Attore fra i più grandi di ogni tempo

Fano 1871 - Milano 1953

La sua voce, un po’ nasale forse, ma calda e rassicurante, è ancora nota a tutti, nonostante Ruggero Ruggeri, uno dei più grandi attori di teatro italiani d’ogni tempo, sia morto ormai da quasi cinquant’anni.

Aveva ottant’anni quando fu chiamato ad essere la voce del Cristo nella fortunata serie cinematografica di Don Camillo, per questo egli è ancora vivo, protagonista della scena.

Ha scritto di lui Luciano Anselmi: "Una vita per il teatro (...) non visse d’altro, non fece altro, non desiderò altro". Calcò le scene fino all’ultimo, in tournée fino ad oltre ottant’anni, logoro nel fisico ma non nella voglia di "essere" teatro.

Nato a Fano da buona famiglia il 14 novembre 1871, Ruggeri dimostrò subito di non essere tagliato per lo studio o per l’insegnamento come avrebbe voluto il padre, e a 16 anni fece fagotto per andarsene in giro con una piccola compagnia quale "attor giovane", debuttando nel 1888 nell’"Agnese" di Cavallotti.

Girovago fra una piccola compagnia e l’altra, nel 1891 entrò finalmente nella compagnia del grande Ermete Novelli, fino a divenirne appena pochi anni dopo primo attore. Il 1900 fu l’anno della sua definitiva consacrazione, quando divenne "primo attore assoluto" in un’altra compagnia d’eccezione, quella di Virgilio Talli, delle sorelle Gramatica e di un altro celebre attore marchigiano, Oreste Calabresi.

Predilesse il repertorio italiano di D’Annunzio e Pirandello (fu l’attore pirandelliano per eccellenza), ma portò sulla scena anche drammi e commedie di autori stranieri moderni. Fu anche ineguagliabile Amleto e Macbeth nei drammi di Shakespeare.

Nel 1921 tornò a fianco di Talli e, insieme a Lidia Borelli, costituì la "sua" compagnia, la "Drammatica Compagnia Nazionale", che però svolse breve attività. Come capocomico ebbe al suo fianco, da allora, gente che farà la storia del teatro italiano: ancora Calabresi, Emma Gramatica, Tilde Teldi.

Il suo nome varcò i confini dei teatri italiani, e fu acclamato all’estero, a Parigi e Londra soprattutto, dove calcò il palcoscenico fino alla fine: aveva 82 anni quando sorprese i teatri inglesi nell’ultima sua tournée. Aveva in cartellone l’"Enrico IV" e "Tutto per bene" di Pirandello. A dispetto degli anni e della salute, la sua interpretazione fu fresca, moderna, affascinante.

Mai i personaggi pirandelliani presero corpo con l’intensità con la quale Ruggeri li offerse al pubblico: puri nel linguaggio, nei dialoghi, chiari nel carattere più intimo della loro personalità, quasi a dimostrare che Ruggeri e Pirandello avessero un cammino comune nello scrivere e nel rappresentare il dramma.

Non poté sottrarsi al richiamo del cinema, con il quale però ebbe, schivo com’era ad ogni richiamo del mondano, un rapporto marginale, con la presenza in alcune pellicole di non molto successo come "La vedova", "Il documento", "Papa Lebonnard".

Ruggero Ruggeri morì a Milano il 20 giugno 1953.

Gli sopravvisse la fama.

Gli sopravvisse anche la sua voce, ancora lì, calda, rassicurante, decisa.

 

Giovanni Martinelli

 

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