Fermo viene distrutta dal Cancelliere dell'impero

21 settembre 1176

Nel 1173 da aprile ad ottobre, l'arcivescovo scomunicato Cristiano di Magonza assedia Ancona aiutato in ciò dai veneziani, gelosi dell'importanza della città loro antagonista nel dominio dell'Adriatico. Gli anconetani valorosamente resistono (ricordiamo gli eroismo di Stamira e di Giovanni da Chio) e Cristiano è costretto a togliere l'assedio.

Dopo due anni lo troviamo in Piemonte ad Alessandria con il Barbarossa, all'assedio di tale città. E' il sabato santo: 12 aprile 1175.

Giosuè Carducci nella lirica "Sui campi di Marengo" così ce lo descrive: ..."E dice il magontino arcivescovo, Accanto // de la mazza ferrata io porto l'olio santo:// ce n'è per tutti. Oh almeno foste dell'Alpe ai varchi// miei poveri muletti d'italo argento carchi".

La rappresentazione che ne fa il Carducci ci mostra il prelato guerriero: olio santo, mazza ferrata, saccheggi e bottini, specie di ori ed argenti.

Ma anche qui Barbarossa e soci debbono togliere l'assedio e la Lega respira. Si ha poi Legnano nell'aprile 1176 ed a settembre, esattamente il 21, c'è l'assalto e la distruzione di Fermo.

"Nel 1176 nella festa di San Matteo nel mese di settembre (cioè il 21), la città di Fermo fu invasa, occupata e distrutta dall'arcivescovo di Magonza Cristiano, cancelliere dell'Impero". Così la Cronaca fermana di Anton di Nicolò di cui traduciamo dal latino.

"Le truppe teutoniche imperiali si erano accampate vicino alla Chiesetta di S. Maria di Giacomo al di là del Tenna. Cristiano, da qui, spedì a Fermo i suoi "nunzi e legati" per riscuotere tributi". Fermo allora parteggiava per il papa, il famoso Alessandro III, in lotta col Barbarossa. Al rifiuto dei Fermani, Cristiano fece dare fiato alle trombe e marciò contro Fermo, che resistette ma alla fine dovette cedere. Il chronicon ci dice che anche tra le truppe imperiali ci furono morti e feriti ("non sine sanguinis effusione"). Cristiano incendiò la città, la saccheggiò, bruciò preziosi documenti storici e portò via ori e argenti caricandoli sui muli (...muletti d'italo argento carchi...).

Compiuta la strage, Cristiano si allontanò dalle rovine della città incendiata. Pochi mesi dopo, il 3 gennaio 1177 lo troviamo in Assisi; nel febbraio successivo è a Sirolo.

Da queste due località emana due editti, forse pentito del suo misfatto reintegra Fermo nei suoi possessi.

Interviene anche il papa, Alessandro III, che scrive ai vescovi ed arcivescovi pregandoli di restituire a Fermo calici, candelabri, preziosi, lampade asportati dalle truppe di Cristiano ed eventualmente di loro conoscenza.

Lo stesso Barbarossa nel 1178 conferma gli editti di Assisi e di Sirolo del suo cancelliere e conferma i diritti ed i possessi di Fermo.

Ma, ahimé, Cristiano (che era stato e ripetutamente a Roma, Venezia, Ravenna, Viterbo, Spoleto e nel 1178 a Camerino), aveva commesso un misfatto orrendo con incendi di atti e documenti e uccisioni.

Cristiano morirà il 28 agosto 1183 di febbre violenta nella campagna romana.

La Chiesa gli tolse la scomunica, ma la storia non perdona questo "tedesco lurco" per i delitti commessi contro la Marca, contro Fermo e la sua storia.

 

Gabriele Nepi

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