Una stella per gli azzurri dell’arte trionfale

Pergola 1863 – 1956

Era l’autunno del 1884 quando dalle colonne del L’Ordine delle Marche, futuro Corriere Adriatico, Filippo Pio Massi preconizzava per una giovane cantante, al debutto al “Cicconi” di Sant’Elpidio a Mare in un’accademia di canto con il maestro Cruciani, un fulgido futuro nel mondo della lirica.

“E’ da queste Marche gentili che sale una stella per gli azzurri dell’arte trionfale?” scriveva il giornalista per Virginia Colombati, una giovinetta di bel portamento anche se non molto alta, nata a Pergola da una famiglia di musicisti elpidiensi: il padre, Giulio Pompeo, fu musicista di talento e per anni maestro di cappella della Collegiata di Sant’Elpidio, un fratello fu organaro, il nonno, Vincenzo, fu primo direttore stabile del Concerto Civico elpidiense.

Trasferitasi bambina a Sant’Elpidio dove il padre fu chiamato a dirigere la cappella musicale, proprio dal padre apprese i rudimenti della musica e fu avviata al canto nel coro della Collegiata prima di prendere parte alle varie accademie che, sempre più frequentemente, venivano offerte nel nuovo teatro “Cicconi”.

Il debutto su un palcoscenico nazionale avvenne nella stagione invernale del 1886 al “Politeama” di Genova nella Lalla Rouch di Feliciano David, un’opera di prima rappresentazione nella quale la giovane ebbe modo di far apprezzare il suo talento e la dolcezza della sua voce.

Nel 1886 fu al “Nuovo” di Pisa deduttante ne Un ballo in maschera di Verdi, e qui ricevette ancora l’elogio del pubblico. Il corale apprezzamento le valse una scrittura per l’Inghilterra: a Londra la stampa la indicò come “the coming Patti”, l’erede del grande soprano.

Nel 1889 fu prima voce nella Lucia di Lammermour di Donizetti al “San Giacomo” di Corfù.

Ormai soprano di nome (“essa dispone oltre che di una simpatica voce, di una configurazione organica che si presta molto”) calcò i palcoscenici importanti di Roma, Venezia, ed ancora delle Marche. Per tre stagioni fu fra le prime voci del “Quirino” di Roma, cantando ne I Puritani, nella Beatrice di Tenda, nella Traviata, nel Barbiere di Siviglia.

Per più sere ebbe l’onore del trionfo mandando il pubblico in vero delirio tanto da far scrivere al settimanale romano “Il Cicerone” “essa è una incantevole Lucia, una birichina Rosina, una appassionata Elvira, una sorprendente Gilda. Ma mai avea fatto gemere il pubblico sotto le spoglie di una Beatrice o della Traviata”.

Annunciando la Traviata della stagione lirica 1892 al “Quirino”, “La Tribuna” la chiamò “celebre soprano”, confermando il nome che Virginia Colombati era riuscita a farsi nel mondo della lirica del tempo. Era insuperabile nell’aria di bravura e nel canto appassioanto, per questo le si addiceva la grande scena, e vestiva ogni personaggio entrando nella sua personalità, per questo le sue interpretazioni furono sempre apprezzate perché “vere”.

Da Roma a New York.

Per il soprano si aprirono le porte del “Metropolitan”, dove fu in cartellone al pari dei grandi soprano, e il suo autografo compare ancora oggi fra quelli degli immortali della lirica.

Negli Stati Uniti conobbe James Akunia, che il 30 dicembre 1908 divenne suo marito.

Virginia Colombati lasciò così le scene e si ritirò a vita privata. Tornata in Italia, risiedette a Pergola dove nel frattempo si erano trasferiti da Sant’Elpidio i suoi fratelli e qui, senza eredi ma nel ricordo di tanti successi, morì in tarda età l’1 dicembre 1956.

Giovanni Martinelli

 

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