L’ultimo grande tenore eroico

Ancona 1921 – Milano 2003

 A poche settimane dalla morte Ancona discute se dedicargli la piazza o addirittura il Teatro della Muse. Non sappiamo quanto la sua città natale lo abbia amato, sicuramente la grandezza artistica di Franco Corelli avrebbe meritato più considerazione e, in morte, maggiore risalto dei media.

Con lui, tenore dalla voce di grande estensione e di rara bellezza, più volte paragonato a Enrico Caruso, scompare l’ultimo tenore eroico, un personaggio schivo e singolare, apprensivo e riservato, comunque grande nella sua professionalità, nello studio meticoloso del personaggio, nella bellezza delle sue apparizioni sui maggiori palcoscenici del mondo a fianco dei nomi che hanno fatto la storia della lirica nel secolo scorso.

Franco Corelli nacque ad Ancona l’8 aprile 1921. Amava la musica ma non ne seguì lo studio, fu autodidatta, poi smise gli studi di ragioneria per seguire la sua passione, debuttando quindi abbastanza avanti negli anni. Vincitore di un concorso per voci liriche al Maggio Fiorentino, debuttò il 26 agosto 1951 a Spoleto nei panni di don Josè nella “Carmen”.

Pur cantando a fianco dei miti del tempo (Maria Caniglia e Tito Gobbi nell’”Adriana Lecouvreur”, Pia Tassinari in “Carmen” a Roma, Giulietta Simionato ancora in “Carmen” a Trieste, Boris Christoff nel “Boris Godunov” a Roma) soltanto nell’aprile 1953 venne consacrato dalla critica dopo essere apparso al fianco di Maria Callas in “Norma”, fino al debutto alla Scala, sempre con la Callas, ne “la Vestale” di Spontini il 7 dicembre 1954.

Fu il trionfo che lo consacrò nel ristretto novero dei grandi della lirica: l’apertura della stagione del teatro milanese, regista Luchino Visconti, direttore Antonino Votto, sul palco oltre lui e la Callas, Ebe Stignani, Enzo Sordello, Nicola Rossi Lemeni, fu accolta da un successo “al limite dell’isterismo” come scrissero i giornali del tempo.

La carriera di Franco Corelli ebbe l’accelerazione deinifitva. Cantò in quasi tutti i titoli dell’opera lirica, calcò i palcoscenici più grandi, acclamato, osannato, inseguito. Fondamentale fu la sua collaborazione con il Metropolitan di New York, che per sedici stagioni consecutive, dal 1961 al 1976, lo vide impareggiabile “Manrico” ne “il Trovatore” di Verdi.

Corelli fu a fianco della Callas al Teatro dell’Opera di Roma in “Norma”, presente il presidente della Repubblica Gronchi, quando nel secondo atto la grande diva abbandonò la scena dandosi malata (fu sostituita da una giovanissima e quasi debuttante soprano marchigiana, Anita Cerquetti).

Dopo una carriera lunga e impareggiabile, decine di opere interpretate, centinaia di palcoscenici calcati con un ritmo incredibile, dette l’addio alla scena in un concerto in suo onore a Holmdel, negli Stati Uniti, nel luglio 1980, anche se l’ultima apparizione vera, coincidente con i 30 anni dal debutto, fu nel novembre 1981 a Stoccolma in un concerto in onore del soprano Birgit Nillson. L’anno dopo, attingendo nella sua enorme produzione musicale di registrazioni e incisioni, fu realizzato un film sulla sua carriera.

Dotato di una voce di rara estensione, assistito da una prestanza fisica che lo rendeva padrone del palcoscenico e del ruolo interpretato, forte nei comportamenti (restò celebre il suo scontro dietro le quinte con Christoff) ebbe un carattere abbastanza schivo nel privato, lontano dai protagonismi che il suo successo, invece, avrebbe potuto garantirgli.

Assistito dalla moglie Loretta Di Lelio, cantante lirico conosciuta sulla scena del “Don Carlo” a Napoli nel 1957, Franco Corelli ha lasciato la scena della vita nell’ospedale Maggiore di Milano lo scorso 29 ottobre. Il suo personaggio è ora nella leggenda, la sua voce nella storia della lirica.

Giovanni Martinelli

 

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