Fano e i fanesi illustri

Fano, terza città delle Marche per popolazione (61.000 abitanti), è una delle prime per tradizioni culturali. Lo testimoniano i molti suoi cittadini che si sono distinti in campo artistico, musicale e letterario, senza trascurare i colti ecclesiastici, uno dei quali salì al soglio di Pietro. Anche il suo famoso Carnevale, il più antico d’Italia, è legato a queste tradizioni.

Posta allo sbocco sul mare della Via Flaminia, l’antica Fanum Fortunae sembra aver goduto sempre di un rapporto privilegiato con l’Urbe, tanto che in epoca romana vi furono eretti un arco dedicato ad Augusto e la celebre basilica opera di Vitruvio, architetto che qualcuno vuole fosse nativo di Fano (perché mai vi avrebbe edificato l’unica sua opera citata nel trattato De re aedificatoria?). Il primo è ancora uno dei simboli di Fano, mentre della seconda – non luogo di culto, ma di amministrazione pubblica – non si conosce l’ubicazione. Lo stretto rapporto con Roma si sarebbe ricostituito dopo la signoria dei Malatesta, quando la città, dalla seconda metà del Quattrocento circondata dal ducato di Urbino, volle restare direttamente soggetta alla Santa Sede con un proprio governatorato.

Un pontefice fanese

Ippolito Aldobrandini nacque a Fano nel 1536, figlio di un avvocato fiorentino di nome Silvestro che svolgeva la funzione di governatore della città. Compiuti severi studi di diritto, abbracciò il sacerdozio e, contando anche su un fratello cardinale, percorse i gradi della carriera ecclesiastica fino ad essere eletto papa, con il nome di Clemente VIII, nel 1592. Come statista perseguì una politica volta a liberare la Chiesa dalla pesante tutela spagnola riconciliandola con la Francia. Fu assai deciso nella lotta alle eresie, assecondando la condanna al rogo di Giordano Bruno. Morì nel 1605.

La duchessa Laura Martinozzi

Pure nativa di Fano era Laura Martinozzi (1639-1687), la cui madre era sorella del cardinale Mazzarino. Una così altolocata parentela le procurò un matrimonio politico con il principe ereditario di Modena Alfonso d’Este, la cui morte prematura la portò a diventare reggente del ducato all’età di 23 anni. Donna di carattere forte e volitivo, la duchessa Laura fu in grado di esercitare la sua autorità con grande dignità. Non riuscì invece a impedire, nel 1673, il matrimonio della figlia quindicenne Maria Beatrice con il maturo Giacomo Stuart, pretendente al trono d’Inghilterra sostenuto da Luigi XVI e da papa Clemente X. Lo Stuart divenne effettivamente re d’Inghilterra nel 1685, ma rimase sul trono, con la consorte Maria Beatrice, solo tre anni. Restò forse alla duchessa il compiacimento agrodolce di essere stata madre di una regina. Sulla facciata del bel palazzo di famiglia una lapide recita: “Questo palazzo fu costruito nel 1564 dalla famiglia comitale fanese dei Martinozzi che alla corona modenese diede Laura madre di Maria Beatrice regina Stuarda d’Inghilterra”.

Un Bonaparte a Fano

Le Marche sono state una terra molto amata dai parenti e discendenti di Napoleone Bonaparte: un nipote dell’imperatore, Luigi Luciano Bonaparte (1813-1891), figlio del fratello Luciano, predilesse Fano, tanto da trascorrevi lunghi periodi, fino alla morte. Formatosi nel collegio dei Gesuiti di Urbino, si dedicò in un primo tempo a studi di mineralogia e chimica per poi
rivolgere i propri interessi allo studio delle lingue moderne. Sotto Napoleone III (suo cugino) ricoprì la carica di senatore in Francia, ma con scarsa partecipazione alla vita politica, essendo i suoi interessi sempre orientati verso la linguistica. Dal cugino imperatore ebbe il titolo di principe di Canino.

Una città letteraria

La tradizione colta della città di Fano si è espressa tra fine Ottocento e XX secolo in un drappello di notevoli scrittori, poeti, critici letterari accomunati dall’insegnamento o dal giornalismo.
Giulio Grimaldi (1873-1910), titolare della cattedra di letteratura italiana all’Università di Pisa,
fu essenzialmente un filologo, ma rivolse i suoi interessi anche alla storia e alla cultura regionale dirigendo la rivista “Le Marche illustrate” da lui fondata, scrivendo novelle e poesie in italiano e in dialetto fanese e soprattutto pubblicando un romanzo di impronta verista intitolato Maria risorta, ambientato tra i pescatori della sua città.
Fabio Tombari (1899-1989) fu lo scrittore fanese a godere della fama più durevole. Di professione maestro elementare, pubblicò nel 1927 Le cronache di Frusaglia, che riscritte più volte e ristampate fino ad oggi da varie case editrici, avrebbero dato all’autore grande popolarità. Sotto la Frusaglia del titolo si nasconde una Fano poeticamente rivissuta. Nella lunga carriera letteraria di Tombari, che comprende, nell’arco di un cinquantennio, molte raccolte di racconti e prose varie, spiccano Il libro degli animali, I mesi e I ghiottoni.
Più recente è l’attività giornalistica e letteraria di Valerio Volpini (1923- 2000), fortemente ispirata ai valori del cattolicesimo democratico. Nato a Rosciano di Fano, prese parte attiva alla Resistenza e dopo la fine della guerra svolse la professione di insegnante in vari istituti scolastici della sua città collaborando nello stesso tempo con diversi giornali. Gli articoli da lui pubblicati sul quotidiano “Il Tempo” lo segnalarono al papa Paolo VI, che nel 1978 lo nominò direttore dell’“Osservatore Romano”, il giornale ufficiale della Santa Sede, ufficio che mantenne fino al 1984.
Allo stesso ambito politico e culturale appartiene l’altro scrittore fanese del secondo Novecento, Giuseppe Bonura (1933-2008), vissuto per lo più a Milano, giornalista culturale e critico letterario del quotidiano della Conferenza Episcopale “Avvenire”. Bonura è stato autore di apprezzati romanzi e racconti pubblicati da Rizzoli, Mondadori e altre case editrici.
Più legata alla sua città è la narrativa di Luciano Anselmi (1934-1996), nato e vissuto a Fano tranne per un periodo trascorso a Roma negli anni Cinquanta, in cui collaborò con il giornale del Partito socialdemocratico “La Giustizia”. Anselmi coltivò il genere poliziesco pubblicando otto brevi romanzi gialli poi compresi nella raccolta Il liocorno blu e altre inchieste del commissario Boffa; uno di questi, Il palazzaccio, è stato ripubblicato da Sellerio nel 2004. Tra gli altri suoi romanzi si ricordano Gramignano e Piazza degli Armeni. Di notevole interesse anche la raccolta di racconti Gli anemoni dello scrittore e le pagine diaristiche di Molte serate di pioggia.
La ricca tradizione letteraria fanese continua oggi con Gabriele Ghiandoni, nato nel 1934, già docente di Matematica all’Università di Urbino, autore di poesie in italiano e in vernacolo e di prose spesso riferite alla città della Fortuna.

a cura di Pier Luigi Cavalieri

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  • citta: FANO
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