificio che attende il Figlio, nudo come lo sarà sulla Croce. L'iconografia del Bambin Gesù ricalca la sua raffigurazione di vittima eucaristica, la sua nudità allude alla Passione. Al centro dell'ordine superiore, in corrispondenza dell'iconografia della Vergine col Bambino, è raffigurato il Cristo morto tra la Vergine e San Giovanni. Il corpo di Cristo è l'immagine dell' eucaristia, è un'esaltazione dell'umanità e della presenza carnale del Dio vivente, l'immagine conferisce un contenuto sensibile al mistero eucaristico. 

 

da www.montefalcone.it/

Informazioni aggiuntive

  • citta: MONTEFALCONE APPENNINO
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