San Giacomo della Marca

Giacomo della Marca nacque a Monteprandone nel settembre 1393. Compiuti gli studi liberali ad Ascoli si laureò in Diritto a Perugia intorno al 1412 e lo troviamo poi a Bibbiena, in Toscana come giudice.

Entrato in amicizia con i francescani del luogo e meditando intorno ai misteri redentivi che suscitava in lui la visioe del Monte Verna, lasciò l'avvocatura ed entrò nell'Ordine dei Frati Minori nel luglio del 1416. All'insegna del nome di Gesù, predicò non solo nelle piccole e grandi città d'Italia, ma come Nunzio Apostolico si recò varie volte in Dalmazia, Slovenia, Bosnia, Austria, Ungheria e Boemia, accompagnando la sua predicazione con innumerevoli prodigi. Pur immerso in tante fatiche si prodigò a costruire basiliche, conventi, biblioteche, pozzi e cisterne pubbliche; diede Statuti Civili - lui frate - ad undici città mentre attendeva a fondare nuove confraternite - figurando come un precursore dell'associazionismo cattolico - trova anche il tempo per scrivere ben 18 libri, mostrandosi così di ingegno universale.

Morì a Napoli il 28 novembre 1476, seguito con apprensione dal Papa, dal Re, dalle personalità della Corte, dal Clero e dal Popolo.

Beatificato il 12 agosto 1624 da Urbano VIII e canonizzato il 10 dicembre 1726 da Benedetto XIII, è una delle personalità più celebri dell'Ordine francescano e una meteora di prima grandezza nel firmamento della Chiesa. I marchigiani del XV secolo lo conoscevano bene, le autorità lo stimavano, le folle lo amavano e molti lo veneravano come un santo; testimoni oculari, documenti archivistici e opere realizzate attestano ancora la sua instancabile attività religiosa, diplomatica e sociale nella Regione, oltre quella riguardante il resto dell’Italia o paesi centroeuropei cioè Bosnia, Slavonia, Dalmazia, Ungheria, Boemia. Nonostante ciò dobbiamo constatare che la sua figura è pressochè scomparsa dalla memoria dei marchigiani delle ultime generazioni, salvo che nella sua zona di origine in provincia di Ascoli Piceno dove la venerazione non ha mai subito interruzione.

Un primo motivo è che il suo corpo si conserva a Napoli dove egli morì il 28 novembre 1476 a seguito di una missione politica comandatagli da papa Sisto IV. Causa più valida, però, riteniamo sia quella della mancanza di una vera e propia ricerca critica sulla sua persona e sulla sua multiforme operosità, benchè lungo i secoli siano state scritte diverse biografie con intenti, purtroppo, solo agiografici. Per rimediare a questa deficienza tra il 1967 eil 1976, in occasione del V centenario della sua morte, furono promossi dal ricercatore marchigiano Giacinto Pagnani ben otto convegni di studio a Falconara, Loreto, Sarnano, Colfiorito, Camerino, Ascoli e Monteprandone.

Un altro centenario, il VI della sua nascita, ha dato occasione ad iniziative realizzate nel paese natale del Santo: tre convegni distribuiti negli anni 1991, 1992, 1993 e un Congresso Internazionale nel 1994 patrocinato dalla regione marche il cui Presidente di Giunta nel suo intervento suggeriva di denominare “delle Marche” colui che della regione porta il nome e la onorò oltre i sui confini. Dobbiamo anche ricordare che dal settembre 1992 all’ottobre 1993 le sue spoglie mortali hanno ripercorso le nostre strade in una sacra peregrinazione, voluta dai vescovi marchigiani, che ha toccato 29 città già illustrate dalla sua azione, con breve sosta in tre altri luoghi. Comunque, nonostante le ricerche e gli studi di questi ultimi tempi, gli storici e i biografi pensano che ci sia ancora tanto da conoscere su questo marchigiano. Indubbiamente il suo maggior impegno è stato quello di predicatore religioso e in tale veste egli ha agito ed è stato ricercato dalle magistrature locali e dalle autorità ecclesiastiche. La sua indole e la sua formazione religiosa lo facevano preciso espositore del dogma e della morale ai cristiani in generale e alle sue varie categorie di ascoltatori in particolare. Egli attingeva dai classici Padri e Dottori della Chiesa e alle correnti teologiche ufficiali, con particolare riferimento a quella francescana.

