Torre San Patrizio, la storia

Non si sa con precisione a quale anno, prima della nascita di Cristo, risalgano le origini della Turris Patritia, ma reperti archeologici, pertinenti il corredo di qualche tomba picena del VII – VI sec. A.C., rinvenuti nel marzo 1934 in località “San Patrizio”, ci confermano la tesi della sua venustà.

Altri fortuiti ritrovamenti di epoca repubblicana ed imperiale romanica ci fanno supporre che Turris Patritia, di cui si legge in un affresco presso l’ex Sala Consiliare (Convento di San Francesco), sita tra Fermo e Falerone, non sia altro che un semplice pagus. Purtroppo dopo questo periodo, data la mancanza quasi completa di fonti, non abbiamo più notizie fino al sec. XI quando da una “precaria” del luglio 1050 si legge “…et in Colle Patrizio…”. Ciò fa pensare che anch’esso sia risorto durante il periodo carolingio ad opera di qualche signorotto o degli stessi monaci o vescovi fermani, i quali impressero, più tardi, al nome storico quello di un santo. Ed è così che lo ritroviamo citato nel toponimo di “Collis Sancti Patritii” nell’elenco delle cose più notabili della città di Fermo che risalgono fino all’anno 1000. Purtroppo, ancora una volta, la scarsezza di documenti non ci consente di stabilire in quale epoca il “Collis Sancti Patritii” si sia elevato alla dignità di Comune; certo è che tale doveva essere nel 1258 quando Manfredi, Re di Sicilia, con proprio editto lo assoggettò, insieme ad altri comuni, al dominio di Fermo denominandolo “Turris Sancti Patritii”.

È sempre in questo secolo che si verificò il grande scontro fra Papato ed Impero che divise gli animi tra Guelfi e Ghibellini;  Bianchi e Neri. E a questa lotta fratricida partecipò anche Torre San Patrizio schierandosi dalla parte dei Ghibellini; tanto che nel 1301 (25 settembre) il Rettore della Marca Anconetana, Pietro Gaetani, nipote di Papa Bonifacio VII, inflisse al Potestà e al Comune di Torre San Patrizio, come ribelle alla Chiesa, una multa di 1000 marchi d’argento, forte pena per quei tempi.

Fu poi sottomessa alle varie Signorie che governarono Fermo, alle quali dovette sempre prestare giuramento di fedeltà. Nel 1414  fu presa d’assedio da Carlo Malatesta, signore di Cesena, mentre il 7 giugno 1416 ritornò all’obbedienza del Migliorati, signore di Fermo, e vi rimase fino al 1433, anno in cui giunse in queste terre Francesco Sforza, che ne prese possesso in seguito all’investitura di Papa Eugenio IV.

Ben presto, però il Pontefice ritornò sui suoi passi e cercò di combattere lo Sforza. Ci furono parecchi scontri e Torre San Patrizio combatté sempre in favore del suo Signore contro il potere dei Papi. Ma l’8 novembre 1443, il generale Paolo del Sangue, aragonese, che si trovava nella Marca a difesa della Chiesa, attaccò il castello e malgrado l’eroica difesa dei suoi abitanti, lo attaccò, lo saccheggiò e lo bruciò. Ristabilita la fortuna delle armi, lo Sforza ordinò ai fermani di pagare una tassa speciale per la ricostruzione del distrutto castello di Torre S. Patrizio.

Probabilmente fu da allora che i Torresi, riconoscenti all’atto compiuto, aggiunsero alla Torre, l’antico loro stemma, il leone rampante degli Sforza. La seconda metà del XV secolo vide il nostro territorio più volte campo di battaglia e di scorrerie da parte delle truppe di Monte San Pietrangeli contro quelle del Comune di Fermo; ma alla fine del 1498 fu messo a difesa del castello di Torre S. Patrizio e dintorni il celebre conte di Urbino, Andrea Doria.

Intanto anche sulle nostre terre si estendeva l’ombra ambiziosa del Duca Valentino, figlio del Papa Alessandro Borgia, al quale Torre S. Patrizio dovette giurare fedeltà, ma il suo cuore restò sempre ghibellino, tanto che, ancora una volta, pagò a caro prezzo la sua scelta: il 16 agosto 1515 in uno scontro tra le due fazioni persero la vita ben duecento uomini.

Nel 1550 ritroviamo Torre S. Patrizio nell’elenco delle “città, terre e castelli” appartenenti allo stato di Fermo, in qualità di comune non autonomo (castello), nel quale venivano inviati dalla città Potestà e Magistrato, che venivano rinnovati ogni sei mesi.

Tutto ciò si protrasse fino al XVIII sec. che iniziò invece all’insegna della pace, nella gioia delle feste paesane e di campagna, nel ritorno ai lavori agricoli, nel fiorire delle arti e dei mestieri.

fonte: www.comune.torresanpatrizio.fm.it

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