San Benedetto del Tronto, la storia

 

San Benedetto del Tronto, città costiera della provincia di Ascoli Piceno è, con i suoi 47.139 abitanti, la seconda per popolazione dopo il capoluogo. Verso sud il territorio comunale è delimitato dal fiume Tronto, che lo divide anche dall’Abruzzo. Il nucleo storico del comune, noto come il Paese alto, sorge su un’altura poco distante dal mare, mentre il moderno centro abitato, chiamato la Marina e attraversato dal torrente Albula, si distende lungo il litorale. Verso nord esso confina con il comune di Grottammare, con il quale costituisce un unico grande agglomerato urbano che giunge quasi al torrente Tesino. S. Benedetto del Tronto, con Ripatransone e Montalto, è sede vescovile.

La città si è sviluppata soprattutto nel XX secolo grazie a due risorse: la pesca marittima e il turismo estivo.

 Dal Medioevo all’Ottocento

Il primo documento certo che menziona il piccolo centro chiamato castrum Sancti Benedicti risale infatti al 998. Secondo la tradizione il paese si era formato intorno alla chiesa che custodisce le spoglie di S. Benedetto, soldato romano che conobbe il martirio nella vicina città di Cupra (Cupra Marittima) oggi patrono della città, raffigurato sullo stemma comunale. Si riteneva, fino a non molto tempo fa, che il piccolo abitato fosse sorto presso le rovine dell’antica Castrum Truentinum, ma questa città romana è oggi collocata dagli archeologi nel comune abruzzese di Martinsicuro.

Nel Medioevo San Benedetto in Albula, sottoposta a Fermo, non conobbe un grande sviluppo sia per le sanguinose contese tra Ascoli e Fermo di cui era spesso teatro, sia per le incursioni dei saraceni e dei turchi, sia infine per un’epidemia di peste che la colpì nel 1478 e che la fece scomparire quasi del tutto. La vita riprese, ma i diversi saccheggi che subì nel secolo successivo impedirono ancora la crescita del paese.

Nell’ultimo ventennio del Quattrocento fu edificato quel Torrione (noto anche come Mastio della Rocca o Torre dei Gualtieri), esagonale in laterizio, in seguito provvisto di un grande orologio rivolto verso il mare), che costituisce oggi uno dei simboli della città.

Solo all’inizio del Seicento vi fu una espansione dell’antico borgo verso il mare, testimoniata dalla costruzione di una chiesa chiamata Madonna della Marina, sorta sul luogo in cui si trova oggi la Cattedrale.

Alla fine del Settecento Pietro Augustoni ristrutturò la chiesa di S. Benedetto martire, cancellando le tracce dell’antica pieve intorno alla quale era sorto il paese alto.

A metà Ottocento San Benedetto contava già 5.300 abitanti, ma lo sviluppo vero e proprio si ebbe dopo l’Unità d’Italia, con la costruzione della ferrovia Adriatica e del tronco che la unì ad Ascoli. Le migliorate comunicazioni permisero la nascita dell’economia del turismo balneare che ancor oggi caratterizza la città.

Nel 1898 un’inondazione causata dal torrente Albula distrusse parzialmente la chiesa della Madonna della Marina, che fu ricostruita dieci anni più tardi. Nel 1973 essa sarebbe stata dichiarata Concattedrale, atto che avrebbe aperto la strada al trasferimento della sede vescovile da Ripatransone alla stessa S. Benedetto del Tronto (1983).

Il primo Novecento

Nel 1907 si iniziò la costruzione del porto peschereccio, in seguito più volte ampliato, che avrebbe segnato il destino della cittadina per tutto il Novecento. Pochi anni dopo, nel 1912, proprio a San Benedetto sarebbe stato varato il primo peschereccio a motore in Italia, il “San Marco”. È curioso che fosse un sacerdote, monsignor Francesco Sciocchetti l’autore di una innovazione tecnologica di così grande portata. Fino ad allora (ma anche per qualche decennio dopo il 1912) l’imbarcazione dei pescatori sanbenedettesi era la paranza provvista di una grande vela dai colori accesi, ornata dai più svariati simboli. Lo scafo recava sulla prua due grandi occhi, spesso intagliati nel legno, che avevano la funzione di tenere lontane le sciagure del mare. La vista di queste imbarcazioni e delle scene che avvenivano sulla spiaggia al loro ritorno (quando le barche dovevano ancora essere tirate in secco) ispirò numerosi pittori tra gli ultimi decenni dell’Ottocento e la prima metà del Novecento. Tra essi Adolfo De Carolis, originario di Montefiore sull’Aso, Alfred Joseph Chatelain, Sanzio Giovanelli, Armando Marchegiani, Giuseppe Pauri, Angelo Landi e molti altri, cha hanno lasciato magnifiche testimonianze visive della S. Benedetto del loro tempo.

La vita dei sambenedettesi trovò anche una notevole rappresentazione letteraria nell’opera della poetessa Bice Piacentini (1856-1942), autrice di apprezzati sonetti di ispirazione verista nel particolarissimo dialetto locale.

Per il turismo e per l’immagine della cittadina adriatica fu importante la realizzazione dell’ampio lungomare, nel 1931, su progetto di Luigi Onorati, con l’elegante Palazzina Azzurra (1935), ritrovo di personaggi del gran mondo (oggi sede di mostre).

La Seconda guerra mondiale portò a S. Benedetto ben 144 bombardamenti aerei e sei cannoneggiamenti navali che devastarono la città, così che con la ricostruzione che ne seguì essa assunse un aspetto quasi totalmente moderno.

 

Dal dopoguerra ad oggi

La guerra portò anche un rallentamento dell’attività di pesca, che tuttavia riprese in fretta, tanto che nel 1956 i pescherecci sambenedettesi raggiungevano il numero di 160. Negli anni successivi alcuni di essi incominciarono a spingersi nelle acque dell’Oceano Atlantico e più tardi anche in quello Indiano. L’economia della pesca, comprendente anche l’industria conserviera, crebbe vistosamente negli anni Sessanta e Settanta fino a fare di questa cittadina adriatica il primo porto italiano per quantità di pescato e numero di pescherecci. Oggi il primato le è stato sottratto da Mazara del Vallo, ma la città resta uno dei centri principali in Italia per la pesca e le attività ad essa connesse.

A partire dagli anni Sessanta assunse grandi dimensioni anche il settore del turismo balneare, a lungo considerato attività di élite. Il nuovo turismo di massa comportò la costruzione di un gran numero di alberghi lungo quel lungomare già in parte realizzato negli anni Trenta e che si andò caratterizzando sempre più per l’abbondanza delle palme (oggi sono circa 8.000, in prevalenza Phoenix canariensis e sylvestris) assurte anch’esse a simbolo della città, soprattutto dopo la decisione di adottare il nome di Riviera delle Palme per il tratto di litorale compreso nei territori di Cupra Marittima, Grottammare e della stessa San Benedetto.

Lo sviluppo economico e demografico della città è stato accompagnato negli ultimi anni dalla creazione di istituzioni culturali come l’importante Museo Ittico, il Museo delle Anfore,  il Museo diocesano di arte sacra e il Palazzo Piacentini, nel Paese alto, che dalla fine del 2008 ospiterà la Pinacoteca dei pittori del mare. Inoltre corsi di laurea breve sono stati attivati dalle Università di Camerino e Ancona.

a cura di Pier Luigi Cavalieri

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