Petriolo è un comune collinare della provincia di Macerata di circa 2.073 abitanti abitanti che sorge a breve distanza dal capoluogo, sullo spartiacque tra il fiume Fiastra e il torrente Cremone, a 271 m. di altitudine. Il paese mantiene ancora oggi la caratteristica forma di un castello, con un piccolo centro storico caratterizzato da strette viuzze.

Molti ritrovamenti di epoca romana - epigrafi, monete, pesi da telaio, lucerne, frammenti vari e resti di un acquedotto e di un monumento funerario – provano che il territorio di Petriolo era allora al centro di un’area occupata da numerose ville e aziende agricole. Sembra inoltre che il suo nome derivi da praetoriolum, cioè da una villa di un pretore della vicina città di Urbs Salvia (Urbisaglia).

Nell’Alto Medioevo, per la presenza di una chiesa di S. Marco (oggi scomparsa) nella piana del Fiastra, si sviluppò il culto, ancor oggi vivo, dell’Evangelista.

Più tardi fu edificata dai benedettini farfensi una chiesa dedicata a S. Martino di Tours poco fuori il centro abitato e il culto di quest’ultimo santo si affiancò al primo, così che Petriolo ebbe – e conserva tuttora – due santi protettori, ai quali è intitolata la chiesa matrice. Nella ricorrenza di S. Marco, il 25 aprile, si tiene almeno dal Cinquecento, anche una fiera. S. Marco compare anche sullo stemma del Comune, insieme ai tre dadi, emblema dei signori locali De’ Nobili.

Un documento farfense del 957 attesta per la prima volta l’esistenza di un fundo (possedimento agricolo, ma anche villaggio) Peturiolo, nome da cui è derivato Petriolo. In seguito esso appartenne al vescovo di Fermo, che nel 977 lo vendette a un conte Mainardo. Benché non si conosca la data esatta in cui fu edificato il castello, la sua esistenza è già attestata nel 1119. I discendenti di Mainardo, signori di Petriolo, avrebbero assunto in seguito il cognome De’ Nobili. Essi si succedettero nel dominio del castello per oltre due secoli. Un duro colpo tuttavia fu inferto a Petriolo e ai suoi signori da re Manfredi nel 1264 quando, per essersi schierato contro il partito ghibellino, il castello fu parzialmente distrutto e annesso a Monte dell’Olmo (Corridonia). Tuttavia le fortune dei ghibellini tramontarono rapidamente e tale annessione fu revocata.

Castello di Fermo

Nel 1341, con la crisi delle aristocrazie feudali di questa area delle Marche, i signori di Petriolo furono costretti a vendere il loro castello al Comune di Fermo trasferendovi la residenza del ramo principale della famiglia. Petriolo diventò così uno dei circa sessanta castelli di Fermo, città da cui riceveva un vicario o podestà, anche se conservava un suo consiglio per l’ordinaria amministrazione. A Fermo Petriolo doveva anche un tributo annuo e gli statuti fermani valevano anche per esso. Tuttavia, trovandosi al confine con il territorio camerte, tra la fine del Trecento e i primi del Quattrocento Petriolo sperimentò anche periodi di occupazione dei Da Varano di Camerino.

La popolazione di questo piccolo centro ammontava a poche centinaia di abitanti: la prima stima è del 1487 ed è poco al di sotto delle 500 unità. Solo a metà Seicento supererà i 1000 abitanti, per avvicinarsi ai 2000 all’inizio dell’Ottocento.

Nei primi decenni del Cinquecento fu edificato, in sostituzione di una preesistente porta, il torrione o Porta Rondella che segna l’ingresso sud del castello; nella sua elegante forma semicircolare è oggi il simbolo del paese.

Alla metà del Cinquecento fu istituita la Confraternita del SS. Sacramento (ancora esistente) che ebbe sede presso la chiesa di S. Maria della Misericordia. Gli scopi del sodalizio non erano soltanto religiosi, ma comprendevano anche la carità verso i bisognosi, soprattutto durante i periodi di carestia.

Il XVI secolo ha lasciato a Petriolo due notevoli opere d’arte come l’affresco anonimo della Madonna del Soccorso, conservato nella chiesa omonima, e la scultura lignea della Madonna con Bambino di Giovanni Aquilano.

Nonostante un tentativo, riuscito solo tra il 1569 e il ’78, di liberarsi dalla pesante tutela di Fermo conquistando l’ambìto titolo di terra, Petriolo conservò lo status di castello fino all’età napoleonica.

Nel Settecento, tra le famiglie della nobiltà petriolese si distinsero in particolare i conti Catalani, il cui palazzo è ancora esistente. La sua parte più interessante è costituita dalla cantina di vinificazione del vino cotto, che ci è giunta come era nel XVIII secolo.

Negli ultimi decenni del Settecento l’architetto Pietro Augustoni creò l’attuale belvedere di S. Martino su cui si affacciano la chiesa omonima e quella di S. Maria della Misericordia da lui ristrutturata e dotata di una bella facciata neoclassica. Alla fine del secolo, con l’invasione napoleonica, giunse la fine della dominazione fermana. Petriolo conquistava finalmente l’autonomia comunale.

L’Ottocento e il Novecento

Nei due secoli successivi Petriolo visse senza scosse le vicende dello Stato Pontificio prima e dell’Italia unita poi. Tra il 1861 e oggi la popolazione di Petriolo, pur conoscendo oscillazioni, non è variata di molto, attestandosi poco sopra i 2000 abitanti. Una bella tradizione di Petriolo è costituita dalla locale banda musicale, fondata nel 1857. Non è mancato, anche in questo piccolo centro, un teatro, di cui esiste testimonianza dal Settecento.

Nel periodo risorgimentale  si distinse il petriolese Alessandro Romagnoli (1828-1906), prima nella battaglia di Vicenza (10 giugno 1848) e poi, con Garibaldi, nella difesa della Repubblica Romana (giugno 1849).

Un notevole artista petriolese del Novecento fu Diego de Minicis (1913-1942), pittore e scultore formatosi a Milano e precocemente scomparso durante la campagna di Russia. Ha lasciato disegni, dipinti e due stazioni della Via Crucis. Il suo paese gli ha dedicato un Museo nella chiesa del Suffragio.

Nativo di Petriolo è lo studioso di tradizioni popolari Giovanni Ginobili (1892-1973), poeta dialettale e autore di numerose pubblicazioni su dialetto, usi, costumi e leggende del Maceratese.

Di grande interesse è il pregevole Museo dei legni processionali presso il santuario della Madonna della Misericordia, che raccoglie statue, crocifissi, ostensori, dipinti, vesti e arredi sacri.

Nei primi di novembre si tiene a Petriolo la tradizionale festa “Le Cantinette” in occasione della quale si riaprono le cantine del centro storico per rivivere le antiche tradizioni, i sapori, le musiche e i balli di un tempo.

A cura di Pier Luigi Cavalieri

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