Muore Braccio Fortebraccio Da Montone

5 giugno 1424

Il vincitore della battaglia di Fabriano (1406).

Intorno alla battaglia di Fabriano c'è tutta una fioritura storica con sfumature di leggenda e vivacità di racconti.

Ciò in tutta la vasta area fabrianese, tra Marche ed Umbria.

È una delle battaglie vinte da Fortebraccio di Montone, famoso capitano di ventura, detto anche "Lu storpiatu" perché claudicante per ferite riportate in gioventù.

Ma era bello, alto, fronte ampia, occhi grigi e imperiosi.

Tornando alla battaglia di Fabriano, diciamo che Fortebraccio da Montone era al servizio dei Varano, duchi di Camerino, contro Malatesta di Rimini.

Questi, sconfitto a Castelraimondo, cercò di riparare a Fabriano; Fortebraccio circonda la città; i soldati intanto facevano razzia di ogni genere ed egli finse di ritirarsi allontanandosi realmente per alcuni chilometri. Malatesta uscì per dare una lezione al piccolo esercito che saccheggiava campagne e villaggi.

Ma Fortebraccio portò i suoi stalloni a galoppo serrato sul teatro di battaglia e, nonostante l'immane fatica a cui li aveva sottoposti (viaggio e combattimento) ebbe la meglio.

Il Malatesta tuttavia possedeva ancora un poderoso complesso di milizia e la inviava sulle montagne che sovrastano Fabriano per farla poi piombare sui soldati di Fortebraccio.

La situazione era grave; la cavalleria del Fortebraccio era allo stremo. I cavalli per la stanchezza rifiutavano l'abbeverata e la biada, piegavano i ginocchi sotto il peso dei cavalieri corazzati...

Il Fortebraccio non aveva più cavalleria... gli stalloni sembravano pecore stanche.

Ma ebbe un'idea magnifica: far sfilare davanti agli stalloni stanchi le giumente. Tra di sè diceva: "Quello che non muove lo sperone di ferro, muove lo sperone dell'amore".

Le giumente, sollecitate anche da pece ardente sul garrese, nitrivano dolcemente, quasi a richiamare gli stalloni dell'amore.

Questi infatti si alzarono sugli zoccoli, ramparono... e con occhi fiammeggianti galopparono dietro le femmine. I cavalieri erano sbalorditi; Fortebraccio da Montone rideva ed esclamava: "Lo pizzicore dell'amore è più amabile che lo pizzicore delle verghe". Così vinse gloriosamente la battaglia di Fabriano.

Braccio Fortebraccio ebbe varie vicende belliche e politiche. Il 2 giugno 1424, dopo 18 anni dalla vittoria fabrianese, fu sconfitto sotto le mura de L'Aquila, città a cui aveva posto l'assedio in dispregio dei patti stipulati con papa Martino V. Mortalmente ferito e senza poter avere ragione della città, capì che il suo duello contro Martino V era irrimediabilmente perduto. Chiuso in un mutismo impenetrabile, rifiutò cure e medicine e nella notte del 5 giugno morì.

Sepolto in terra sconsacrata perché scomunicato, vi rimase fino al 1432 quando, per iniziativa di Nicolò Fortebraccio, i suoi resti mortali furono tumulati nella Chiesa di San Francesco a Perugia. Erano passati 26 anni dalla vittoria di Fabriano.

Taluno si domanderà a questo punto come Manzoni "Ma Fortebraccio chi era?".

Braccio Fortebraccio, come si evince da quanto sopra, era un condottiero. Nato a Perugia nel 1368 militò sotto Alberico da Barbiano; in seguito combatte' contro Ladislao re di Napoli. Occupò Perugia, gran parte dell'Umbria ed infine anche Roma. Papa Martino V gli oppose Muzio Attendolo Sforza, famoso condottiero. Braccio promise al papa di rispettare i possessi dello Stato della Chiesa, ma non mantenne la promessa; assalì L'Aquila sotto le cui mura fu mortalmente ferito e morì, come detto, poco dopo. La Battaglia di Fabriano si inquadra nel periodo della campagna contro Malatesta. L'episodio, anche se poco conosciuto, accadde realmente. In seguito fu narrato con un alone di leggenda e di saga.

 

Gabriele Nepi

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