La lonzetta di fico

E' di Maiolati Spontini il primo produttore, e ancora l'unico che la realizza così come vuole l'antica tradizione, della famosa lonzetta di fico della Vallesina. Solo lui, Vittorio Piccioni, produce e confeziona lo squisito dolce a base di fico come gli è stato tramandato dal padre il quale a sua volta aveva appreso questa "arte" dai propri genitori. La famiglia Piccioni si è specializzata nella realizzazione della lonzetta sin dai primi del Novecento, poi Vittorio ha deciso di mette su un vero e proprio laboratorio. Niente di sofisticato, però: l'unico macchinario è quello che dà la forma al lonzino. Tutto le altre operazioni, fino al confezionamento, sono artigianali. E così che il laboratorio produce, dal 1990, il dolce a base di fichi che negli ultimi anni ha ottenuto un vero e proprio boom di popolarità.

La lonzetta viene esportata in tutto il mondo e ha fra i suoi ammiratori la regina Elisabetta d'Inghilterra, che qualche mese fa ne ha richieste ben 500, e l'ex sindaco di New York Rudolf Giuliani, che pare ne vada matto. "Riceviamo quasi ogni giorno lettere di 'ammiratori' che ci scrivono raccontandoci quanto sia loro piaciuta la lonzetta e come vorrebbero gustarla tutto l'anno". Ma ci sono regole ferree che i Piccioni promettono di non disattendere mai per realizzare la vera e autentica lonzetta di fico della Vallesina. Anzi, di via Vallati a Moie, dove risiede la famiglia di agricoltori.

La lonzetta di fico è un dolce povero, castigato nella veste, misurato negli ingredienti. Un dolce tutta frutta, senza coloranti, conservanti o zucchero: sapori autunnali concentrati nell'essenzialità del manufatto, prodotto rigorosamente in modo artigianale. Ha sapori dolci, suadenti, di spezie aromatiche. Le fette non possono essere sottilissime perché il gusto del salame di fico si coglie meglio nella masticazione per bocconi di qualche consistenza: quelle di circa cinque millimetri di spessore risultano le migliori.

La procedura di confezionamento prevede che i fichi, sani e maturi, siano disposti su di una tavola e lasciati asciugare al sole. Una volta raggiunta la disidratazione ottimale vengono macinati a mano. La massa ottenuta viene impastata in una terrina e amalgamata con rum, mistrà, semi d'anice, mandorle tritate e noci a quarti. L'impasto viene modellato a forma di lonzetta e avvolto con foglie di fico legate morbidamente con del filo di lana leggero e colorato. Può essere conservata fino a Pasqua e oltre. La lonzetta si può gustare a fine pasto, con del buon pecorino stagionato, meglio se pecorino di fossa, oppure con il parmigiano o anche con il miele.

La lonzetta nasce nelle campagne marchigiane per non lasciar perdere i fichi sovrabbondanti che maturavano tutti nello stesso periodo. Tagliata a fette serviva da companatico per la merenda degli scolari. Nella cultura povera del passato i fichi facevano parte, insieme con le arance, i lupini, le noci, della simbologia della festa popolare. Si portavano ai padroni dei poderi e si mangiavano nelle feste.

Oggi la lonzetta di fico si trova sempre più raramente. Fra i pochi che la confezionano in casa, il nostro Vittorio è riuscito a far conoscere questa delizia salvando dall'oblio un prodotto dell'antica tradizione contadina della Vallesina.

Per maggiori informazioni si può contattare direttamente la famiglia Piccioni, in via Vallati 20 a Moie (tel. 0731.703850) .

Da www.maiolati.spontini.it/

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