Il suo temperamento deciso e più ancora gli studi giuridici frequentati all’Univesità di Perugia lo rendevano convinto difensore delle leggi ecclesiastiche e civili, pertanto i suoi interventi dal pulpito sottolineavano la norma da osservare e rilevavano le infrazioni più diffuse sia a livello personale che pubblico, come in genere facevano i predicatori quattrocenteschi; ma Frate Giacomo della Marca dovrebbe aver mostrato una particolare competenza in materia da sopravanzare tutti perchè risultano interventi negli Statuti locali di Sanseverino, Osimo, Tolentino, Fano, Ascoli, Jesi, fermo, Visso, ecc. spesso invitato a prendere la parola nei consessi amministrativi locali. Ma se dal pulpito mostrava intransigenza di principi, dobbiamo aggiungere che egli si è caratterizzato per una particolare sensibilità alle necessità concrete di singoli e delle collettività.

Esempi del suo interessamento sono gli ospedali di Fabriano e di S. Elpidio a Mare, la cisterna di piazza a Osimo e la captazione di vene d’acqua a Sarnano (la fonte di S.Giacomo) e a Monteprandone (la Fonte Vecchia); la pacificazione di parti contrapposte in Ancona, Ascoli, Fermo, Recanati, eccetera, o tra individui quali vescovo e magistrato a Osimo, il conte di Urbino Guidantonio di Montefeltro e Sigismondo Malatesta signore di Fano, oppure tra città quali Fermo e S.Elpidio, Monteprandone e S.Benedetto, Ascoli e Fermo, ecc. Fu incaricato più volte a determinare i confini tra città, la qui questione era causa frequente di lotte armate; ultima richiesta a tale riguardo gli fu avanzata dai comuni di Jesi e di Ancona nel 1469 che non potè accogliere perchè malato.

Dopo la dolorosa esperienza della dominazione di Francesco Sforza, ricevette un originalissimo mandato il 22 maggio 1446 dalla città di Fermo per trattare una confederazione di città marchigiane destinata ad assicurare la libertà contro eventuali interventi dell’estero, il che è come dire la costituzione “in nuce” della futura Regione Marche, confederazione che non fu realizzata, ma l’incarico dimostra quale notorietà e stima godesse Frate Giacomo della Marca presso gli amministratori delle nostre città. Non meno importante per il bene del popolo fu la lotta che egli sostenne contro l’usura, un male così diffuso allora non meno che nel nostro tempo,con l’istituzione dei Monti di Pietà che risolvevano concretamente i problemi delle famiglie strangolate dalla mancanza di mezzi economici e di crediti. Così tra altre fatiche sostenute da Giacomo della Marca troviamo quello dell’educazione dei ragazzi e dei giovani e la conseguente difesa degli stessi dai soprusi morali e fisici e della violenza sessuale anche allora sfacciatamente praticata da adulti. Meritano infine un cenno anche le sue qualità intellettuali che impegnò negli studi giuridici, tecnologicied umanistici.

A tale scopo ricordiamo le citazioni di Dante e Cecco d’Ascoli nelle sue prediche e gli oltre 180 codici che aveva raccolto per la biblioteca del piccolo convento francescano di Monteprandone nella quale figuravano anche classici latini e greci e un estratto del Corano, per non parlare di opere autografe. Chiudendo questa succinta presentazione di un personaggio che vorremmo stimolasse ancora l’interesse dei marchigiani e la ricerca degli storici, concludiamo accennando alla sua iconografia diffusa in tutto il territorio regionale, intorno alla quale stanno lavorando competenti studiosi in vista di un volume che sarà pubblicato nel 1998.

fonte: www.comune.monteprandone.ap.it

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