Lavinia Feltria Della Rovere

Tenace difensore della signoria di Urbino

Pesaro 1558 – 1632 

Quando nel 1631, alla morte di Francesco Maria II, l’eredità del ducato di Urbino passò dai della Rovere ai Medici, la più fiera oppositrice, Lavinia Feltria della Rovere, sorella dell’ultimo duca, si mise l’animo in pace ed attese la morte, che l’avrebbe raggiunta di lì a poco, nel suo ritiro nel castello di Montebello. Quella di Lavinia fu una vita lunga ma non facile, costellata di difficoltà e di scontri che ne delinearono il carattere forte e deciso, e che la fecero diventare una protagonista della vita marchigiana dell’ultimo rinascimento.

Nacque a Pesaro nel gennaio del 1558 dal duca di Urbino Guidobaldo II della Rovere e da Vittoria Farnese, fu messa in convento dai genitori ma ne uscì ben presto, forse per il suo carattere, che non amava la sottomissione.

Crebbe così nell’ambiente culturale di Urbino, a contatto con alcune delle personalità più eminenti della cultura del tempo. In particolare ebbe rapporti con Torquato Tasso, che a lungo soggiornò alla corte roveresca, e che in suo onore compose alcune rime.

Nel 1583 fu data in sposa al marchese del Vasto, in Abruzzo, e si trasferì nel castello di Casalmaggiore, una delle tenute del marito. Il suo matrimonio, dal quale ebbe quattro figli, tre femmine ed un maschio morto in tenera età, durò appena dieci anni.

L’attesero tempi difficili, sia per una situazione economica delicata lasciata dal marito, sia per gli appetiti della famiglia del marchese, che non intendeva cedere possedimenti e proprietà alla “straniera”.

Lottò con forza contro questa situazione, ma alla fine si arrese, lasciando l’Abruzzo per tornare nella sua Urbino dove, insieme alle figlie, prese alloggio nel monastero delle clarisse. La situazione migliorò quando una foglia andò in sposa al conte di Novilara ed un’altra prese i voti ritirandosi in un monastero a Pesaro.

L’attese un’ultima, grande prova: l’opposizione del passaggio del patrimonio e dei titoli dei della Rovere alla casata dei Medici. Non condivise l’operato del fratello Francesco Maria II, e cercò con la fermezza che contraddistinse tutta la sua vita, di frenare l’operazione anche per garantire la sua discendenza, anche mediando per venire a patti coi Medici.

Caduta ogni speranza, visse gli ultimi anni, sopravvivendo di un anno al fratello, nel ritiro del castello di Montebello nel quale aveva preso residenza da tempo. Morì il 7 giugno 1632. Carattere forte, dimostrato in tante avversità, soprattutto quando rimase da sola con tre figlie in tenera età a tener testa agli appetiti della numerosa famiglia del marito, appassionata per l’arte e la poesia, in ciò ereditando la tradizione della corte urbinate, Lavinia Feltria della Rovere, marchesa del Vasto, fu a pieno personaggio del rinascimento.

 

Giovanni Martinelli

 

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