e Casteldimezzo

Sulle pendici del Monte San Bartolo (unico promontorio dell'Adriatico settentrionale prima del Co-nero) si incontrano due frazioni di Pesaro, Fiorenzuola di Focara e Casteldimezzo. Sorte entram-be tra il X e il XIII secolo, facevano parte, con Gradara e Granarola, del sistema difensivo che do-veva controllare il valico della Siligata. Legati nell’Alto Medioevo all’episcopato ravennate, i due castelli caddero a fasi alterne nelle mani dei Malatesta dei Rimini e delle varie signorie di Pesaro.

Fiorenzuola di Focara sorge a 177 m.s.l.m., su una rupe a strapiombo sul mare, al centro del Par-co naturale regionale del Monte San Bartolo. È stata comune autonomo fino al 1929. Origina-riamente nota solo come Fiorenzuola, aggiunse nel 1889 la specificazione “di Focara” o perché vi si tenevano accesi fuochi di segnalazione per i naviganti o perché vi si “focavano” (cioè “cocevano”) laterizi e terrecotte. L’antichità di questo piccolo borgo, tra i più suggestivi che si affacciano sul ma-re delle Marche, è testimoniata dal campanile dalla medievale chiesa di S. Andrea. La chiesa fu ra-sa al suolo da un terremoto nel 1916 ma il suggestivo campanile resta come simbolo del borgo. Del castello rimangono solo la porta d’accesso e parte della cinta muraria. Parecchie case medievali so-no state inghiottite dal mare, che continua ad erodere la rupe su cui sorge Fiorenzuola. Il piccolo borgo ebbe l’onore di una citazione dantesca: “…poi farà sì ch’al vento di Focara / non sarà lor mestier voto né preco…” (Inf., XXVIII, vv. 89-90). 

Casteldimezzo, aggregata dal 1869 al comune di Fiorenzuola, fu annessa nel 1929 a Pesaro insieme al suo capoluogo. Si affaccia anch’essa sull’Adriatico da un’altitudine di 186 m. e gode di una vista che spazia da Ravenna a Fano. Nel Medioevo fu chiamata Castrum Medii (“castello di mezzo”) perché sorgeva a metà strada tra Fiorenzuola e Gradara. Le sue vicende sono comuni a quelle di Fiorenzuola e il suo carattere di castello è ora testimoniato solo da tratti di mura medievali, mentre l’antica rocca è del tutto scomparsa.

La storia di Casteldimezzo è particolarmente legata al Santissimo Crocifisso conservato nella chie-sa dei SS. Cristoforo e Apollinare di Ravenna. Vuole la tradizione che nei primi anni del Cinque-cento il Crocifisso sia approdato da una nave naufragata sulla costa tra Fiorenzuola e Casteldimez-zo. Pochi anni dopo – secondo un’altra tradizione devota – gli abitanti del castello, che si trovavano sotto il duro assedio di una soldatesca fiorentina, riuscirono a resistere a lungo perché il Crocifisso concesse loro la grazia di far sgorgare una fonte di acqua entro le mura.

Quali che siano le sue origini, il “Crocifisso venuto dal mare” è opera dello scultore veneto Antonio di Bonvesin e di Jacobello del Fiore.

Dietro l’altar maggiore della stessa chiesa si trova inoltre una grande pala (Madonna in trono col Bambino, i Santi Apollinare e Cristoforo ed angelo musicante), opera di F. Zaganelli o G. Marchesi eseguita intorno al 1510. Il santuario del Crocifisso racchiude anche le reliquie di S. Vittoria, qui traslate dal Monastero delle Benedettine di Pesaro nel 1861.

a cura di Pierluigi Cavalieri

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  • citta: PESARO
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