Montelupone e Galantara

Gabriele Galantara, nato a Montelupone nel 1865, è stato un disegnatore satirico e un illustratore tra i più straordinari del Novecento. Per una coincidenza sia la storia del suo paese d’origine che le vicende della nobile famiglia Galantara sono legate ad un’abbazia che sorge preso la riva destra del fiume Potenza, San Firmano. Il castello di Montelupone si costituì infatti nel XII secolo alle dipendenze di quel cenobio, mentre alla metà del Settecento i Galantara avevano acquisito in enfiteusi dal governo pontificio la proprietà dell’abbazia, ormai in rovina, con le terre che ad essa erano appartenute. I Galantara, provenienti da Fano, erano dunque membri della nobiltà cittadina di Montelupone, ma nel secondo Ottocento il loro patrimonio si era molto ridotto. I genitori di Gabriele, Giovanni Galantara, uomo di fede liberale e risorgimentale, e Giulia Terenzi, vivevano di rendite agrarie che però si stavano sempre più assottigliando. All’età di nove anni Gabriele fu mandato nel Convitto Provinciale di Macerata dove frequentò la Scuola elementare e poi l’Istituto Tecnico. Conseguito il diploma nel 1884, Gabriele, che nel frattempo aveva perso il padre e visto aggravare le condizioni della famiglia, fu mandato dalla madre a Bologna a studiare matematica nel locale ateneo.

Gli anni di Bologna

Nel vivace ambiente culturale bolognese dominato dalla figura del poeta Giosuè Carducci, Galantara incominciò a frequentare l’Accademia di Belle Arti dove apprese le varie tecniche del disegno. A Bologna il giovane Galantara, che forse già dagli anni di Macerata si era accostato al movimento repubblicano, venne in contatto con le nuove idee socialiste e con l’acceso anticlericalismo che accomunava tutti gli esponenti dei movimenti politici postrisorgimentali. Pure nella città felsinea Galantara conobbe lo studente di lettere Guido Podrecca, con il quale avrebbe stabilito un sodalizio destinato a interrompersi solo negli anni del fascismo. Come disegnatore satirico Galantara incomincia a collaborare con il periodico bolognese “La Rana”. Nel 1888, in occasione delle celebrazioni per l’ottavo centenario della fondazione dell’Università, Podrecca e Galantara danno vita ad un nuovo periodico denominato “Bononia ridet”. Il primo vi contribuisce con testi di satira politica, il secondo con briosi disegni. L’orientamento del foglio e dei due autori è ormai quello socialista. Dopo qualche anno la fama dei due sodali giunge fino a Roma dove l’editore del giornale umoristico “Il Torneo” offre ai due sodali una collaborazione.

L’avventura de “L’Asino”

Podrecca e Galantara si trasferiscono nella capitale nel 1892 cogliendo l’occasione di fare una satira politicamente ispirata con una pubblico di lettori ben più vasto di quello bolognese. Ancora una volta i due amici fondano insieme un periodico, cui danno come titolo “L’Asino” ispirandosi a un detto di D. Guerrazzi secondo cui il popolo è “utile, paziente e bastonato” come l’asino. Il foglio ha come modelli la testata francese “L’Asiette au Burre” e quella tedesca “Der Wahre Jacob”, cui pure lo stesso Galantara collabora occasionalmente. “L’Asino” avrà un notevole successo per la facilità espressiva delle vignette disegnate dall’artista di Montelupone, ma anche per il suo stile irriverente, spregiudicato e aggressivo, così che nel 1893 si trasforma in quotidiano. Gli obiettivi della feroce satira de “L’Asino” e di Galantara i particolare – che talora firma le sue vignette con lo pseudonimo di Ratalanga – sono i politici liberali, la classe dirigente spesso implicata in episodi di corruzione e scandali e la Chiesa, accusata di avidità e connivenza con il potere. Il primo decennio del XX secolo è quello in cui l’artista nativo di Montelupone riscuote il maggior successo, tanto che alcune sue tavole furono esposte in importanti mostre nelle principali capitali europee, come Roma, Parigi, Londra, e Bruxelles. Con la guerra di Libia e anche in seguito “L’Asino” si distinse per le sue posizioni rigorosamente antimilitariste. Lo stile aggressivo delle vignette di Galantara e gli strali acuminati contro uomini di potere e preti si mantennero per tutto il periodo in cui il foglio satirico rimase in vita, cioè fino al 1925, anche se negli ultimi anni esso cambiò vistosamente per la defezione di G. Podrecca, divenuto fascista, e per gli attacchi cui fu soggetto da parte del nuovo regime.

Gli ultimi anni

Galantara restò rigorosamente fedele alle idee socialiste e pagò la sua coerenza con l’arresto nel 1926 e la successiva condanna a quattro anni di confino, poi commutati con la libertà vigilata. Rilasciato nel 1927, rimase a lungo sotto sorveglianza della polizia. Essendogli stato proibito di svolgere attività giornalistica, per vivere dovette adattarsi a collaborare a nuove testate umoristiche, senza connotazioni politiche, che nel frattempo erano state fondate, come “Becco Giallo” e “Marc’Aurelio”, senza poter firmare le proprie vignette. Nei suoi ultimi anni si dedicò all’illustrazione di libri, al disegno e alla pittura. Sempre alla ricerca di nuove forme espressive, realizzò una serie di progetti per la pittura su ceramica e per marionette animate cinematografiche. Gabriele Galantara morì a Roma, solo e dimenticato, nel 1937. Solo negli ultimi decenni ne è stata compresa la grandezza come artista. Il suo paese di origine, Montelupone, ne ha riscoperto la memoria istituendo nel 2007 un Centro Studi a lui dedicato e un premio denominato “L’Asino di Ratalanga” che viene assegnato ogni due anni ed è ormai definito l’Oscar della Satira.


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  • citta: MONTELUPONE
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