Questo edificio, del secolo XVII, è stato il convento dei Padri Agostiniani. Una pietra murata porta la data 1630. L'origine del convento si rivela da una bolla di Giovanni XXII del 13 marzo 1333, con cui si poneva fine ad una lite tra Padri Francescani e Padri Agostiniani, che già nel 1308 cominciato a fondare il loro convento.

Una relazione del 1650 attesta che gli antichi documenti sul convento andarono distrutti per un incendio all'archivio pubblico, inoltre riferisce che la chiesa era situata tra due piazze e che nel convento annesso dimoravano dieci o dodici religiosi. Il succedersi regolare delle congregazioni si interruppe quando i Francesi entrarono nel 1797 nelle Marche e nel 1808 occupata da Roma, Napoleone pose fine allo Stato Pontificio e nel 1810 emanò un decreto di soppressione di tutti gli istituti religiosi.

Il convento fu soppresso in quell'anno, l'edificio e i beni passarono al demanio napoleonico e fu trasformato in locale d'uso pubblico.

L'edificio eretto nella parte retrostante della chiesa di S. Agostino, forma con quest'ultima un unico corpo.

L'impianto volumetrico della parte conventuale è complesso per le continue aggiunte di corpi di fabbrica, comunque si può ricondurre alla composizione di due corpi quadrangolari disposti a "L". I prospetti, ortogonali tra loro, chiudono e arricchiscono la piccola piazza su cui si affaccia anche la chiesa di S. Bartolomeo.

Le due facciate principali a mattoni, faccia a vista, seguono la teoria dei tre ordini sovrapposti: il primo di finestre di forma quadrangolare con cornici in cotto caratterizza i locali seminterrati;

il secondo di finestre di forma rettangolare con cornici di mattoni più ricche che salgono e si raccordano con i timpani arcuati;

il terzo di finestre uguali a quelle del secondo ordine con l'unica differenza nel timpano questa volta triangolare.

L'ingresso dell'edificio è posto centrale, rialzato rispetto alla quota della piazza antistante. Si accede ad esso oltrepassando una originale rampa semi-ottagonale in mattoni.

Delle cinque finestre dei due ordini superiori, quella sormontante il portone d'ingresso è stata modificata per costruire un balcone sorretto da una mensola in materiale lapideo. Sui prospetti che si affacciano sui vicoli si aprono due finestroni, posti al termine di lunghi corridoi interni. All'interno il collegamento dal piano terra ai superiori è affidato ad uno scalone in marmo rosa, attribuito al Vanvitelli. L'antico edificio inoltre è arricchito da un modesto cortile con pozzetto centrale.

In questo palazzo visse Lalla Nada, scrittrice, precorritrice della poesia crepuscolare. La scrittrice si sposò con Vincenzo Vicoli, giornalista, amico di D' Annunzio. La signora quindi conobbe D' Annunzio che firmò la lettera prefazione al libro "Versi", del 1905. La scrittrice morì in quest'edificio a quasi 100 anni. Ora in alcuni ambienti del Palazzo è ospitato il Museo internazionale del Presepio, il resto è occupato da privati.

fonte: www.comune.morrovalle.mc.it

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