Il cimitero sorge sulle pendici del colle San Bartolo. L’uso cimiteriale dell’area (6.700 mq circa) risale al 1695, quando la comunità ebraica di Pesaro lo acquisisce dopo una permuta con il podere a Pantano che ospitava il cimitero precedente. Fino a metà novecento lo spazio appariva come una scoscesa pendice campestre con rade alberature, abbandonato poi agli effetti del tempo.

Il suo recupero - curato nel 2002 dalla Fondazione Scavolini - ha riguardato pulitura e restauro dei manufatti in pietra che segnalano le sepolture e la messa in opera di elementi per il percorso di visita.

Fra i rovi affiorano oggi 140 lapidi circa, numero inferiore alle inumazioni effettivamente realizzate. La motivazione di ciò va ricercata nel decreto di papa Urbano VIII (1652) che vieta ogni iscrizione tombale per gli ebrei dello Stato Pontificio eccezion fatta per gli insigni rabbini e gli uomini o le donne di grande cultura e carità; ribadita nel 1775 da Pio VI, l’interdizione resta in vigore fino a Pio IX.

Tutti i monumenti sono in pietre locali o marmi. Nella parte più alta del cimitero, la più arcaica, si trovano esclusivamente stele verticali e cippi cilindrici. Nella fascia centrale, compaiono veri monumenti sepolcrali di gusto classico, in quella inferiore, la più recente, strutture romantiche e naturalistiche.

Le sepolture più imponenti sono quelle erette tra il 1860 e il primo novecento a testimonianza di una certa emancipazione sociale degli ebrei che segue l’annessione delle Marche al Regno d’Italia.

fonte: Comune di Pesaro (www.pesarocultura.it)

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