Nella parte più elevata del centro storico, si trova un parco urbano che in passato ebbe funzioni ben diverse dalle attuali. L’area verde è infatti delimitata dal perimetro di un’antichissima fortezza che fu per importanza tra le maggiori della Val di Chienti e di tutto il Maceratese. Già prima del 1000, su questo sito altamente strategico, vennero edificate delle strutture difensive con funzioni di controllo sulle vie commerciali provenienti dalla costa e su quella che, attraverso l’immediato entroterra, si snodava dall’Anconetano al Fermano.

Solo in seguito vennero assorbiti i castelli circostanti ed il fortilizio venne inglobato in una cinta muraria più ampia, di cui divenne naturale piazza d’armi e parte più munita per la difesa. Nonostante la probabile forma circolare, sembra che il complesso avesse delle spiccate similitudini con la Rocca di Varano, parallelepipedo in pietra bianca appollaiato su una rupe a strapiombo nei pressi di Camerino. In effetti, come attestato anche da un documento, Montecosaro subì un breve periodo d’influenza da parte della potente famiglia camerte, dalla quale riuscì a svincolarsi nel 1386 in seguito ad un sollevamento. Proprio in quest’occasione, il cardinale Andrea Bontempi nemico dei Varano, concesse “la libertà di costruire il molino in fortezza”, i cui resti sono tuttora visibili sul lato ovest del Palazzo Comunale.

L’esistenza di una rocca è confermata anche dal ricordo degli anziani del luogo che, fino agli inizi del ‘900, potevano vedere i ruderi dei torrioni collegati fra loro da mura poderose. Il possente manufatto ha completamente perduto le sue strutture perimetrali e nell’area intema è stato possibile rinvenire solo pochi resti, tra cui il basamento di un torrione emerso nel 1980. Da un’analisi dei materiali e delle tecniche costruttive si è potuta stabilire una datazione anteriore al 1200.

Il Cassero è oggi uno splendido angolo verde a due passi da Piazza Trieste. Il manto vegetale è oggetto di particolari attenzioni ed un sereno cinguettio fa da sottofondo a coloro che amano contemplare i paesaggi. Vediamo distendersi il corso alberato e le anse del fiume Chienti che dai magici Sibillini scorre fluido verso il mare Adriatico ed infinite fughe di colli che dal Parco del Conero raggiungono i comuni del Fermano. Costante è la presenza del vento che col suo fruscio rende ancor più piacevoli le lunghe chiacchierate estive di residenti e visitatori, mentre nella stagione fredda, esso è solito insinuarsi tra le fronde sibilando minaccioso. In quest’atmosfera, è facile immaginare imperturbabili sentinelle che, dalle torri merlate del possente Cassero, vigilano circospette sulle valli sottostanti.

fonte: www.comune.montecosaro.mc.it

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