Pergola è un comune di 6.700 abitanti dell’Alta Valle del Cesano, in provincia di Pesaro e Urbino, compreso nella Comunità Montana del Catria e Cesano.

L’epoca romana ha lasciato nel territorio di Pergola numerose testimonianze, la più importante delle quali è lo splendido gruppo scultoreo dei Bronzi Dorati, celebre in tutto il mondo. Esso è composto da due cavalieri (di uno dei quali rimangono solo pochi frammenti), due cavalli e due donne in piedi. Il gruppo statuario fu ritrovato nel 1946 in località Cartoceto, non molto distante dal punto d’incontro tra la Via Flaminia e la Via Salaria Gallica. L’identità dei personaggi rappresentati è ancora sconosciuta. Attualmente si ritiene che il gruppo sia stato realizzato nella seconda metà del I sec. a.C. e che i personaggi siano membri di un’unica, importante famiglia della zona. I Bronzi furono esposti inizialmente nel Museo Archeologico di Ancona, per essere poi oggetto di una lunga disputa tra il capoluogo regionale e Pergola, la quale volle creare nel 1999 un museo apposito per custodirli. Dopo complesse vicende giudiziarie la custodia dell’opera è stata affidata in via definitiva al comune in cui erano stati ritrovati, che li conserva oggi nel Museo dei Bronzi dorati e della Città di Pergola ospitato nel quattrocentesco ex convento di San Giacomo.

 

Dal dominio di Gubbio allo Stato della Chiesa

La fondazione del Comune di Pergola avvenne nel 1234 su impulso della città di Gubbio, che dominava l’area e intendeva creare su questo colle posto alla confluenza del torrente Cinisco sul fiume Cesano la propria roccaforte contro la vicina Cagli.

La prima chiesa a sorgervi fu quella di S. Maria della Piazza, chiamata inizialmente S. Maria della Pergola e, secondo la tradizione, antecedente alla fondazione del Comune, anche se oggi ben poco resta della primitiva costruzione romanico-gotica. Proprio il suo nome sembra essere all’origine del nome della città.

Nel Duecento fu eretta la chiesa di S. Francesco in forme gotiche, che fu arricchita nel secolo successivo da un bel portale. Oggi questa chiesa presenta un aspetto cinquecentesco ed è ricca di opere pittoriche e scultoree di diverse epoche. Altro edificio di culto risalente al Duecento è la chiesa di S. Andrea, concattedrale della diocesi che comprende oggi Fano, Fossombrone, Cagli e la stessa Pergola. Essa nacque alla fine del Duecento come chiesa degli agostiniani, con il titolo di S. Agostino.

Pergola aveva una giurisdizione ecclesiastica singolarmente complessa: benché si trovasse nella diocesi di Gubbio, il vescovo di Nocera amministrava la parrocchia suburbana di Sant’Onofrio, quello di Cagli la chiesa di San Biagio e persino la lontana abbazia di Nonantola esercitava una giurisdizione su una piccola parte del suo territorio. La situazione sarebbe stata semplificata solo all’inizio del XIX secolo.

Grazie ad attività come la tessitura, la tintura e la concia delle pelli, nonché ai commerci lungo la Valle del Cesano, la cittadina conobbe una notevole crescita economica. Pure importante era già nel Medioevo la produzione vitivinicola.

Pergola rimase sotto il distretto e governo di Gubbio fino al 1349, anno in cui fu occupata da Galeotto Malatesta. Nel 1354 il Cardinale Albornoz la tolse ai Malatesta di Rimini e la riportò sotto il dominio di Gubbio. Giunse poi l’occupazione di Francesco Sforza fino al 1445.

A partire dal 1446 Pergola fece parte per quasi due secoli dello stato e ducato di Urbino, prima sotto i Montefeltro e poi sotto i Della Rovere. In questo periodo la cittadina si espanse e fede registrare un rinnovato sviluppo economico e demografico. Le chiese furono arricchite di magnifiche opere dei grandi artisti che operavano nel ducato urbinate. Va ricordata in questo periodo l’edificazione della chiesa dei Re Magi (1600), ricca di decorazioni barocche e della bella tela dell’Adorazione dei Magi di Aurelio Lomi.

Con la devoluzione del ducato di Urbino alla S. Sede (1631), anche Pergola passò allo Stato della Chiesa. Un illustre pergolese nato nei primi anni del Seicento fu Girolamo Graziani  (1604-1675), autore di due poemi che lo resero famoso, La Cleopatra e Il Conquisto di Granata. Graziani trascorse molti anni alla corte di Modena, ma negli ultimi anni della sua vita tornò nella città natale, dove morì.

 

Dal Settecento a oggi

Dopo un periodo di difficoltà economiche, nel Settecento Pergola rifiorì ancora una volta grazie all’industria tessile e conciaria. In questo secolo la Corporazione dei tintori e dei lanaioli volle edificare la bella chiesa di Santa Maria delle Tinte. Pure settecentesco è l’imponente Municipio, con il suo alto porticato. Risale invece al 1696 il teatro intitolato al condottiero quattrocentesco Angelo dal Fuoco.

L’importanza di Pergola venne riconosciuta nel 1752  con la concessione del titolo di città da parte di papa Benedetto XIV e con l’autorizzazione a battere moneta, anche se la zecca durò solo tre anni (1796-99) a causa dell’invasione napoleonica. L’arrivo delle truppe napoleoniche ebbe come conseguenza la perdita di molte e preziose opere d’arte.

Tra il 1818 e il ’19 papa Pio VII risolse finalmente la compresenza nello stesso comune di due diocesi, creando la diocesi di Pergola unita a quella di Cagli, con una propria cattedrale, un episcopio e un seminario.

La presenza di patrioti a Pergola negli anni del Risorgimento fu notevole, come attesta anche il fatto che fu la prima città delle Marche a insorgere contro il governo pontificio l’8 settembre 1860, quando le truppe piemontesi stavano occupando la regione. Essa fu pertanto uno dei 27 comuni italiani ad essere insigniti della Medaglia d’Oro per il Risorgimento Nazionale. All’epoca contava 8.800 abitanti.

Un’importante realizzazione dopo l’Unità d’Italia fu la ferrovia Fabriano-Pergola-Urbino che doveva continuare in Romagna, ma che sarebbe stata distrutta nell’ultimo tratto dai tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale. Il tratto che rimane oggi termina proprio a Pergola.

Un grande sostegno all’economia cittadina venne, fino alla metà del Novecento, dalla scoperta delle miniere di zolfo di Percozzone e Cabernardi (1877-1886) e dalla realizzazione della raffineria dello stesso minerale a Bellisio Solfare.

Dopo il 1950 si è registrato un notevole calo demografico dovuto alla crisi dell’economia locale. Tuttavia in questi ultimi decenni la cittadina dei Bronzi ha saputo puntare sul turismo, sulla cultura e sull’enogastronomia. In quest’ultimo campo è nota per la produzione di vini di qualità (vernaccia rossa, vinsanto, visciolata e visner). Nelle prime tre domeniche di ottobre vi si tiene l’importante Fiera del tartufo bianco pregiato.

 

A cura di Pier Luigi Cavalieri

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