Sassocorvaro, la storia

Sassocorvaro è un comune di circa 3500 abitanti in provincia di Pesaro e Urbino. Sorge su un colle che si innalza sulla media valle del fiume Foglia, in prossimità di un invaso artificiale chiamato lago di Mercatale. Il comune fa parte della Comunità montana del Montefeltro ed è noto per la magnifica Rocca Ubaldinesca, capolavoro di architettura militare italiana del tardo Quattrocento.

Risale al 1061 la prima menzione del luogo su cui sorge questo centro abitato, allora chiamato Castello di Monte Rotondo. Il sito era strategico, poiché consentiva di controllare tutta la media vallata del Foglia. Il centro abitato di Sassocorvaro fu fondato più tardi intorno alla chiesa di S. Giovanni Battista. L’origine del nome sembra far riferimento ai corvi che vivevano numerosi in questo luogo, o alla forma di cesta (in latino corbis) della collina su cui sorge, oppure a un mitico fondatore di nome Corbarius. Nel XII secolo questo piccolo centro, chiamato Castrum Saxi Corbari, faceva parte del comitato di Urbino. Verso la fine del Duecento i guelfi di Urbino, costretti all’esilio dai ghibellini che avevano preso il potere in città, trovarono rifugio proprio a Sassocorvaro, protetti dai Berardini, i signori locali che detenevano il titolo di vicari ecclesiastici. Fu in questo periodo che il piccolo centro si trasformò, con la costruzione della cinta muraria ancora in parte esistente, in una munita roccaforte caratterizzata da un torrione quadrangolare e tre porte. Inoltre papa Martino IV lo sottrasse al controllo di Urbino sottoponendolo a quello dell’abbazia di Casteldurante (Urbania). Intorno Sassocorvaro andarono sviluppandosi altri piccoli centri, oggi sue frazioni, come il borgo di Piagnano, a lungo feudo dei conti Oliva, che conserva ancor oggi il caratteristico impianto medievale. Altri borghi fortificati furono Valle Avellana, nel Duecento sottoposta a Rimini e poi soggetta a varie dominazioni, e San Donato in Taviglione.

Nella prima metà del Trecento Sassocorvaro cadde sotto la signoria dei Brancaleoni, mal tollerata dai suoi abitanti, tanto che molti di essi trovarono rifugio nella vicina, ospitale repubblica di San Marino. Nel 1347 si ribellò, con altri diciannove piccoli castelli, ai Brancaleoni mettendosi sotto la protezione del comune di Perugia. Pochi anni dopo, nel 1356, il cardinale Albornoz tolse ai Brancaleoni terre e castelli ponendo fine, tuttavia, solo provvisoriamente al loro dominio su quest’area. Trascorsi meno di quarant’anni infatti, i Brancaleoni sarebbero tornati a impadronirsi di Sassocorvaro e degli altri castelli, questa volta in qualità di “vicari”, su mandato del pontefice Bonifacio IX. Sassocorvaro si trovava tra i domini delle due potenti casate dei Montefeltro di Urbino e dei Malatesta di Rimini e ben presto i Brancaleoni, pur essendosi appoggiati ai secondi, dovettero cedere ai primi. Nel 1430 Guidantonio da Montefeltro cacciò per sempre i Brancaleoni da Sassocorvaro.

Tra i Montefeltro e i Malatesta

La lotta tra i Montefeltro e i Malatesta per il possesso di quest’area strategica fu la causa di almeno tre distruzioni che il castello di Sassocorvaro dovette subire nel XV secolo. Il dominio dei Montefeltro non fu, almeno all’inizio, affatto pacifico perché i Malatesta tentavano sempre di riprendersi questo castello così importante dal punto di vista militare. Nel 1446 essi lo distrussero una prima volta. Tuttavia Filippo Pandolfo Malatesta fu costretto a ricostruire rapidamente la fortificazione per difendere il luogo dal nuovo duca di Urbino Federico da Montefeltro. Quest’ultimo riuscì a stabilire un’alleanza con gli Sforza di Pesaro, con il re di Napoli e papa Giulio II che gli consentì di raggiungere l’intento di cacciare i Malatesta da tutto il Montefeltro. Federico occupò e saccheggiò Sassocorvaro nel 1458, perdendola ancora una volta dopo pochi mesi a vantaggio di Sigismondo Malatesta, il quale fece edificare una prima rocca, oggi scomparsa. Federico impiegò altri cinque anni per sconfiggerlo definitivamente, nella battaglia che si svolse nel 1463 lungo il Cesano. Egli tuttavia non governò direttamente questo castello, ma lo donò intorno al 1470, insieme a Mercatello sul Metauro, al colto Ottaviano Ubaldini, cui era legato da fraterna amicizia e forse da una non dichiarata parentela. Papa Sisto IV ratificò la donazione, concedendo all’Ubaldini il titolo di conte e riconoscendogli ufficialmente il feudo di Sassocorvaro.

La Rocca Ubaldinesca

La Rocca aveva bisogno di una ristrutturazione per poter resistere, in caso di assedio, alle nuove temibili bombarde. Pertanto il duca Federico incaricò l’architetto militare senese Francesco di Giorgio Martini di compiere tali lavori, di concerto con il conte Ubaldini. Negli anni 1474-1477 Francesco di Giorgio ristrutturò la Rocca fin dalle fondamenta rendendola resistente con lo spessore di muri al tiro delle bombarde. Fu la sua prima opera di architettura militare compiuta, tra le 136 di cui fu incaricato nel ducato di Urbino. L’edificio presenta una forma che ricorda quella di una tar-taruga, simbolo alchemico probabilmente legato agli interessi esoterici di Ottaviano Ubaldini. Il magnifico cortile d’onore all’interno della costruzione si addice più a una corte principesca che a una fortezza. Originali anche la scala a chiocciola, i sotterranei e il corridoio semicircolare. Nel 1498, quando il conte Ubaldini morì a Gubbio senza eredi, Sassocorvaro tornò a far parte del ducato di Urbino. Tuttavia di lì a poco sarebbe caduta, con tutto il ducato, per breve tempo sotto la dominazione di Cesare Borgia. Nel 1504 ebbe un nuovo signore nella persona del veronese Gia-nandrea de’ Bravis cui fu assegnata dal duca Guidubaldo I per saldare un debito di riconoscenza. Con l’avvento dei Della Rovere alla guida del ducato di Urbino (1508), ancora una volta Sassocor-varo con la sua Rocca costituì un dono prezioso da destinare a personaggi legati alla corte urbinate. Questa volta fu assegnata alla celebre famiglia genovese Doria, che ne mantenne il possesso per circa un secolo, pur continuando a risiedere nella città ligure. Furono i Doria a far costruire l’Oratorio di S. Rocco, per lo scampato pericolo di un’epidemia. Alla morte senza eredi di Gian-tommaso Doria nel 1626 Sassocorvaro fu annessa allo Stato della Chiesa, come sarebbe avve-nuto cinque anni dopo per l’intero ducato di Urbino. Proprio in quell’anno l’acquarellista Francesco Mingucci ne offrì una bella panoramica. (continua...)

a cura di Pierluigi Cavalieri

 

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  • citta: SASSOCORVARO
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