Palazzo Fenili è una delle residenze costruite nel nuovo incasato urbano di Grottammare dopo l’ampliamento urbanistico progettato dall’architetto Pietro Augustoni nel 1779, per volere del papa Pio VI.

La realizzazione del nuovo incasato doveva garantire un luogo al sicuro dalle numerose frane che interessavano il paese alto e contemporaneamente doveva far fronte all’aumento della popolazione.

Il piano urbanistico dell’Augustoni è ispirato ai principi urbanistici neoclassici improntati a una estrema simmetria e uguaglianza: i nuovi edifici dovevano disporsi su isolati quadrangolari determinati da tre assi paralleli alla Via Lauretana (l’attuale Strada Statale), arteria principale del nuovo incasato, con andamento da nord a sud, e da vie che si intersecano con queste ad angolo retto.

Venivano inoltre individuate tre aree funzionali della città, secondo un concetto urbanistico di impostazione ippodamea: la zona residenziale e dedicata agli edifici pubblici lungo la Via Lauretana; l’area dedicata alle attività industriali e commerciali a ridosso della spiaggia; una zona “popolare” intorno alla chiesa di San Pio V.

Il nuovo insediamento doveva essere organizzato intorno alla piazza centrale, aperta sulla Via Lauretana, che doveva accogliere la nuova chiesa, dedicata a San Pio V.

La struttura di Palazzo Fenili si adatta a queste prescrizioni.

Descrizione

Il palazzo fu costruito dalla famiglia Fenili lungo la Via Lauretana ed è una delle poche costruzioni che hanno conservato l’aspetto originario. È arricchito da un giardino, al quale si giunge attraverso un piccolo porticato interno. Il giardino è «molto piccolo e poco lussuoso, ma con molti aranci, fichi, vigne», come è descritto dal musicista Franz Liszt che, nell’estate del 1868, trascorse le sue vacanze a Grottammare e fu ospitato da Carlo Fenili nel palazzo.

Un ampio scalone di scuola vanvitelliana permette l’accesso al piano nobile, le cui stanze presentano dei soffitti decorati con motivi floreali e grottesche. Le decorazioni vennero realizzate da artisti perfettamente informati delle nuove tendenze decorative, che riproponevano grottesche, motivi vegetali intrecciati, tondi che imitano i bassorilievi antichi e esili figurine fantastiche, a imitazione della pittura pompeiana.

Infatti la scoperta di Pompei ed Ercolano, nella metà del XVIII secolo, diede un grande impulso innovativo alla pittura degli ambienti, che in questo periodo ripropone, interpretandoli, i motivi all’antica rinvenuti nelle due città romane. Le decorazioni di Palazzo Fenili ricordano le pitture del piemontese Felice Giani, come quelle di palazzo Milzetti a Faenza, o il gabinetto ottagonale della villa Colocci-Honorati di Jesi.

Ogni stanza del palazzo presenta la predominanza di un colore e anche la scelta delle tinte mostra una stretta affinità con le tendenze dell’epoca: il giallo nella stanza della musica, detta Sala Gialla; l’azzurro nella stanza da letto dei conti, detta Sala Azzurra; il verde nello studio, detto Sala Verde.

La biblioteca è chiamata Stanza delle Arti: il soffitto è decorato da quattro tondi che raffigurano la musica, la guerra, la pittura e la letteratura, alternati alle rappresentazioni delle quattro stagioni.

Un’ala dell’edificio era destinato alla fabbrica del cremortartaro, industria di cui si occupavano i Fenili.

Nel 1860 Carlo Fenili ospita nel palazzo lo stato maggiore dell’esercito e il ministro Farini nel 1860, mentre il re Vittorio Emanuele II si ferma a Palazzo Laureati. 

Oggi il palazzo è sede della caserma dei carabinieri e dell’appartamento del questore.

I Fenili

È un’antica famiglia di origine romana che si stabilì a Grottammare nel XVIII secolo. Nicola Fenili (1765-1829) era stato inviato sotto lo Stato Pontificio nella Diocesi di Fermo come ispettore amministrativo e aveva scelto Grottammare come residenza.

Nicola Fenili aveva iniziato la produzione di cremortartaro e dal 1818, grazie a un privilegio concesso dalla Camera Apostolica fino al 1830, aprì con il socio Nicola Pio Mascioli, una fabbrica per estrarre il succo di liquirizia. Inoltre, in uno stabile vicino al palazzo, Carlo Fenili, nel 1860 impianta la filanda a vapore per la produzione della seta che resterà attiva fino al 1913.

I Fenili furono quindi i proprietari di alcune delle numerose fabbriche che fiorirono a Grottammare nel corso del XIX secolo: in questo periodo l’attività industriale di Grottammare fu molto prospera, in quanto si esportavano la seta, i fiammiferi, il cremortartaro, lo zucchero.

I fiorenti commerci sono testimoniati dalla presenza di quattro uffici consolari (francese, austriaco, svedese, norvegese) aperti in quel tempo nel paese. Carlo Fenili (1799-1874), figlio di Nicola, ricoprì varie cariche pubbliche e ottenne il titolo nobiliare di conte dal re Vittorio Emanuele II come riconoscimento per aver ospitato nel suo palazzo lo stato maggiore dell’esercito e il ministro Farini nel 1860. Oggi la famiglia è estinta.

www.comune.grottammare.ap.it

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  • citta: GROTTAMMARE
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