Montalto delle Marche, la storia

 

Montalto delle Marche è oggi un piccolo comune di circa 2300 abitanti della provincia di Ascoli Piceno posto in posizione elevata tra le valli dell’Aso e del Tesino. Tuttavia questo modesto centro di crinale del Piceno ha avuto la sorte di essere il luogo di origine, se non proprio di nascita, di un papa, Sisto V. Questa particolare circostanza ne ha segnato profondamente la storia, facendone per tre secoli una delle tante piccole "capitali" delle Marche.

L’esiguo territorio di Montalto risulta essere stato popolato sin dal Neolitico, tanto che vi è stato scoperto un villaggio preistorico. Anche i Piceni e naturalmente i Romani hanno lasciato notevoli testimonianze, oggi raccolte nel locale Museo Archeologico, con i suoi oltre 3000 reperti. Tuttavia le origini dell’agglomerato che avrebbe dato vita al Comune si fanno risalire al IX secolo, quando cinque piccoli castelli - Monte Patrizio, La Rocca, Montaltello, San Giorgio e San Lorenzo – si fusero insieme. Nel corso del XIV secolo venne in conflitto con i centri vicini, finché non ricevette danni molto gravi, nel 1337, dall’assalto di sette di essi. Nel 1418 Montalto ottenne da papa Martino V la facoltà di eleggere il proprio podestà e gli altri pubblici ufficiali. In seguito fu associata al Presidato Farfense di S. Vittoria, all’interno del quale ricoprì una posizione di prestigio, tanto che vi si tenevano le Congregazioni provinciali, presiedute dal cardinale legato della Marca. Dopo aver subito, come tutti i comuni della Marca, l’occupazione di Francesco Sforza nella prima metà del Quattrocento, Montalto subì anche un terribile saccheggio nel 1518 dalle truppe di Francesco Maria della Rovere, duca di Urbino, in guerra con il papa Leone X Medici.

Città e sede di Presidato

Il vero anno di svolta per la storia di Montalto fu il 1586, allorché papa Sisto V, da poco assurto al soglio pontificio, le conferì il titolo di città dotandola di una sede vescovile staccata da quella di Fermo. La famiglia di origine del papa – al secolo Felice Peretti – proveniva dalla Dalmazia e si era rifugiata nella Marca sfuggendo alle devastazioni seguite all’invasione dei Turchi. La famiglia non era ricca e il piccolo Felice, nato a Grottammare nel 1521, all’età di nove anni entrò nel convento dei Frati Minori di Montalto, compiendovi il proprio noviziato e trasferendosi più tardi in altre città per proseguire gli studi e la carriera ecclesiastica. Tuttavia si sentì sempre fortemente legato alla sua Montalto, tanto che, oltre a dichiararla città, ne fece anche il capoluogo di un Presidato comprendente i comuni di Patrignone, Porchia, Montedinove, S. Vittoria, Castignano, Offida, Castignano, Cossignano, Ripatransone, Montefiore, Rotella, Montegallo, Montelparo e Force. Era il vecchio Presidato Farfense di S. Vittoria con nuovi confini e un nuovo capoluogo. Esso era amministrato da un preside governatore e dipendeva direttamente da Roma. Le necessità amministrative del nuovo capoluogo imposero la costruzione di un Palazzo Apostolico (oggi Municipio), la creazione di una Zecca (1587) e l’istituzione di un tribunale, nonché di collegi di avvocati e notai.

Per dare un’ulteriore dimostrazione del suo affetto alla città di origine, Sisto V le donò un pregevole reliquiario di arte fiamminga e diverse suppellettili e paramenti sacri. Intanto si iniziò la costruzione della Basilica Cattedrale dedicata a S. Maria Assunta, su disegno di Domenico Fontana, di dimensioni maestose. La brevità del pontificato di Sisto V, che si concluse nel 1590, non consentì a Montalto di trarre tutti i benefici sperati, tuttavia la costruzione della Cattedrale continuò fino al compimento nel 1853 ad opera dell’architetto Luigi Poletti (autore anche della ricostruzione di S. Paolo fuori le Mura a Roma). Di fronte alla Cattedrale fu anche edificato il seminario vescovile.

Dall’Ottocento a oggi

Fino all’invasione francese Montalto mantenne il suo ruolo di capoluogo del Presidato. Dopo il periodo napoleonico, divenne capoluogo di un Distretto che comprendeva i governi di Amandola, Offida, Ripatransone, e dal 1832, quello di S. Benedetto del Tronto. Con l’Unità d’Italia Montalto perse la funzione di capoluogo, ottenendo come modesto compenso l’annessione dei due piccoli comuni di Porchia e Patrignone, che diventarono sue frazioni. A Patrignone è legato il nome di un illustre personaggio, Antonio Bonfini (1427-1505), umanista formatosi ad Ascoli e accolto alla corte di Mattia Corvino, re d’Ungheria, paese di cui egli scrisse la prima storia.

Se dopo il 1860 Montalto era ormai diventato uno dei tanti piccoli centri agricoli dell’Ascolano, l’aver dato i natali a un illustre architetto come Giuseppe Sacconi (1854-1905) contribuì a ridarle lustro. Sacconi, dopo aver compiuto studi tecnici a Fermo, si trasferì a Roma dove aveva uno zio ecclesiastico, il cardinale Carlo Sacconi, ex nunzio apostolico in Francia. Curò molti restauri nella capitale e nelle Marche (dal 1891 fu direttore dell’ufficio regionale per i monumenti), ma è ricordato soprattutto per aver progettato il monumento a Vittorio Emanuele II, noto anche con il nome di Vittoriano, a Roma. L’imponente palazzo della sua famiglia è ancora visibile nel paese. Oggi Montalto attrae turisti per il suo illustre passato. Tra i musei si segnalano, oltre al citato Museo Archeologico, la Pinacoteca civica (medaglie e vesti di Sisto V), lo studio dell'architetto Sacconi, il Museo Diocesano, che conserva il prezioso reliquiario donato da Sisto V, e il Museo "Dell'acqua, della terra, della tela".?

 

a cura di Pier Luigi Cavalieri

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