Ripatransone, la storia

Ripatransone (4350 abitanti) è uno dei centri di maggior interesse storico-artistico della provincia di Ascoli Piceno. Sorge su un alto colle a 494 m. di altitudine, a breve distanza dal mare (12 km.), tra le valli del fiume Tesino e del torrente Menocchia. La posizione è fortemente panoramica e consente di scorgere verso l’interno i monti Sibillini e i massicci del Gran Sasso e della Maiella, verso la costa il Monte Conero e persino il Gargano.

Ripatransone presenta anche un notevole interesse paesistico e ambientale, con la Selva dei Frati Cappuccini sita nei pressi della città e i caratteristici calanchi causati dall’erosione pluviale che solcano le sue colline. Da ricordare anche le misteriose Grotte di Santità, vaste cavità poste sotto il centro abitato e ancora inesplorate. ? significativo che alla cittadina picena negli ultimi anni sia stata attribuita dal Touring Club Italiano la Bandiera Arancione, marchio di qualità ambientale.

Dall’antichità al Medioevo

Il territorio di Ripatransone fu abitato sin da tempi remoti, come testimoniano i numerosi reperti di età preistorica conservati nel locale Museo Archeologico. Dal IX al III sec. a.C., ospitò un importante insediamento della civiltà picena. Entrata nell’orbita di Roma, durante le invasioni barbariche ospitò i profughi dalla vicina colonia militare romana di Cupra.

La nascita ufficiale di Ripatransone avvenne nel 1198 quando il conte Transone riunì in un unico comune i castelli di Monte Antico, Capodimonte, Roflano e Agello. Il toponimo significa dunque “ripa (cioè altura) di Transone”. Per brevità i suoi abitanti lo chiamano oggi “Ripa” o “la Ripa” ed essi stessi si definiscono “ripani”.

Nel 1304 fu costruito il grande Palazzo del Podestà caratterizzato da un alto portico a sette archi sovrastato da eleganti bifore. Fu edificata anche un’ampia cinta muraria, di cui restano ampi tratti, tre torrioni e quattro porte. A difendere Ripatransone più che le mura era però la sua straordinaria posizione, difficilmente accessibile, che le valse l’appellativo di “baluardo del Piceno”.

Ripatransone non uscì indenne dalle turbinose vicende del Quattrocento: nel 1414 fu saccheggiata dai soldati dei Malatesta e nel 1442 subì un nuova razzia e un incendio per mano di Francesco Sforza, del quale si sarebbe liberata tre anni più tardi con una rivolta popolare. Nel 1515 la devastarono le truppe spagnole dirette verso il regno di Napoli.

Città e sede vescovile

Dalla metà del XV fino al 1570 Ripatransone fece parte del Presidato farfense ed era sede di un commissario che svolgeva la funzione di giudice per quel territorio, segno evidente dell’importanza che aveva ormai assunto e che fu definitivamente riconosciuta nel 1571 da papa Pio V, il quale le conferì il rango di città e di sede vescovile. Venne così edificata l’imponente Cattedrale, opera del modenese Gaspare Guerra, dal 1597 al 1623. Nel 1623 fu fondato anche il Seminario. Quando Sisto V istituì la piccola provincia chiamata Presidato di Montalto, Ripatransone fu compresa nel suo territorio.

Un ripano biografo di Michelangelo

Tra il 1554 e il 1574 visse a Ripatransone Ascanio Condivi, allievo, amico e biografo “ufficiale” di Michelangelo. Condivi era nato proprio nella cittadina picena nel 1525 e sembra abbia scritto la sua Vita del Buonarroti sotto dettatura del maestro, il che la rende particolarmente attendibile. Dopo la pubblicazione del volume Ascanio Condivi sposò una figlia del letterato civitanovese Annibal Caro di nome Porzia e si ritirò a vivere a Ripatransone, si ritiene nell’attuale casa Bruni. Dipinti a lui attribuiti si trovano nelle chiese ripane di S. Gregorio, S. Savino e S. Domenico.

Dal Seicento all’Ottocento

Durante il Sei-settecento sull’impianto medioevale e rinascimentale della cittadina si innestarono numerosi palazzi nobiliari, oggi visibili soprattutto lungo corso Vittorio Emanuele II. Nel sec. XVII fu restaurato il medievale Palazzo Municipale. Notevole fu pure l’attività edilizia degli ordini religiosi, con l’edificazione di molte chiese tra cui quelle di S. Chiara e di S. Filippo. Il mecenatismo della Chiesa e della nobiltà favorì la cultura locale che si espresse con opere di poesia, storiografia e archeologia.

Con l’invasione napoleonica si costituì la municipalità democratica nel 1798 che però fu rovesciata dagli “insorgenti” l’anno successivo. Sotto il napoleonico Regno d’Italia Ripatransone fu riconosciuta capoluogo di un cantone del dipartimento del Tronto comprendente sette comuni. Seguirono gli anni della Restaurazione nel corso dei quali fu completata la facciata della Cattedrale, fu edificato l’annesso Santuario della Madonna di S. Giovanni, patrona della città e della diocesi, e fu aperto al pubblico il Teatro del Leone (1824), ospitato al primo piano del Palazzo Comunale. Vanto di Ripatransone fu di aver dato i natali a Luigi Mercantini (1821-1872), autore di canti e versi patriottici. Nel 1894 gli fu intitolato il locale teatro.

Dopo l’Unità d’Italia Ripatransone (che nel 1861 contava circa 5600 abitanti) seppe conservare le tradizioni culturali dei secoli precedenti: nel 1877 venne istituito ad opera del canonico Cesare Cellini il ricco Museo Civico Archeologico, mentre nel 1889 il maestro elementare Emidio Consorti (1841-1913) fondò la prima scuola italiana fondata sul principio del lavoro manuale educativo, che sarebbe stata riconosciuta dal Ministero della Pubblica Istruzione appena sei anni dopo.

Città d’arte

Nel corso del primo Novecento la solida economia agricola del piccolo centro portò un incremento costante della popolazione, che nel 1951 toccò le 9.000 unità, ma le trasformazioni dell’economia intervenute dal secondo dopoguerra in poi condussero al dimezzamento della popolazione nell’arco di trent’anni. Dagli anni Ottanta in poi tuttavia la popolazione si è mantenuta stabile (intorno ai 4300 abitanti) e Ripatransone ha ritrovato gradualmente la propria vocazione di città d’arte.

Nel 1976 lo scultore Uno Gera donò al Comune il settecentesco palazzo di famiglia che divenne la sede della Gipsoteca e della collezione d’arte Gera. Pochi anni dopo vi furono ospitate la Pinacoteca Civica, la raccolta di maioliche e porcellane e il Museo storico-etnografico. Pure interessanti sono il Museo della civiltà contadina, allestito nella cripta della chiesa di S. Filippo e inaugurato nel 1990, e il Museo del Vasaio.

Tra le curiosità turistiche, Ripatransone possiede il vicolo più stretto d’Italia (43 cm.), attestato anche dal Guiness dei primati. Assai suggestiva è la manifestazione pirotecnica del Cavallo di fuoco, che si tiene l’Ottava di Pasqua: una struttura metallica provvista di ruote dalle fattezze di cavallo addobbata con micce, petardi e girandole viene trainata tra la folla tra scoppi e giochi di luce fino a essere incendiata completamente.

a cura d Pier Luigi Cavalieri

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  • citta: RIPATRANSONE
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