Disposizioni per la vendita del pesce in città sono rintracciabili fin dagli antichi Statuti pesaresi dal XIV al XVII secolo. A inizio ottocento il Comune avverte l’esigenza di un edificio pubblico per la vendita di un prodotto sempre più rilevante per l’economia cittadina.

Il progetto per l’edificazione della Pescheria viene approvato nel 1820 e affidato all’ingegner Pompeo Mancini, autore anche degli Orti Giuli. La costruzione viene realizzata nel triennio 1821-‘23. Il prospetto su corso XI settembre è addossato alla seicentesca chiesa del Suffragio, ormai difficilmente riconoscibile nella facciata mutilata dalle demolizioni.

L’unico grande ambiente che costituisce l’interno ha conservato il soffitto a trabeazioni in legno e la fontana in pietra a conchiglia nella parete di fondo. Dal 1988, due fontane in marmo d’Istria - restaurate nelle parti mancanti - sono tornate a ornare i lati dell’ingresso principale. Nell’assetto generale, l’ottocentesco edificio è rimasto integro nella sua sobria eleganza: concepito nello schema-tipo del tempio pagano, ne presenta gli elementi strutturali, tra cui le possenti colonne.

Smessa la funzione originaria e convertita in spazio espositivo, dal 1996 la Pescheria è sede del Centro Arti Visive, istituzione comunale la cui finalità è di promuovere mostre di arte contemporanea e design.



testo liberamente tratto da: Giovanna Patrignani, La Pescheria e La confraternita e la chiesa del Suffragio, in Dieci anni Pescheria 1996 – 2006, Pesaro, 2006, pp. 168-171

fonte: Comune di Pesaro (www.pesarocultura.it)

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