L'alta valle del Fiastrone, ha una tradizione schiettamente benedettina. Una figura significativa e quella di Romualdo, santo ravennate, figlio del duca Sergio, nato nel 952 e morto il 19 giugno 1027 all'età di 75 anni. Secondo San Pier Damiani, San Romualdo, che avrebbe condotto per molti anni vita eremitica, era un uomo di forte ingegno, di tenaci propositi, di coraggio indomabile, mite, gioviale.

Di carattere tutto singolare, sembra che non potesse avere un domicilio fisso; le sue peregrinazioni furono lunghe e continue e tra i vari paesi toccò anche il territorio di Camerino. In tutte queste peregrinazioni, interpretando rigorosamente lo spirito della "Regola" di San Benedetto, cercò di riaffermare in seno ai monasteri benedettini la necessita della vita eremitica.

San Romualdo, visitando il Camerinese tra il 1005 e il 1009 rinsaldò l'eremitaggio di Rio Sacro. L'intensa vita spirituale, alimentata dal lavoro e dalla preghiera, non tardò a produrre frutti di specchiata santità. Nel 1030 fiorirono in San Salvatore un S. Ronaldo da Camerino e un S. Firmano da Fermo il quale vi ricevette l'ordinazione sacerdotale (come attesta San Pier Damiani). Sopra i loro corpi, scrive San Pier Damiani, per volontà dell'assemblea sacerdotale, sono stati eretti i sacri altari ove si celebrano i divini misteri rendendo testimonianza ai loro miracoli.

San Romualdo rifondò anche l'Abbadia, oggi in parte ristrutturata, in posizione isolata a valle, dell'attuale frazione di Monastero, chiamata allora "Santa Maria in Insula" oggi San Salvatore. Difatti durante i lavori di restauro dell'abbadia sono apparse, a conferma, strutture precedenti di stile Romualdino e quattro torri ad impianto Ravennate. Intorno al 1050, sotto il Vescovo di Camerino Atto, i Benedettini di Santa Maria in Insula, furono chiamati entro le mura di San Ginesio per officiare le funzioni nella chiesa di San Pietro, oggi San Francesco, costruita a Capocastello e pertanto dovettero, per obbedienza, lasciare la loro abbadia. Per ordine di Onorio III, circa duecento anni dopo, i monaci furono costretti a ritornare di nuovo alla vecchia abbadia, pena la soppressione dell'Ordine.

Lasciarono la chiesa di San Pietro ad un sacerdote diocesano e ad un fratello laico. Trovarono la chiesa ed il monastero in pessime condizioni. A Monastero tuttavia non rimasero in pace e continuarono poi a non avere vita facile poiché lo stesso Onorio III, nel 1226, in il monastero alla mensa vescovile di Senigallia. I Ginesini non furono contenti di questo provvedimento poiché il monastero di Santa Maria dell'Isola passò dalla giurisdizione del Vescovo di Camerino a quella di Spoleto. Nel 1229 "Rinaldo", legato imperiale della Marca di Ancona e Duca di Spoleto, restituì Santa Maria dell'Isola a San Ginesio confermandole tutti gli acquisti fatti precedentemente tra cui anche il castello di Isola (fraz. Monastero).

Conosciuta anche come Santa Maria in Insula, nella frazione di Monastero. L'Abbadia ha la cripta, magnifica nella sua struttura, con le volte a crociera sorrette da nove colonne ed un pilastro. Qui furono ritrovati frammenti di laterizio di origine romana. Fino ad alcuni anni fa, adiacente all'Abbadia era visibile un museo di materiali rinvenuti durante gli scavi di sistemazione dell'Abbadia stessa, allestito da padre Natale Sartini, ora conservato all'interno dell'abitazione del parroco.

fonte: www.comune.cessapalombo.mc.it

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