Jesi e Pergolesi / Maiolati e Spontini

Jesi e Pergolesi

Forse nessun musicista come Giovanni Battista Pergolesi riuscì a produrre un’opera di così alto valore in così pochi anni: meno di sei, dal 1730 al 1736 (mentre sono stati solo ventisei gli anni della sua vita), e soprattutto nessun altro musicista di origini così periferiche raggiunse tanta notorietà in vita, entrando post mortem in una sorta di leggenda romantica.

Giovan Battista Pergolesi nacque a Jesi il 4 gennaio 1710, terzogenito di una famiglia originaria di Pergola. Il padre Francesco Andrea Pergolesi era geometra del Comune nonché sergente della pubblica milizia e amministratore dei beni di una confraternita. Non era però un uomo agiato, così che alla sua morte lasciò diversi debiti. Soprattutto, la famiglia Pergolesi era minata dalla tubercolosi, malattia che concesse pochi anni di vita a parecchi suoi membri, compreso il musicista, morto, come si è detto, a soli ventisei anni nel 1736.

Nella sua città natale Pergolesi poté accostarsi presto alla pratica della musica perché effettivamente Jesi era nel primo Settecento un centro musicale di tutto rispetto. Sia nella cattedrale che in altre chiese si eseguivano musiche sacre, oratori e cantate e anche la musica profana vi aveva spazio in quanto delle opere venivano eseguite regolarmente nella sala maggiore del Palazzo Municipale. Pergolesi imparò pertanto a suonare il violino e a comporre sotto la guida di maestri locali. In seguito, la munificenza di alcuni nobili jesini (G.B. Franciolini, P. Ghislieri, forse C.M. Pianetti) che ne avevano scoperto e apprezzato le doti musicali, gli consentì di trasferirsi a Napoli, a perfezionarsi in uno dei quattro conservatori della città, allora uno dei massimi centri musicali d’Italia e d’Europa. Pergolesi trascorse la sua breve vita, ricca di successi, tra Napoli e Roma.

Dopo la sua morte a Parigi gli Enciclopedisti fecero delle sue opere, e in particolare della Serva padrona, un vessillo contro l'arte ufficiale dell'Ancien Regime, esaltandone le caratteristiche di spontaneità e di naturalezza. La musica di Pergolesi gode ancora di grande popolarità ed è spesso eseguita nei teatri e nelle sale da concerto di tutto il mondo. La città di Jesi gli ha intitolato il suo magnifico Teatro. Nei locali del Ridotto è ospitata una mostra permanente sulla vita e sulle opere di Pergolesi, ricca di documenti sulla formazione jesina del musicista. 

Maiolati e Spontini

Maiolati Spontini è oggi un centro collinare di oltre 6000 abitanti che sorge in posizione dominante (m. 412 s.l.m.) sulla riva destra del fiume Esino. La sua denominazione originaria era semplicemente Maiolati ma negli anni Trenta del XX secolo si volle aggiungere ad essa il cognome del suo figlio più illustre, il grande musicista Gaspare Spontini. Quando vi nacque Spontini, nel 1774, Maiolati era un castello – menzionato per la prima volta nel 1183 – legato alla “dominante” città di Jesi. Avrebbe ottenuto l’autonomia comunale solo nel 1808 sotto il Regno Italico di Napoleone. La sorte volle che anche lo stesso Spontini ricevesse parecchi benefici dal grande Còrso, che tra l’altro conobbe personalmente.
Gaspare Spontini nacque da Giambattista e da Teresa Guadagnino, provenienti da Albacina, in territorio di Fabriano. Il padre lo destinò alla carriera ecclesiastica e perciò il giovane Gaspare fu ammesso a compiere i suoi studi nel seminario di Jesi. Ma ben presto fu la musica ad appassionarlo e a indurlo a chiedere al padre di potersi trasferire a Napoli, dove effettivamente si recò nel 1793 iscrivendosi ad uno dei conservatori della città. Presto, da spirito libero qual era, lasciò la città del Vesuvio per girare l’Italia componendo le sue prime opere; dopo essere tornato a Napoli e aver conquistato la stima dei suoi famosi compositori, partì di nuovo per raggiungere Parigi. Nella capitale dell’Impero napoleonico in pochissimi anni egli riuscì a farsi apprezzare dal Bonaparte e dalla moglie Giuseppina, nel cui salotto fu accolto calorosamente. Nel 1811 sposò Celeste Erard, figlia di un celebre costruttore di arpe e pianoforti.
Tramontato l’astro di Napoleone, Spontini trovò nuovo sostegno dal re di Prussia Federico Guglielmo III e dal 1820 al 1840 visse e lavorò a Berlino come maestro di cappella ottenendo un grande successo e continuando anche dopo la morte del sovrano suo protettore (1840) a comporre e mettere in scena opere in Germania. Non avendo mai dimenticato la sua località di nascita, Spontini decise di andarvi a trascorrere l’ultimo periodo della sua vita. Morì nel 1851 a Maiolati e trovò sepoltura nella chiesa di S. Giovanni, dove il suo monumento funebre è ornato da un bel medaglione di Antonio Canova. Al paese natale Spontini lasciò tutti i suoi beni, che furono impiegati per il mantenimento delle Opere Pie Spontinane: un ospizio per anziani, una scuola e borse di studio per aspiranti seminaristi. Anche il Parco del Colle Celeste, bellissima passeggiata nel verde realizzata nel 1850, si deve alla sua generosità (Celeste era il nome dell’amata consorte). Il parco consiste in un lungo viale alberato che si inoltra in un boschetto delimitato da una balconata, dalla quale si gode la vista della Vallesina fino al mare.
Nella casa natale del musicista, situata poco fuori il Castello, ha sede oggi il Museo Gaspare Spontini, ricco di cimeli (spartiti, volumi, stampe, strumenti musicali). Al piano nobile sono perfettamente conservati gli ambienti in cui visse il maestro nei suoi ultimi mesi con il mobilio, i ritratti e i dipinti che raffigurano scene dalle sue opere. Anche il Teatro Comunale di Maiolati è intitolato al grande musicista.

La Fondazione Pergolesi Spontini, costituitasi a Jesi nel 2000, organizza annualmente il Festival omonimo dedicato alla valorizzazione delle opere dei due compositori, promuovendone l’esecuzione con strumenti coevi. Il Festival Pergolesi Spontini è una rassegna ‘itinerante’ di eventi musicali e ogni anno propone un tema, che fa dialogare le opere di Pergolesi e Spontini con idee, autori e personaggi.

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