Nell'area archeologica che si trova nei pressi di Villa Potenza, rinvenimenti dell'età preistorica documentano che il territorio ricinese doveva essere abitato fin da tempi antichissimi. A giudicare dai resti monumentali di edifici e opere pubbliche e private, e dai ritrovamenti di lapidi e iscrizioni, l'area abitata doveva estendersi per circa 60 ettari, in prevalenza sulla riva sinistra del fiume Potenza. La città era posta all'incrocio di due importanti vie, la Nuceria-Ancona e la Salaria Gallica.

Creata come municipio intorno alla metà del I sec. a.C., Ricina possedeva importanti edifici, come il teatro, in età giulio-claudia, mentre al II sec. d.C. risalgono le abitazioni con mosaici. Le fonti tacciono sulla storia della città fino all'inizio del III sec. d.C., quando Ricina divenne colonia romana sotto Settimio Severo.

Nella tarda età romana la città fu probabilmente distrutta dalle invasioni barbariche. Le sue rovine erano ancora imponenti e, con qualche adattamento, abitabili, nel XIV sec.

In seguito agli statuti maceratesi del 1432, che permisero a qualsiasi cittadino di cercare pietre e monete, e di estrarre piombo e stagno dalle antiche tubature, le strutture romane vennero ridotte a “cava di pietra”: oggi sono visibili poco più che i resti dell'antico teatro. Quest'ultimo era costituito dalla cavea, dall'orchestra e dall'edificio scenico. La cavea era di forma semicircolare e possedeva ampie gradinate disposte su tre ordini. Di essa sono visibili le basi di dodici muri di sostegno che convergono verso il centro dell'edificio. Il muro perimetrale è conservato per un'altezza di 7 metri e si articola in undici aperture e in dodici porte con architrave. Il prospetto architettonico esterno doveva presentarsi a due ordini di loggiati sovrapposti. Ai pilastri erano addossate semicolonne con capitelli d'ordine dorico e ionico. Il loggiato superiore prevedeva posti riservati alle matrone. L'orchestra doveva essere pavimentata. Qui probabilmente venivano sistemati gli spettatori di rango elevato, attraverso posti mobili. Tra la cavea e l'edificio scenico c'erano due accessi laterali coperti a volta, usati come ingresso per il pubblico.

Nelle vicinanze sono visibili due pozzi, e altri tre si notano sul lato sinistro del palcoscenico. I pozzi dovevano ospitare le antenne che sorreggevano il sipario, che veniva raccolto in un canale scavato sotto il palcoscenico. Di questo non sono state ritrovate tracce, forse perché durante l'età imperiale il sipario veniva sollevato.

L'edificio scenico, molto danneggiato, aveva pianta rettangolare ed era racchiuso ai lati da due ampi ambienti quadrangolari. La sua parte centrale era il palcoscenico che terminava con la fronte scenica. Il piano del proscaenium era costituito da un tavolato di legno poggiato su un'intelaiatura di travi visibili sui due muri laterali di entrambi i parascaenia e sul muro della fronte scenica. Quest'ultima era la facciata monumentale con cui terminava il proscaenium. Della fronte scenica si conserva il lato destro dell'esedra centrale e sono visibili due delle nicchie coperte a volta.

L'area archeologica comprende anche alcuni ruderi di monumenti sepolcrali.

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  • citta: MACERATA
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